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Equo compenso, parte l’esame del disegno di legge

di Alessandra Marra

Comitato Unitario Professioni: ‘auspichiamo si torni ad una giusta remunerazione’. COLAP: ‘norma anacronistica e non risolutiva’

Vedi Aggiornamento del 13/10/2017
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06/07/2017 - È iniziato lo scorso 4 luglio l’iter parlamentare, in Commissione Lavoro del Senato, del disegno di legge 2858 sull’equo compenso delle professioni regolamentate, presentato dal senatore e Presidente della Commissione Lavoro, Maurizio Sacconi.

Durante l'iter di esame, Sacconi si è impegnato a cercare soluzioni per garantire a tutti i lavoratori autonomi livelli minimi inderogabili della remunerazione. Il provvedimento, infatti, consentirebbe di rendere nulle le clausole contrattuali che prevedono un compenso al di sotto dei parametri stabiliti dal Decreto parametri bis (DM 17 giugno 2016).
 

Ddl equo compenso: soddisfazione del CUP

Il disegno di legge ha ottenuto subito l’appoggio del Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali (CUP); la Presidente Marina Calderone ha, infatti, dichiarato: “auspichiamo che con questo testo si possa ritornare al tempo in cui la giusta remunerazione della prestazione professionale era considerata condizione per garantire la qualità, quantità ma soprattutto la dignità del lavoro dei professionisti annullando quei provvedimenti che, in nome del mercato e della logica della concorrenza, avevano eliminato ogni riferimento tariffario”.
 
“Noi seguiremo attentamente tutti i lavori parlamentari e auspichiamo che sul tema si giunga ad un consenso trasversale tra le varie forze politiche in parlamento, al fine di arrivare all’approvazione del provvedimento entro la conclusione della legislatura”, ha concluso la Calderone.
 

Parametri minimi: giudizio negativo da CoLAP

Il provvedimento, però, non piace al Coordinamento Libere associazioni professionali (CoLAP) che considera il ddl ‘anacronistico e non risolutivo’. Secondo la Presidente del CoLAP, Emiliana Alessandrucci, “se i problemi da risolvere sono i ritardi dei pagamenti o l’insolvenza dei clienti, l’equo compenso (o meglio le tariffe minime travestite da equo compenso) non risolvono nulla, non incidendo affatto sulla problematica e finirebbero per  agevolerebbe i professionisti più anziani a discapito dei giovani”.
 
La Presidente del CoLAP ha continuato: “sarebbe impossibile trovare l’organo che le fissa e quello che le controlla, rischiamo di regolamentare quello che è libero contro tutti gli indirizzi europei. Siamo favorevoli, invece, a trovare una soluzione a parametri minimi fissi limitatamente ai rapporti con la PA eliminando laddove è possibile il minimo ribasso”.
 
“Le nostre sfide sono: promuovere una maggiore competitività e libertà nelle professioni, favorire politiche attive focalizzate sullo sviluppo delle competenze, di progetti professionali, di innovazione, ma anche lottare e ostacolare chi alza paletti, incentiva oligarchie e tenta di ricondurre il mondo professionale a uno spazio protetto, contrapponendo professionisti che invece lavorando insieme potrebbero contribuire alla ripresa del settore professionale e del Paese. E quando parlo di settore professionale non parlo solo di lavoratori autonomi, ma di professionisti nelle forme più diverse di esplicazione della propria attività” ha concluso l’Alessandrucci.
 

Equo compenso: cosa prevede il ddl

Ricordiamo che il disegno di legge stabilisce che per compenso equo si intenda “un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, tenendo conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione professionale”. 
 
Il provvedimento dichiara “nulla ogni clausola o patto che determina un eccessivo squilibrio contrattuale tra le parti in favore del committente o stabilisca un compenso inferiore ai parametri stabiliti dal DM 17 giugno 2016.

Infine, la norma stabilisce il dies a quo, a partire dal quale decorre il termine di prescrizione dell’azione di responsabilità professionale nel caso del non corretto esercizio della prestazione individuandolo nel giorno del compimento della stessa da parte del professionista iscritto all’ordine o collegio professionale.

 

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