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NORMATIVA

Tempi di pagamento della PA, Bruxelles: ‘i 45 giorni del Codice Appalti sono troppi’

di Paola Mammarella
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Le norme comunitarie impongono un limite di 30 giorni. Italia a rischio di una nuova procedura di infrazione

Vedi Aggiornamento del 14/03/2019
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18/07/2017 – Il Codice Appalti (D.lgs 50/2016) finisce nel mirino dell’Unione Europea. Ad essere contestato è l’articolo 113-bis, introdotto con il Correttivo (D.lgs. 56/2017), in base al quale le Pubbliche Amministrazioni devono emettere i certificati di pagamento entro un termine massimo di 45 giorni dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori.
 

Tempi di pagamento, l’Italia e le norme europee

La Direttiva 2011/7/Ue, recepita nell’ordinamento italiano con il D.lgs. 192/2012, dà alle Amministrazioni 30 giorni di tempo per il saldo delle fatture. Termine che, in casi eccezionali, può essere portato a 60 giorni.
 
Secondo il commissario europeo al mercato interno, industria, imprenditoria e Pmi, Elzbieta Bienkowska, la disposizione “sembra estendere sistematicamente a 45 giorni il termine per il pagamento delle fatture nei lavori pubblici e appare quindi contraria alla direttiva sui ritardi dei pagamenti”.
 
L’Italia ha ora a disposizione due mesi per rispondere e spiegare la propria posizione.
 

Ritardi pagamenti, procedure di infrazione su più fronti

Nella lettera inviata all’Italia, la Commissione riconosce gli sforzi compiuti dalle autorità italiane per ridurre i ritardi nei pagamenti e smaltire le fatture arretrate, “tuttavia devono essere ancora compiuti significativi sforzi per assicurare che i ritardi medi nei pagamenti siano in linea con i tempi fissati dalla direttiva”.
 
L'Italia nel 2014 è stata già colpita da una procedura di infrazione. In più, l’Unione Europea a febbraio ha contestato all’Italia di avere ancora tempi di pagamento medi ben superiori alla media prevista dalle norme comunitarie.
 
Con la nuova lettera si apre un altro fronte, cioè la compatibilità della disposizione del Codice Appalti con le norme Ue.
 
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