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NORMATIVA

Ricostruzione, firmato accordo sul Durc di congruità

di Paola Mammarella

Controlli sulla proporzione tra lavoratori dichiarati e contributi versati per contrastare lavoro irregolare e concorrenza sleale

Vedi Aggiornamento del 10/07/2018
09/02/2018 – Passi avanti per il Documento unico di regolarità contributiva (Durc) di congruità. La Sottosegretaria alla presidenza del Consiglio e Commissaria alla ricostruzione, on. Paola De Micheli, i presidenti delle Regioni interessate dal sisma del 2016, i vicecommissari e le principali rappresentanze delle categorie produttive e delle forze sociali hanno siglato a Palazzo Chigi l'accordo che prevede l’applicazione del Durc di congruità nei lavori di ricostruzione.
 

Durc di congruità, gli obiettivi del protocollo

L’accordo punta ad una serie di obiettivi:
 
- Contrastare il lavoro sommerso e irregolare. Solo in presenza di “congruità” fra manodopera necessaria e contributivi versati, viene rilasciata la certificazione;
- Evitare la concorrenza sleale. Impedire qualunque vantaggio alle imprese non in regola, rispetto a quelle che operano nel rispetto della legge e della tutela dei diritti dei lavoratori;
- Controlli sui cantieri. Permettere il controllo dei soggetti istituzionali sulle specifiche dinamiche del cantiere, consentendo anche l’applicazione di eventuali correzioni;
- Certezza sui contributi dei lavoratori. Determinare una diretta proporzionalità fra il numero di lavoratori dichiarati ed i relativi versamenti contributivi, rispetto all’ammontare complessivo dell’opera, soprattutto nel caso di progetti complessi che prevedono diverse fasi di realizzazione con differente incidenza della manodopera.
 

Durc di congruità, come funzionerà

Il DURC di congruità attesta la congruità dell’incidenza della manodopera impiegata dall’impresa nel cantiere interessato dai lavori di ricostruzione. Sarà utilizzato in tutti i lavori pubblici e nei lavori privati che hanno ottenuto un contributo pubblico superiore a 50mila euro. Riguarderà i dipendenti con contratti di lavorio rientranti nel settore edile. Per i lavoratori autonomi e per le imprese subappaltatrici non afferenti il comparto dell’edilizia, la congruità dell’incidenza della manodopera sui lavori eseguiti sarà certificata, entro 7 giorni dalla richiesta, dal Direttore dei lavori coerentemente con quanto dichiarato nel settimanale di cantiere.
 

Durc di congruità, De Micheli: ‘traguardo epocale’

Si tratta di un “traguardo epocale - ha commentato la Commissaria a margine della firma – frutto di un grande lavoro di ascolto e di dialogo tra la Struttura commissariale, gli enti pubblici coinvolti e le parti sociali. Un documento che conferma la volontà di garantire sicurezza su tutta la filiera della ricostruzione e che viene realizzato per la prima volta. Pone al centro tutti i professionisti e i lavoratori impegnati nei cantieri della ricostruzione, tutelandone la sicurezza contro i rischi e i pericoli di eventuali illegalità, attestando la regolarità delle imprese riguardo tutti gli adempimenti INPS, INAIL e Cassa Edile. La mancanza del DURC impedisce alle imprese di operare in edilizia, sia nel settore degli appalti pubblici che in quello degli appalti privati”.
 

Durc di congruità, Ance: 'risposta efficace per qualità e legalità'

“Tutte le sigle dell’edilizia hanno lavorato in modo concorde e unitario per dare una risposta efficace alle esigenze di trasparenza e regolarità dei lavori”, ha commentato il presidente dell’Ance, Gabriele Buia.

La firma del Protocollo, che per l’Ance è stato siglato dal vicepresidente Marco Garantola, rappresenta, dunque, un risultato importante, che “consentirà di contrastare efficacemente il lavoro sommerso, a garanzia della qualità della ricostruzione, sia pubblica che privata”, ha concluso Buia. 
 

Durc di congruità, i prossimi step

Perché il Durc di congruità diventi operativo a tutti gli effetti, il documento firmato verrà implementato con le tabelle del costo del lavoro e il prezzario dei materiali.
 
Dal punto di vista formale, è inoltre necessario che l’accordo sia recepito da un’ordinanza, che sarà emanata successivamente. A partire dall'entrata in vigore dell'ordinanza, ci sarà una fase di sperimentazione di due anni dopo la quale decidere se modificare le procedure.
 
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