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NORMATIVA

Mobilità sostenibile, la Corte Costituzionale blocca il piano

di Paola Mammarella

Manca il coinvolgimento delle Regioni nella ripartizione delle risorse stanziate dalla Legge di Bilancio 2017

Vedi Aggiornamento del 13/06/2018
24/04/2018 – La scure dell’illegittimità costituzionale torna a colpire i finanziamenti deliberati senza consultare le Regioni.
 
Dopo il programma “Scuole Innovative” e la ripartizione del Fondo Investimenti, è toccato al piano per la mobilità sostenibile. Come negli altri due casi, la questione è stata sollevata dalla Regione Veneto e accolta dalla Corte Costituzionale, che con la sentenza 78/2018 ha dichiarato illegittimo il comma 615 della Legge di Bilancio per il 2017 (L. 232/2016).
 

Mobilità sostenibile, 3,7 miliardi nella Legge di Bilancio

Il comma 613 della Legge di Bilancio per il 2017 ha stanziato 200 milioni di euro per l’anno 2019 e 250 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2033. Si tratta, in totale, di 3,7 miliardi di euro destinati alla realizzazione di un Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile, da utilizzare per il rinnovo del parco autobus dei servizi di trasporto pubblico locale e regionale e per la promozione e il miglioramento della qualità dell’aria con tecnologie innovative, come previsto dagli accordi internazionali e dagli orientamenti e della normativa dell’Unione Europea.
 
Il comma 615 ha inoltre stabilito che il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile dovesse essere approvato “con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare”.
 
Lo stesso comma ha demandato ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, la disciplina degli interventi.

Il testo del decreto, predisposto da Ministero dello sviluppo economico, Ministero dell'economia e delle Finanze e Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ha stabilito di avvalersi dello strumento dei Contratti di sviluppo, in collaborazione con Invitalia, per valutare le proposte di investimento presentate dalle imprese produttrici di beni e di servizi nella filiera dei mezzi di trasporto pubblico su gomma per effettuare la transizione verso forme più moderne e sostenibili.
 

Mobilità sostenibile, Veneto: ‘manca la concertazione con le Regioni’

La Regione Veneto si è rivolta alla Corte Costituzionale sottolineando che la norma “: non prevede alcuna forma di concertazione delle Regioni né in relazione alla approvazione del Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile, né all’emanazione del decreto del Ministro dello sviluppo economico con cui sono disciplinati gli interventi”.
 
La materia della mobilità sostenibile, ha osservato la Regione Veneto, è ascrivibile alla materia “ambiente”, che secondo la Costituzione rientra nella competenza legislativa esclusiva dello Stato. Tuttavia, la mobilità sostenibile rientra anche nella materia del trasporto pubblico locale, che è di competenza residuale regionale.
 

Mobilità sostenibile, Corte Costituzionale: ‘sbagliato non coinvolgere le Regioni’

La Corte Costituzionale ha dato ragione al Veneto spiegando che “il trasporto pubblico locale rientra nell’ambito delle competenze residuali delle Regioni, ai sensi dell’articolo 117, quarto comma, della Costituzione”.
 
“Dati la perdurante incompleta attuazione dell’articolo 119 della Costituzione in ordine al sistema di finanziamento regionale e, dall’altro, il particolare contesto di crisi economica e la presenza di necessità sociali - si legge nella sentenza – sono considerati ammissibili gli interventi statali di finanziamento del settore perché volti ad assicurare un livello uniforme di godimento di diritti tutelati dalla Costituzione stessa”.
 
“Inerendo gli interventi statali di finanziamento del trasporto pubblico locale ad un settore di competenza regionale residuale, ha concluso la Corte Costituzionale - il principio di leale collaborazione richiede il coinvolgimento decisionale del sistema regionale nella definizione di aspetti aventi diretta incidenza sulla sua sfera di interesse, quali il riparto delle risorse e la determinazione dei relativi criteri di assegnazione.”
 

Concertazione con le Regioni e Fondo Investimenti da 83 miliardi

Nei giorni scorsi, con una pronuncia analoga, la Corte Costituzionale ha bocciato le modalità di ripartizione del Fondo Investimenti. Si tratta, lo ricordiamo del Fondo che complessivamente può contare su 83 miliardi di euro, 46 della prima tranche e 36 della seconda.
 
La prima tranche è stata ripartita col dpcm 21 luglio 2017 tra una serie di capitoli di spesa, tra cui trasporti, viabilità e mobilità sostenibile, infrastrutture, prevenzione dal rischio sismico, edilizia pubblica e scolastica, difesa del suolo, dissesto idrogeologico, risanamento ambientale e bonifiche, riqualificazione delle periferie, rimozione delle barriere architettoniche, ricerca, attività industriali ad alta tecnologia e sostegno alle esportazioni e informatizzazione dell'amministrazione giudiziaria. Nella ripartizione della seconda tranche sono state adottate alcune priorità, privilegiando i settori cultura, istruzione, ricerca, sicurezza e ordine pubblico. 
 
In entrambi i casi, le Regioni non sono state consultate nonostante, a eccezione dell’informatizzazione dell’amministrazione giudiziaria, gli altri interventi finanziabili interferiscono su materie di competenza concorrente. Una mancanza che è costata la dichiarazione di illegittimità costituzionale.
 

Concertazione con le Regioni, il programma ‘Scuole Innovative’

Ad inaugurare le azioni del Veneto contro la mancata concertazione tra Governo e Regioni è stato il ricorso contro la ripartizione delle risorse destinate al finanziamento del programma “Scuole Innovative”.
 
La Legge di Bilancio 2017 ha destinato 100 milioni di euro alla seconda edizione del piano per la realizzazione di edifici innovativi dal punto di vista architettonico, impiantistico e tecnologico, dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale e antisismica, ma anche caratterizzati dalla presenza di nuovi ambienti di apprendimento. 
 
Il Presidente del Consiglio dei Ministri con un dpcm ha ripartito le risorse tra dieci Regioni (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Piemonte, Sardegna e Umbria) sulla base delle domande pervenute, ma senza consultarle in merito alle modalità e ai criteri di attribuzione dei finanziamenti.
 
Anche in questo caso, la scelta è stata giudicata illegittima dalla corte Costituzionale.
 

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