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AZIENDE

AERtetto per Villa Ghislanzioni Curti

Una nuova ospitalità: tra storia, benessere e natura

08/08/2017 - È una delle perle più splendenti di quel patrimonio unico costituito dalle ville venete;  immersa in un parco secolare di oltre 30.000 mq e  parte di un complesso architettonico che comprende anche Villa Gazzotti Marcello, progettata da Andrea Palladio,  Villa Ghislanzoni del Barco ora Curti, diventa  un  agriturismo sostenibile, anche grazie ad AERtetto.

Dal settecento ad oggi
Preziose statue settecentesche nobilitano la facciata, una lunga barchessa si estende su uno dei lati, una tenuta agricola di circa 40 ettari, a prevalente destinazione cerealicola e bagnata dalle acque del fiume Tribolo, la circonda tutt’intorno: Villa Ghislanzoni è una dimora storica del XVIII secolo, che oggi grazie ad un attento e puntuale intervento di recupero, torna a svolgere una funzione importante per il territorio. Una nuova vita che vuole alimentare quella storia gloriosa che ha visto anche il passaggio del re Vittorio Emanuele con le truppe della Brigata Piemonte, il 5 maggio 1918, come documenta la  lapide posta sul cancello d’ingresso. Da sempre la villa è stata scenario di alterne vicende che hanno scritto pagine importanti della storia del nostro paese. Un luogo unico per tradizioni e memorie tramandate nel corso delle generazioni. Situata in periferia della città di Vicenza in località Bertesina, Villa Ghislanzoni del Barco ora Curti appartiene agli attuali proprietari dal 1864, mentre nel 1897 la stessa famiglia ha acquistato anche la palladiana Villa Gazzotti che fa parte dello stesso complesso architettonico. Dopo un lungo periodo di restauro avviato dieci anni fa, la villa, che da oltre due secoli è ormai adibita a dimora privata, è stata riportata all’antico splendore.

Molti gli spazi recuperati, ambienti che permettono un tuffo nel passato alla scoperta di memorie antiche, ma che allo stesso tempo assicurano un comfort contemporaneo al quale si aggiunge la totale immersione in un contesto che garantisce il più stretto contatto con la natura e la massima quiete. Oggi il complesso è destinato all’ospitalità agrituristica, ma anche ad essere sede di concerti, manifestazioni teatrali ed eventi culturali di rilievo. In particolare la barchessa, il cui recupero è in fase di realizzazione, è chiamata ad ospitare, insieme alle adiacenze della villa,  gli alloggi dell’agriturismo.  In futuro verranno recuperate anche un’antica serra, la colombara con il motivo delle due lesene a fianco dell’arco, un mulino ad acqua tuttora funzionante. L’originale serra, eretta ai primi del ‘900 sul lato Est della Villa, sull’impianto dell’antica cedrara, preserva ancora le antiche vetrate e ospita, durante i mesi invernali, le profumate piante di limoni, gelsomini, oleandri, bouganville ed orchidee che nel periodo estivo adornano l’ampio giardino della Villa. Tutto il progetto di recupero   si sviluppa nel pieno rispetto dell’ambiente.  

Il recupero della copertura
Nella barchessa è in corso un intervento di recupero piuttosto complesso, che   interessa  strutture, involucro e spazi interni. Un progetto delicato, perché il bene è ovviamente sottoposto a vincoli della Soprintendenza. L’intervento sulla copertura, senza dubbio uno dei punti più critici della struttura, si è reso necessario per far fronte a uno stato di degrado molto avanzato, a numerosi problemi strutturali, a mancanze, danneggiamenti e crolli che si sono succeduti negli anni. Un tetto perfettamente funzionale era uno dei punti cardine dell’intero intervento, perché proprio all’ultimo livello sono posizionate alcune stanze e spazi comuni. Il progetto è stato condotto dall’Arch. Pier Giacomo Montone, che è anche il Direttore Lavori,  mentre il progetto strutturale è a firma dell’Ing. Giuseppe Piccioli.

L’architetto così  descrive lo stato del tetto prima del recupero: “La copertura era fortemente danneggiata, non solo per quanto riguarda il manto di coppi, ma soprattutto sotto l’aspetto strutturale. Alcune capriate lignee erano ormai prive di funzionalità, parte della struttura secondaria era mancante”. L’intervento ha previsto il consolidamento della copertura, con l’inserimento di  nuove travi laddove necessario, oltre al rinforzo di quelle esistenti. In questo modo è stata completata una struttura primaria in piena efficienza, sulla quale poggiano i travetti lignei che sorreggono le tavelle in cotto.

Le operazioni condotte sulla copertura sono riassunte dall’’impresa De Facci  Luigi S.p.A. che si è occupata dell’intervento: “Abbiamo smontato il tetto esistente, recuperato i coppi, le travature e le capriate esistenti. Laddove necessario abbiamo integrato le capriate utilizzando  legno di recupero  in analogia all’esistente, per adeguarle al carico da sopportare, in base alla normativa vigente. Abbiamo poi rimontato la travatura secondaria e i morali sui quali poggiano le tavelle in cotto, in gran parte costituite dagli elementi originali ripuliti e, in alcuni casi, integrati con elementi nuovi”.

La copertura ha così riacquistato la sua perfetta efficienza dal punto di vista strutturale. Successivamente sono state fatte tutte le valutazione in merito al nuovo utilizzo dell’edificio e alle prestazioni che la “nuova copertura” doveva garantire. “Una volta ripristinata la perfetta funzionalità della struttura di copertura – prosegue l’Arch. Montone - abbiamo ipotizzato il corretto funzionamento della stessa, sia per quanto riguarda i mesi estivi e la conseguente possibilità di ventilazione, sia per quelli invernali per i quali era necessario prevedere un isolamento termico”. 

Un obiettivo complesso, tenendo conto dei rigidi vincoli della Soprintendenza. Si è studiata una soluzione che associasse leggerezza, facilità di posa e risultati in termini di raffrescamento dovuto alla ventilazione naturale.   

La Soprintendenza aveva posto dei vincoli molto rigorosi sulle quote di colmo e di falda che non potevamo superare; al tempo stesso risultava necessario garantire il miglior comfort negli ambienti sottotetto.  Non avevamo pertanto molti margini di manovra.  Si è optato per AERcoppo®, che grazie alla flessibilità del suo sistema, ha permesso di soddisfare alle prescrizioni della Soprintendenza e di garantire il miglior risultato in in termini prestazionali e di performance degli ambienti del sottotetto”.

Una scelta vincente sia dal punto di vista prestazionale, sia per quanto riguarda le tempistiche di posa. Il sistema AERcoppo® si posa facilmente, assicura massima resistenza e allo stesso tempo leggerezza, è posizionabile secondo le proprie esigenze senza forare la membrana e interrompere la continuità dell’isolante, come conferma ancora l’Impresa De Facci: “Il sistema è stato facile da posare e non ha presentato lacune da alcun punto di vista, nonostante il riutilizzo di coppi esistenti abbia comportato la necessità di adeguare il passo dei sostegni, in alcune aree della copertura”. 

Il sistema AERcoppo® ha infatti permesso di riposizionare il manto in coppi, recuperando laddove possibile gli elementi originali che sono stati posizionati lungo il profilo di gronda e integrandoli con coppi nuovi, man mano che si saliva verso il colmo.

Complessivamente si è trattato di un intervento che ha soddisfatto tutti, anche se come sempre i risultati più importanti saranno da valutare nel prossimo futuro, come conclude l’Arch. Montone: “In futuro testeremo l’efficienza della nuova copertura sotto tutti i punti di vista. Da una parte verificheremo la corretta ventilazione della copertura nei mesi estivi, condizione necessaria per assicurare il comfort negli ambienti dedicati all’agriturismo. Dall’altro la resistenza agli agenti atmosferici e la durata nel tempo del sistema utilizzato. Sin da ora possiamo affermare che siamo molto contenti per la qualità complessiva dell’intervento, per il ruolo decisivo svolto dal sistema AERcoppo® e per il supporto tecnico che AERtetto è stata in grado di fornirci”.
© Riproduzione riservata

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