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Altromodoarchitects reinterpreta Stazzo d'Aldia
CASE & INTERNI

Altromodoarchitects reinterpreta Stazzo d'Aldia

di Cecilia Di Marzo

Visione pura ed elementare dell’edificio rafforzata da pochi materiali

16/11/2017 - Progettare in Sardegna vuol dire confrontarsi con un paesaggio caratterizzato dalla macchia mediterranea, dalle lagune e dalle coste frastagliate, ma anche con una tradizione antica di costruzioni elementari a carattere rurale: lo stazzo, casa di pietra fatta di una sequenza lineare di stanze singole, ciascuna aperta sull’esterno, separate da muri chiusi e con copertura a doppia falda.

Il progetto Stazzo d'Aldia di Altromodoarchitects, una piccola realizzazione a 200 metri dal mare, è una reinterpretazione contemporanea di quella costruzione rurale tipica della Gallura. Come gli antichi stazzi costieri in posizione dominante su di una collina a ridosso della laguna e della spiaggia, il progetto prevede uno sviluppo elementare di corpi rettangolari coperti con tetti a falda, posizionati lungo l’asse nord-sud, con  poche e ridotte bucature sui prospetti lunghi orientati ad est ed ovest.

La scomposizione della casa in più corpi e lo sfalsamento degli stessi permette di “accogliere” il paesaggio al suo interno, determinando luoghi intermedi: un patio chiuso su due lati, al centro tra la zona giorno e la zona notte, fornisce all'edificio la sua parte di natura e costituisce il cuore della vita esterna della casa. I fronti semplici e lineari, realizzati in granito di varie tonalità, presentano sui due timpani del soggiorno grosse vetrate arretrate ed aperte sul paesaggio esterno. Rispetto alla tipologia stazzo, che conservava rigorosamente chiusi i prospetti a nord e sud, è  la più evidente soluzione di rottura.

La visione pura ed elementare dell’edificio è rafforzata dai pochi materiali utilizzati - corten, pietra, intonaco e lastre di cotto in copertura - e da singoli elementi ricorrenti come i canali di gronda incassati.


 

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