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PROFESSIONE

Manovra 2018: spunta l’equo compenso, ma solo per gli avvocati

di Alessandra Marra

Recepiti i contenuti del ddl Orlando per la categoria forense che potrebbe fare da apripista per le altre professioni

Vedi Aggiornamento del 15/11/2017
31/10/2017 – Tutelare l’equo compenso degli avvocati e considerare vessatorie le clausole con un eccessivo squilibrio contrattuale.
 
A prevederlo è la bozza Legge di Bilancio 2017 che recepisce i contenuti del ddl del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso agosto.
 

Equo compenso avvocati: cosa prevede la norma

La norma punta a definire una giusta remunerazione per la categoria forense, considerando "equo" il compenso “proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto” e al “contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale”, secondo i parametri previsti da un apposito regolamento adottato dal ministero della Giustizia, in attuazione della riforma della professione forense (Legge 247/2012).
 
La Manovra 2018 specifica anche che sono considerate vessatorie le clausole che determinano, “anche in ragione della non equità del compenso pattuito un significativo squilibrio contrattuale a carico dell'avvocato”.
 
Fra le clausole chiaramente indicate come vessatorie, quella sulla facoltà per il cliente di modificare unilateralmente le condizioni del contratto e quella di prevedere termini di pagamento superiori ai 60 giorni dalla data in cui il cliente riceve la fattura.
 

Manovra 2018: nessun riferimento agli altri professionisti

La norma inserita nella Legge di Bilancio 2018 si riferisce in maniera specifica agli avvocati, escludendo tutti gli altri professionisti.
 
Ricordiamo che oltre agli avvocati, anche gli altri professionisti hanno chiesto più volte al Governo d’intervenire sulla questione dell’equo compenso.
 
Sono numerosi, infatti, i disegni di legge sul tema: ad esempio il ddl 2858 di Maurizio Sacconi sull’equo compenso, è attualmente all’esame del Senato insieme al ddl 2918, trattato congiuntamente vista l’analogia del tema. Alla Camera, invece, sono stati presentati il disegno di legge 4582 del presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, per l’equo compenso sia ai professionisti riuniti in ordini sia agli autonomi senza albo e il ddl Berretta che punta a rendere nulle le clausole vessatorie. 
 

Equo compenso per tutti i professionisti: qualcosa si muove?

Anche se nella bozza di Legge di Bilancio 2018 non c’è alcun riferimento all’estensione dell’equo compenso per tutti i professionisti, sul tema si è aperto un dibattito.
 
In un video postato sulla sua pagina Facebook il Ministro Orlando ha spiegato i vantaggi della misura per gli avvocati, sottolineando che la norma potrebbe fare da apripista anche per le altre categorie professionali.
 
In risposta alle dichiarazioni di Orlando, la responsabile Lavoro del Partito Democratico, l’On. Chiara Gribaudo, ha dichiarato che la norma “deve rispettare il principio dell’universalità, così come tutte le leggi sul lavoro costruite in questa legislatura”.
 
“La priorità - ha aggiunto Gribaudo - è la definizione di parametri per l'equo compenso di tutti i professionisti, ordinisti e non, nei rapporti con la pubblica amministrazione”.
 
Egidio Comodo, Presidente di Fondazione Inarcassa, ha accolto con grande soddisfazione le dichiarazioni della Gribaudo; inoltre, ha aggiunto: “La Fondazione da oltre un anno chiede di estendere le tutele anche a ingegneri e architetti, per evitare la guerra al ribasso dei prezzi delle prestazioni professionali e incentivare un deperimento della qualità progettuale. L’estensione a tutte le professioni di questa tutela favorirebbe soprattutto i giovani professionisti che sempre più spesso scontano uno squilibrio nei rapporti contrattuali”.
 
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