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Verso Freespace: cosa vedremo alla Biennale di Architettura
ARCHITETTURA

Verso Freespace: cosa vedremo alla Biennale di Architettura

di Rossana Vinci

Uno sguardo in anteprima su alcuni dei padiglioni dei Paesi partecipanti

24/05/2018 – In attesa delle prime immagini ufficiali della 16. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia che verrà inaugurata il 26 Maggio, ecco una breve panoramica su come alcuni dei 61 padiglioni nazionali presenti alla Biennale del 2018 si sono interrogati sul tema Freespace lanciato dalle curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara, impegnandosi in una indagine che ne sveli l'ingrediente nei loro progetti.
 
Freespace è stato interpretato e sviluppato in modi molto diversi: vedremo una piazza pubblica sopraelevata con un punto di vista unico sulla laguna, una distesa erbosa che permea gli spazi interni ed esterni del padiglione, c’è poi chi ha indagato il tema delle carceri, e chi invece ha scelto di raccontare con mappe, modelli e disegni l'uso quotidiano degli spazi.
 
Partiamo dall’ Italia, dove l’allestimento Arcipelago Italia, curato da Mario Cucinella, è stato immaginato come un itinerario che propone una riflessione su temi di attualità come le periferie, il post terremoto, le aree dismesse e la mobilità.
L’obiettivo è trasmettere l’anima di quei territori lontani dall’immaginario delle metropoli, detentori di un patrimonio culturale inestimabile, che pongono l’Italia in discontinuità rispetto all’armatura urbana europea. A raccontarli è un Docufilm, prodotto da Rai Cinema, proiettato all’inizio del percorso, che fa da introduzione alla prima tesa.
La seconda tesa è l’esito del percorso progettuale a più voci, condotto da Cucinella insieme a un collettivo interdisciplinare, che ha individuato cinque aree strategiche per il rilancio dei territori, per le quali sono stati sviluppati altrettanti progetti sperimentali, architetture ibride, che potranno diventare strumento di discussione e ausilio per comunità e amministratori locali.
 
Ci spostiamo in Cina, dove il padiglione della Repubblica Popolare cinese, “Building a Future Countryside”, curato dal critico e docente di architettura Li Xiangning, ci racconterà le aree rurali della Cina attraverso sei episodi: le abitazioni poetiche, la produzione locale, le pratiche culturali, il turismo agricolo, la ricostruzione della comunità e l’esplorazione futura, delineando uno spazio aperto alle opportunità che anticipa uno sviluppo futuro.
 
Nel padiglione della Croazia  curato da Bruno Juricic, sarà invece visitabile l’installazione "Cloud Pergola/The Architecture of Hospitality", che travalica i confini tra architettura, arte, ingegneria, produzione robotizzata e modelli computazionali.
Struttura elementare di partenza è la pergola nel contesto culturale del Mediterraneo, una struttura semplice, declinata in varianti locali e caratterizzata da una chiara presenza spaziale che appartiene a una dimensione a metà tra pubblico e privato, tra opera umana e ambiente naturale, tra ombreggiatura spontanea e riparo dai raggi del sole.
 
"Becoming" è invece il nome del padiglione Spagna che ci mostrerà l’architettura autoctona attraverso le opere di un’eccellente cerchia di architetti formati in patria e, attraverso una grande mole di pensiero critico cercando di trasformarla in sistemi semplici. Sulle pareti, fisiche e virtuali quattrocento opere, provenienti da ambienti educativi spagnoli e raccolti attraverso un bando, racconteranno li visioni per l’architettura del futuro.
 
Il ruolo vitale che gli spazi dei mercati svolgono nella vita delle comunità rurali sarà al centro di "Free Market", la mostra del Padiglione Irlanda curata da un gruppo di sei giovani architetti e designer irlandesi.
Free Market intende riaffermare l’importante ruolo della piazza del mercato, oggi in declino, come spazio pubblico di scambio sociale, politico e culturale, luogo centrale per la coesione della comunità locale. In tal modo metterà in risalto la generosità, l’umanità e le potenzialità rappresentate dagli spazi dei mercati.
 
Ed ecco che l’esposizione si preannuncia come un viaggio affascinante alla scoperta del concetto di “spazio libero” nei diversi Paesi del mondo, in un momento storico in cui la libertà di spostarsi, e di conseguenza di vivere diversi luoghi, è messa alla prova da numerose sfide ambientali e politiche. 
 
Nominata dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, su proposta delle curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara, la giuria Internazionale composta dal docente e architetto statunitense Frank Barkow, dall’architetto, artista e docente argentina Sofía von Ellrichshause, dalla responsabile del settore architettura e Drue Heinz Curator alla Royal Academy of Arts Kate Goodwin, dalla progettista canadese Patricia Patkau, co-fondatrice dello studio Patkau Architects, e dall’architetto, saggista e redattore della rivista San Rocco Pier Paolo Tamburelli, assegnerà tre riconoscimenti, tra cui il Leone d’oro per la miglior Partecipazione Nazionale nel corso della cerimonia di premiazione sabato 26 maggio.
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