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Tel Aviv: una città all’avanguardia

Al MAXXI cento foto, schizzi, plastici e video svelano Tel Aviv e le sue architetture

Vedi Aggiornamento del 30/08/2018
Circle e95 Ahad Haam St.- S_Ph_Itzhak Kalter
Dizengoff Circle- Ph. Nitza Szmuk
Dizengoff Circle-1934 - Ph. PaulGross
Joseph Neufeld, Kupat Holim Center 1938 - Ph. Itzhak Kalter
Mappa tratta dalla copertina del documento originale del Prof.Geddes The Geddes Report Map, 1925
05/06/2018 - Cento foto, schizzi, plastici, video svelano Tel Aviv e le sue architetture, una città all’avanguardia per innovazione oggi come ai primi del ‘900, in una mostra a cura di Nitza Metzger Szmuk, al MAXXI- Museo nazionale delle arti del XXI secolo dal 16 maggio al 2 settembre 2018, organizzata dall’Ambasciata di Israele in Italia in occasione dei 70 anni dalla nascita dello Stato in collaborazione con il MAXXI.

TEL AVIV the WHITE CITY offre l’occasione per riscoprire il Movimento Moderno e gli influssi Bauhaus a Tel Aviv, proprio alla vigilia del centesimo anniversario del movimento che univa arte, architettura e design nato nel 1919 alla Scuola Bauhaus di Weimar.
Lo sguardo della mostra si concentra sul finire degli anni ’30 e ’50, quando la città iniziò a crescere per effetto delle migrazioni dall’Europa e fu disegnata secondo il gusto e gli influssi di intellettuali e architetti, trasformando l’area periferica, semidesertica di Jaffa in una città moderna e funzionale. Un progetto su cui lavorò l’urbanista scozzese Patrick Geddes, che aveva già realizzato il centro di New Delhi.
 
Nitza Metzger Szmuk, curatrice, architetta e fondatrice del dipartimento israeliano per il restauro della città, sceglie undici edifici, tra cui Liebling House che nel 2019 diventerà la sede del centro di ricerca sulla “Città Bianca” e Rubinsky House dell’architetto Lucian Korngold, per raccontare la città e il suo linguaggio architettonico: “Sono i palazzi e gli spazi su cui mi sono concentrata quando ho redatto il dossier per la candidatura Unesco, riconoscimento attribuito poi nel 2003. Tel Aviv ha più di quattromila edifici che si ispirano al Bauhaus e al Movimento Moderno. Una testimonianza di quanto il clima culturale e lo scambio con le avanguardie europee sia sempre stato vitale.”
 
La mostra era stata concepita proprio per celebrare l’assegnazione di città Patrimonio dell’Umanità ed è diventata, negli anni, un progetto itinerante, ospitato in diversi Paesi, dal Canada alla Russia.
 
Tel Aviv è il simbolo per eccellenza dell’incontro fra la millenaria tradizione ebraica, rinata in Terra di Israele, e la modernità, che si riflette nello stile architettonico che caratterizza la città. I visionari fondatori di Tel Aviv avevano in mente un progetto urbanistico europeo che guardasse allo stesso tempo al passato e al futuro osserva Eldad Golan, addetto culturale dell’Ambasciata di Israele in Italia e responsabile degli eventi culturali dell’anniversario – così si è sviluppata una città cosmopolita, vivace, aperta allo scambio e in parte integrata nel contesto geografico e culturale del Mediterraneo. Ho voluto questa mostra come evento cardine per celebrare i 70 anni di Israele e per far conoscere meglio la Città Bianca e il mio Paese. ”
 
Guardando il centro della città attraverso le mappe esposte e le foto aeree d’epoca, si intuisce l’armonia del disegno urbano che domina e asseconda la costa del Mediterraneo e si scorge un ombelico da cui si irradiano i boulevard: è l’esagonale piazza Dizengoff, attorno alla quale l’architetta Genia Averbuch negli anni ’30 ha voluto solo edifici rotondi e con ampie terrazze, un’impronta femminile a cui il pool di oltre 70 tra architetti, ingegneri e progettisti si è attenuto scrupolosamente. Una trasposizione urbanistica che ricalca le sei punte della Stella di David. Un luogo che, in tempi recenti, ha subito pesanti interventi e sulla cui area è in corso un recupero conservativo molto importante.
Il lavoro sarà illustrato nella mostra di Roma con una video proiezione inedita, così come sarà proiettato per la prima volta un corto sulla trasformazione della Villa Weizman progettata dall’architetto Erich Mendelsohn.
 
Interessante anche la sezione dedicata alle influenze europee, dove si citano i lavori dell’italiano, Giuseppe Terragni, che ha influenzato lo stile progettuale dell’architetto Zeev Rechter il quale disegnò alcuni edifici iconici della città come l’Auditorium Mann e il Padiglione d’arte contemporanea Helena Rubinstein e, negli anni ’30, Engel House.
 
                                                                                                                                                                                      
Ingresso gratuito dal martedì al venerdì e ogni prima domenica del mese.
Sabato e domenica biglietto ordinario.
 

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