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Cambio d’uso nei centri storici, il Tar Toscana ribadisce: ‘si può fare’

di Paola Mammarella

Realizzabile con Scia perché rientrante nel restauro e risanamento conservativo. Si afferma la semplificazione della Manovrina 2017

Vedi Aggiornamento del 30/01/2020
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06/09/2017 – Il cambio di destinazione d’uso nel centro storico si può fare. A ribadirlo è il Tar Toscana, che con la sentenza 1009/2017 attua le novità introdotte in estate con la Manovrina 2017 (DL 50/2017 convertito nella Legge 96/2017).
 

Il cambio d’uso rientra nel restauro e risanamento conservativo

Tutto ruota intorno alla qualificazione dell’intervento di cambio di destinazione d’uso e al titolo abilitativo richiesto. Lo scorso febbraio, la Cassazione ha affermato che è una ristrutturazione pesante per cui è richiesto il permesso di costruire.
 
Il problema è che nella maggior parte dei centri storici le ristrutturazioni pesanti sono vietate. Per l’Ordine degli Architetti di Firenze, che dopo la sentenza ha condotto una accesa battaglia, lasciare invariata questa impostazione normativa avrebbe significato condannare i centri storici all’abbandono. Di fatto, molti progetti di rifunzionalizzazione di palazzi storici sono rimasti fermi perché, nel dubbio, gli uffici tecnici si sono bloccati.
 
A risolvere la situazione è arrivata la Manovrina 2017, che ha modificato la definizione di intervento di restauro e risanamento conservativo, per cui è necessaria la Scia, contenuta nel Testo unico dell'edilizia Dpr 380/2001. La Manovrina ha incluso “i lavori implicanti il mutamento della destinazione d’uso purché compatibile con gli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo edilizio e con le previsioni dello strumento urbanistico generale e dei relativi piani attuativi”.
 
Dato che nei centri storici gli interventi di restauro e risanamento conservativo sono consentiti, si possono di conseguenza effettuare anche i cambi di destinazione d’uso, evitando il rischio spopolamento.  
 

Cambio d’uso non compatibile con le ristrutturazioni

Nel caso esaminato, un istituto di credito aveva presentato al Comune di Firenze una Scia per trasformare un edificio a destinazione residenziale, situato nel centro storico e vincolato, in una filiale bancaria. Il Comune aveva però bloccato i lavori prendendo come riferimento per la sua decisione il principio esposto dalla Cassazione, cioè che il cambio di destinazione d’uso è una ristrutturazione (vietata nel centro storico) che richiede il permesso di costruire.
 
Si tratta in realtà, hanno spiegato i giudici del Tar, di una interpretazione ormai superata dalle modifiche apportate al testo unico dell’edilizia dalla Manovrina.
 
Per qualificarsi come ristrutturazione edilizia, si legge nella sentenza, l’intervento deve modificare la distribuzione della superficie interna e i volumi. La manutenzione ordinaria e straordinaria, ha aggiunto il Tar, ha finalità meramente conservative, che non contemplano il cambio di destinazione d’uso. Al contrario, le opere di restauro e risanamento possono presupporre altre opere in grado di incidere sugli elementi costitutivi dell'edificio.
 
Su queste basi, la banca ha quindi ottenuto il via libera alla realizzazione della sua filiale.
 

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