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AMBIENTE

Caldo e afa, gli antichi li sconfiggevano a impatto zero

di Paola Mammarella

Torri del vento, camere dello scirocco e utilizzo di specchi d’acqua. Soluzioni geniali e eco-compatibili per il raffrescamento

Vedi Aggiornamento del 09/07/2018
04/09/2017 – L’estate caldissima, con temperature da record, che si sta concludendo ha reso indispensabili sistemi per il raffrescamento degli ambienti. L’uso di condizionatori deve fare però i conti con le bollette e le emissioni inquinanti, rivelandosi alla fine una scelta non sempre sostenibile.
 
Un aiuto potrebbe arrivare dall’antichità. Soluzioni geniali che hanno saputo sfruttare le condizioni climatiche dei luoghi. Vediamo qualche esempio.
 

Torri del vento

Si trovano in Iran, prevalentemente nella zona della città di Yazd, caratterizzata da un clima caldo e arido. Sono alte circa 30 metri e hanno la funzione di generare correnti d’aria in grado di contrastare il caldo. Funzionano asportando aria calda dall'interno dell'edificio durante il giorno e immettendo aria fresca dall'esterno durante la notte. Vasche di acqua sotterranee umidificano e raffreddano ulteriormente l’aria.
Foto: 123rf.com
 

Muro di Trombe-Michel

Il muro di Trombe-Michel è stato inventato a fine Ottocento e reso famoso dall'ingegnere francese Félix Trombe e dall'architetto Jacques Michel. È un sistema versatile che assume quattro diverse configurazioni in base alle esigenze dettate dalla stagione e dall'ora del giorno. Il muro viene posizionato nella parete sud dell'edificio e dipinto di un colore scuro in modo da captare la maggior quantità possibile di radiazione solare. Completano il sistema un vetro, che separa il muro di accumulo dall'esterno, e un dispositivo di oscuramento. Sia il vetro che il muro di accumulo sono dotati di aperture che permettono diversi tipi di configurazione in base alla stagione. Oltre che per il raffrescamento, il sistema può essere utilizzato in inverno per il riscaldamento. È molto diffuso in India, nella regione di Ladakh.
 Foto: Wikipedia
 

Raffrescamento con evaporazione dell’acqua

L’introduzione nell’architettura di specchi s’acqua e fontane ha avuto una doppia funzione, estetica e di raffrescamento, nei paesi con climi caldi e secchi. L’aria calda favorisce infatti l’evaporazione dell’acqua, che così raffredda e umidifica l’ambiente. Molti esempi sono presenti nell’architettura moresca. Nell’immagine l’Alhambra di Granada.
 Foto: 123rf.com
 

Camere dello scirocco

Si sono diffuse a Palermo tra il XVI e il XVIII secolo. Le famiglie agiate facevano costruire sotto i palazzi delle grotte scavate nella roccia, a pianta quadrata o circolare con sedili intagliati nella roccia, cui si accedeva per mezzo di una scala. Una sorgiva o un pozzo di ventilazione consentivano di mutare l’aria calda, inumidita dall’acqua, in aria fresca. Sono presenti esempi ancora visitabili a Villa Savagnone e fondo Micciulla. In città le camere dello scirocco venivano lasciate grezze, nelle ville erano abbellite con intonaci e mattoni.
 Foto: AngeloTrapani
 
Sempre a Palermo, il palazzo della Zisa è stato costruito dai Normanni utilizzando come modello l’architettura araba. La dislocazione interna degli ambienti è stata condizionata da un sistema di circolazione dell'aria composto da canne di ventilazione e finestre.
 Foto: 123rf.com
 

Tetti bianchi riflettenti

Usati fin dai tempi dell’antica Grecia e nelle costruzioni storiche un po' in tutto il Mediterraneo, permettono di abbassare le temperature interne ed esterne perchè hanno la capacità di riflettere completamente la luce solare riducendo il calore in entrata e respingendo i raggi. Nell'immagine una panoramica della città di Oia, sull'isola greca di Santorini.
Foto: 123rf.com

Questo sistema è tornato alla ribalta in California, dove dal 2005 è obbligatorio tinteggiare di bianco le coperture piane delle strutture commerciali. L’obiettivo di passare anche ai tetti delle abitazioni private e ai marciapiedi si deve scontrare con le politiche meno ambientaliste del nuovo presidente USA, Donald Trump.  Secondo il fisico Hashem Akbari del Lawrence Berkeley National Laboratory, che ha pubblicato il suo studio sulla rivista Climatic Change, solo un tetto di circa 90 metri quadri, la misura standard di una casa americana, taglia 10 tonnellate di emissioni di anidride carbonica. 
Foto: National Coatings
 
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