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NORMATIVA

Distanze tra edifici, le pertinenze interrate non devono rispettarle

di Paola Mammarella

Il Tar Molise spiega la differenza con i volumi seminterrati e come si effettuano le misurazioni

Vedi Aggiornamento del 16/11/2018
07/02/2018 – Per la realizzazione di un deposito interrato pertinenziale non è necessario il rispetto delle distanze tra edifici né il permesso di costruire. Non vale lo stesso per i volumi seminterrati. Ma la differenza è sempre così netta? E soprattutto, su quali parametri si effettuano i calcoli?
 
Lo ha spiegato il Tar Molise con la sentenza 20/2018, che ha risolto un contenzioso spiegando che la misurazione deve rifarsi a dati certi ed oggettivi ricavabili dalla originaria situazione dei luoghi.
 

Distanze tra edifici, volumi interrati e seminterrati

I giudici hanno spiegato in primo luogo che se un manufatto è pertinenziale e completamente interrato non è soggetto alle norme sulle distanze dal confine e dai fabbricati limitrofi. Il manufatto interrato non crea neanche volumi edilizi, quindi per la sua realizzazione non è richiesto il permesso di costruire perché è sufficiente la Scia.
 
Al contrario, il manufatto seminterrato crea volume edilizio, quindi per la sua costruzione è necessario non solo il permesso di costruire, ma anche il rispetto delle norme sulle distanze.
 
In base al regolamento edilizio del Comune di Isernia, le costruzioni interrate sono “quelle in cui l’intradosso del solaio emerge rispetto al piano di campagna per un’altezza inferiore o uguale a 30 centimetri”. Il Regolamento aggiunge che “sono ammesse costruzioni interrate esclusivamente qualora siano pertinenti ed accessorie ad edifici principali fuori terra”. 
 
Il Tar ha infine spiegato che il calcolo dell’altezza si deve riferire allo stato originario del piano di campagna e non può variare a seconda di sistemazioni successive.
 

Distanze e volumi interrati, il caso

Nel caso preso in esame, il proprietario di un edificio aveva realizzato un deposito pertinenziale interrato. I suoi vicini avevano contestato che il manufatto non rispettasse le distanze minime.
 
Dalle misurazioni effettuate era emerso che il manufatto era pertinenziale e che sporgeva dal piano di campagna per 2,45 metri. Secondo i vicini, quindi, l’immobile non poteva essere considerato interrato e avrebbe dovuto rispettare le distanze minime.
 
In realtà, durante l’intervento il piano di campagna era stato risistemato. Facendo riferimento all’originario stato dei luoghi, la sporgenza dal piano di campagna sarebbe stata inferiore a 30 centimetri. I giudici hanno quindi concluso che il manufatto poteva essere considerato interrato e non violava le norme sulle distanze.
 
© Riproduzione riservata

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