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LAVORI PUBBLICI

Dibattito pubblico, dal 24 agosto 2018 via al confronto sulle opere con le comunità locali

di Paola Mammarella

In Gazzetta il decreto con le soglie dimensionali delle infrastrutture. Attesa dal Mit per il 10 luglio la nomina della Commissione nazionale

Vedi Aggiornamento del 13/11/2018
27/06/2018 – Passi avanti per il dibattito pubblico. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il dpcm 76/2018, attuativo del Codice Appalti (D.lgs. 50/2016), che regola la partecipazione delle comunità locali nella realizzazione delle opere pubbliche.
 

Dibattito pubblico operativo dal 24 agosto 2018

Le regole contenute nel decreto non saranno operative da subito. La norma entrerà in vigore il 24 agosto, cioè 60 giorni dopo la pubblicazione. Ci sarà poi bisogno di un decreto del Ministero delle infrastrutture, che dovrà definire il funzionamento della Commissione per il dibattito pubblico e dovrebbe essere pronto in 15 giorni, quindi entro il 10 luglio.
 
Il procedimento di consultazione riguarderà quindi le opere per le quali il provvedimento per l’affidamento dell’incarico di redazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica sia stato adottato dopo il 24 agosto. Nel caso in cui il provvedimento, o la determina a contrarre, siano stati adottati prima, è possibile il ricorso volontario al dibattito pubblico.
 
Fino a quando non entrerà in vigore il decreto del Mit sui tre livelli di progettazione, il dibattito pubblico si svolgerà, in relazione alle opere per cui non sia stato predisposto il documento di fattibilità delle alternative progettuali, con riferimento al progetto di fattibilità o al progetto preliminare.
 

Dibattito pubblico, le infrastrutture coinvolte

Le infrastrutture per le quali diventa obbligatorio il dibattito pubblico sono indicate nell’Allegato 1 al decreto. Si tratta di autostrade e strade extraurbane a quattro o più corsie con una lunghezza del tracciato superiore a 15 chilometri e un valore di investimento pari o superiore a 500 milioni di euro, calcolato al netto dell’Iva del complesso dei contratti previsti.
 
Ci sono poi i tronchi ferroviari per il traffico a grande distanza con lunghezza del tracciato superiore a 30 chilometri e un valore di investimento pari o superiore a 500 milioni di euro, al netto dell’Iva.
 
Il confronto sarà obbligatorio anche per gli aeroporti, per opere che riguardano i terminali passeggeri e merci o nuove piste di atterraggio e decollo superiori a 1500 metri di lunghezza, con un valore di investimento superiore a 200 milioni di euro al netto dell’iva.
 
Saranno soggetti a dibattito pubblico i porti marittimi commerciali, le vie navigabili, i porti per la navigazione interna accessibili a navi di stazza superiore a 1350 tonnellate, terminali marittimi, isole a mare per il carico e lo scarico che possano accogliere navi di stazza superiore a 1350 tonnellate, opere e attrezzature connesse. Gli interventi devono interessare una superficie superiore a 150 ha e l’investimento complessivo deve superare i 200 milioni di euro, Iva esclusa.
 
Dibattito pubblico anche per gli interventi per la difesa del mare e delle coste con un valore di investimenti superiore a 50 milioni di euro, piattaforme di lavaggio delle acque di zavorra delle navi e opere off shore che implicano un investimento superiore a 150 milioni di euro, interporti per il trasporto merci comprendenti uno scalo ferroviario in collegamento con porti e aeroporti di valore superiore a 300 milioni di euro, elettrodotti aerei di tensione pari o superiore a 380 kV e con tracciato di lunghezza superiore a 40 km, impianti per l’accumulo delle acque con altezza superiore a 30 metri o volume di invaso superiore a 40 milioni di metri cubi, opere per il trasferimento dell’acqua tra regioni diverse con una portata di 40 metri cubi al secondo, infrastrutture a uso sociale, culturale, sportivo, scientifico o turistico che prevedono investimenti superiori a 300 milioni di euro al netto dell’Iva.
 
Dopo diversi tira e molla, si è deciso di sottoporre a dibattito pubblico, oltre agli insediamenti industriali, anche le infrastrutture energetiche. Il confronto riguarderà le opere che comportano investimenti complessivi superiori a 300 milioni di euro al netto dell’Iva.
 
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