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LAVORI PUBBLICI

Débat public, ecco le opere per cui sarà obbligatorio

di Paola Mammarella

La consultazione sulle grandi infrastrutture dovrà partire prima dell’avvio della progettazione definitiva e concludersi in quattro mesi

Vedi Aggiornamento del 27/06/2018
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28/11/2017 – Dibattito pubblico solo per grandi opere come aeroporti, autostrade, porti, ferrovie e impianti industriali. È questo l’orientamento del Ministero delle Infrastrutture (Mit), che ha messo a punto il decreto, attuativo del Codice Appalti (D.lgs. 50/2016), sulla consultazione preventiva.
 

Cos’è il débat public

Il dibattito pubblico, lo ricordiamo, è un processo di informazione, partecipazione e confronto pubblico sull’opportunità e le soluzioni progettuali di opere, progetti o interventi articolato in incontri di approfondimento, discussione e gestione dei conflitti.
 
Il Codice Appalti lo ha previsto per grandi opere infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale, aventi impatto sull’ambiente, sulla città o sull’assetto del territorio.
 
Come annunciato dal Mit con il documento “Connettere l’Italia”, la nuova stagione delle politiche infrastrutturali è incentrata infatti su due pilastri: la rinnovata centralità della pianificazione strategica e la valutazione ex-ante delle opere.
 

Opere soggette al débat public

Nell’allegato alla bozza di decreto sono indicate 13 tipologie di opere per cui, al di sopra di una certa soglia dimensionale, scatta l’obbligo del débat public. Si tratta di:
- autostrade e strade extraurbane (lunghezza del tracciato superiore a 15 km e comunque con un valore di investimento pari o superiore a 500 milioni di euro),
- tronchi ferroviari (superiori a 30 km e comunque con un valore di investimento pari o superiore a 500 milioni di euro),
- aeroporti (opere per nuovi terminal, piste superiori ai 1.500 metri di lunghezza e comunque con un valore di investimento complessivi superiore a 200 milioni di euro),
- porti accessibili a navi di stazza superiore a 1.350 tonnellate (superficie interessata dall’intervento superiore a 150 ha e comunque con un valore di investimento complessivo superiore a 200 milioni di euro).
 
Nella lista rientrano anche gli interventi per la difesa del mare, lo sfruttamento degli idrocarburi, la realizzazione di interporti, elettrodotti aerei, oleodotti, gasdotti o condutture per prodotti chimici, impianti destinati a trattenere, regolare o accumulare le acque in modo durevole, opere per il trasferimento d’acqua tra regioni diverse, infrastrutture ad uso sociale, culturale, sportivo, scientifico o turistico, impianti e insediamenti industriali che richiedono un investimento superiore a 300 milioni di euro.
 
Le soglie dimensionali indicate nell’allegato saranno ridotte del 50% per gli interventi ricadenti nei siti Unesco.
 
Il débat public non si applicherà alle opere connesse alla difesa e alla sicurezza, alle esigenze di protezione Civile in caso di urgenza e agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauri, adeguamenti tecnologici e completamenti.

Ad inaugurare la nuova stagione del débat public potrebbero essere gli aeroporti. Il Ministro delle infrastrutture, Graziano Delrio, ha presentato di recente la road map del cargo aereo, con una serie di iniziative rientranti nel quadro strategico e programmatico "Connettere l'Italia". Al momento per il solo traffico cargo sono stati programmati investimenti per 157 milioni di euro nei prossimi 4 anni. Aggiungendo gli investimenti eventualmente in arrivo per traffico passeggeri e il rifacimento di terminal e piste si potrebbe arrivare alle cifre richieste per la consultazione pubblica.
 

Come funziona il débat public

Il processo di consultazione deve essere avviato nelle fasi iniziali, quindi prima che sia avviata la progettazione definitiva.

Può avere una durata massima di quattro mesi, a decorrere dalla pubblicazione del dossier di progetto, prorogabile di ulteriori due mesi in caso di comprovata necessità.
 
L’avvio viene richiesto dal proponente dell’opera, dalla Presidenza del Consiglio dei ministri o dai Ministeri direttamente interessati, dagli Enti locali coinvolti o da 50mila elettori.
 

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