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AZIENDE

AERtetto per l'ex scuola materna di Lio Piccolo, nella laguna di Venezia

20/07/2018 - Un bene architettonico da restituire alla comunità, un simbolo per la rinascita di un territorio, un edificio per troppo tempo abbandonato che oggi trova finalmente nuova vita. Siamo a Lio Piccolo nella laguna di Venezia e nel comune di Cavallino Treporti. L’ex scuola materna era lì a testimoniare da 25 anni un passato che non c’è più, ma anche un futuro da scrivere. Oggi, anche grazie ad AERtetto può tornare ad essere un punto di riferimento per tutti.
 
Un territorio unico
Silenzio assoluto, paesaggio naturale senza confini, reperti archeologici a testimoniare la presenza romana, ma anche la produzione e la coltivazione di giuggiole. Arrivare a Lio Piccolo, la località della Laguna Veneta compresa nel comune di Cavallino Treporti, è come fare un salto indietro nel tempo. Il contesto è davvero unico, il piccolissimo borgo è costituito da un insieme di isolotti raggiungibili via mare o via terra, circondato dalle tipiche barene della laguna all’interno delle quali si dipana una strada molto panoramica che permette l’accesso provenendo da Treporti. Oggi come allora Lio Piccolo è un sito prevalentemente agricolo, nella cui piazza principale pochi edifici sono lì a testimoniare come si viveva un tempo. Attorno alla chiesetta dedicata a Santa Maria della Neve sorgono una manciata di edifici, tra cui Palazzo Boldù, mentre il paesaggio circostante si caratterizza per la presenza di orti e valli da pesca. L’impressione che il tempo si sia fermato non è del tutto corretta visto che Lio Piccolo ha subito, nel corso dei secoli, notevoli mutazioni territoriali a causa dell’evoluzione morfologica della Laguna di Venezia e di fenomeni naturali come la subsidenza e l’erosione marina determinata dall’azione delle correnti marine.
 
In particolare la sua origine sembrerebbe dovuta al costante accumulo di detriti fluviali portati a valle dai numerosi corsi d’acqua che sfociavano in questi luoghi ed in particolare, data la prossimità, dal fiume Piave. Sebbene oggi il ridottissimo numero di abitanti la facciano apparire come una località sostanzialmente deserta, le testimonianze archeologiche descrivono il luogo come un fiorente scalo commerciale in epoca imperiale romana legato, per contiguità e cultura, a Lio Maggiore e ad Altino. Riferibili a questo periodo sono i ritrovamenti, per metà sott’acqua, dei resti di due grandi case-emporio con ricchi pavimenti in mosaico. 

Lio Piccolo cominciò a decadere verso il XIV secolo soprattutto a causa del peggioramento delle condizioni climatiche ed ambientali; dal XV a gran parte del XVII secolo  probabilmente era abbandonato del tutto. Lo si ritrova con certezza nel 1696 con la costruzione di una chiesa dedicata alla Madonna della Neve, costruita sulle rovine della chiesa di Santa Maria. Divenuta proprietà dei nobili Boldù, questi vi costruirono l’attuale chiesa ridedicata a Santa Maria della Neve e restaurarono nel 1777 il vicino palazzo Boldù risalente alla fine del Seicento. Un intervento complesso che modificò sostanzialmente anche la volumetria dell’edificio, con la realizzazione di un nuovo piano e l’aggiunta di un grande sottotetto destinato a granaio coperto e caratterizzato da una splendida capriata lignea. Un palazzo adeguato alle nuove esigenze dell’attività agricola, ma anche una sede di rappresentanza come confermano gli interventi di abbellimento estetico di quegli anni, come i rivestimenti in pietra d’Istria che contribuiscono ad esaltare la partizione elegante della facciata principale. Una composizione imperniata attorno all’ampio portone con arco ribassato e alla trifora centrale nella quale gli stipiti decorativi si appoggiano su esili poggioli curvilinei.
 
L’ex scuola materna tra passato e futuro
L’insediamento di Lio Piccolo si protrasse senza importanti trasformazioni fino al Novecento, ma dopo il 1950 iniziò il lento declino che lo accompagnò ad un lento ma inesorabile abbandono. Nonostante ciò negli anni ’50 fu costruito, proprio di fronte a Palazzo Baldù, un piccolo edficio dalla volumetria compatta destinato ad ospitare la scuola materna del borgo. Un edificio funzionale, privo di aprticolari valenze artistiche, ma presto diventato elemento importante per la vita della comunità. La progressiva diminuzione della popolazione residente portò purtroppo al suo progressivo abbandono con la chiusura definitiva negli anni ’80. Da allora nulla si mosse fino al 2008 quando l’Amministrazione Comunale di Cavallino Treporti avviò un primo intervento di recupero sul piano terra dell’edificio che ha permesso di restituire l’agibilità degli spazi, finalizzata alla successiva destinazione a spazio espositivo per preziosi reperti archeologici rinvenuti nel territorio. Contestualmente tale intervento aveva previsto anche la messa in sicurezza ed il restauro completo della Chiesa di Santa Maria della Neve e del campanile. Arriviamo così ai giorni nostri quando viene deciso un intervento di qualificazione organico finalizzato a restituire piena funzionalità all’intero edificio, intervenendo a completamento di quanto fatto, ma soprattutto sul primo livello, totalmente inadeguato a ospitare la sede delle associazioni locali.
 
Al piano terra l’edificio ospita oggi un moderno spazio espositivo, mentre nella definizione degli ambienti al primo piano, si è poi pensato di ricavare due piccole aule per le associazioni ed un ambiente più grande destinato a sala conferenze per complessivi 90 mq. Ambienti restituiti alla comunità, spazi di condivisione e confronto, luoghi nei quali rinnovare la memoria attraverso la valorizzazione delle identità e delle specificità del territorio, come conferma l’Arch. Elvio Tuis, R.U.P. del progetto: “Volevamo restituire l’edificio alla comunità che aveva bisogno di nuovi spazi da dedicare a funzioni specifiche, ma anche di ripristinare un simbolo della storia di questo luogo. L’edificio era in cattive condizione e assolutamente inadeguato ad ospitare le nuove funzioni e l’intervento si presentava quindi piuttosto complesso” .
 
L’edificio prima dell’intervento presentava infatti numerosi problemi legati all’inadeguatezza degli spazi, agli impianti obsoleti e completamente da ripensare ed al pessimo stato della copertura oltre all’involucro assolutamente da riqualificare, sia per quanto riguarda le parti piene, sia per le aperture. Insomma un bilancio generale delle condizioni piuttosto complesso che necessitava di un intervento organico, sia per quanto riguarda le parti strutturali e funzionali, sia per ripristinare un’immagine adeguata dell’edificio.

L’intervento ha riguardato il piccolo edificio nel suo complesso – prosegue l’Arch. Tuis -  e abbiamo lavorato su molti fronti. Al piano terra abbiamo completato la dotazione di spazi di pertinenza del Museo, realizzando i servizi igienici e le rampe d’accesso per i disabili. Abbiamo poi rinforzato il solaio del primo livello con l’impiego di travi metalliche che assicurassero stabilità e sicurezza. Al primo piano abbiamo rifatto tutti i massetti, rimosso le partizioni preesistenti e ricostruito i tramezzi con sistemi di partizione leggere a secco. Abbiamo inoltre riprogettato completamente tutti gli impianti inserendo la tecnologia a pompe di calore per riscaldamento e raffreddamento, abbiamo sostituito i serramenti esistenti con una soluzione tecnologicamente più funzionale e performante e predisposto il cappotto termico per tutto l’edificio. Operazioni necessarie per poter dare una nuova spinta alla memoria di questi luoghi”.
 
Il fondamentale recupero della copertura
Per quanto riguarda la copertura l’intervento aveva l’obiettivo di ripristinarne la perfetta funzionalità e di preservare allo stesso tempo l’immagine estetica originale. Lo stato di fatto era quello di un manto di copertura in cattive condizioni e molto disgregato, con coppi mancanti o completamente rotti, l’assoluta assenza di impermeabilizzazione ed una struttura primaria che aveva bisogno di un sostegno adeguato e puntuale per sopportare il nuovo carico. Era per questo necessario intervenire in modo organico sull’intero pacchetto, a partire dalla splendida struttura lignea esistente, come conferma il Geom. Enrico Simionato, titolare dell’impresa Boato Costruzioni che ha eseguito tutti i lavori sull’ex scuola materna di Lio Piccolo: “Abbiamo ricostruito integralmente la capriata lignea sostituendo quella esistente, ma mantenendone il disegno e le geometrie di quella originale. La nuova struttura primaria in legno è stata lasciata a vista per quanto riguarda l’ambiente più grande, la sala conferenze, mentre è stata controsoffittata nelle due stanze più piccole. Sopra la struttura portante è stato posato un nuovo tavolato in legno multistrato, sopra il quale è stato steso l’isolante e la guaina impermeabilizzante. Infine il nuovo pacchetto di copertura è stato completato con l’impiego del sistema AERcoppo® che ha consentito la posa di nuovi coppi, perché è risultato impossibile recuperare gli elementi esistenti in quanto troppo danneggiati”.

Proprio per la definizione e la realizzazione dell’ultimo strato della copertura il contributo dell’impresa è stato fondamentale sia in fase di scelta che, ovviamente, in fase di esecuzione. “In accordo con il RUP e il progettista, abbiamo deciso di proporre una variante rispetto alla soluzione classica di posa dei coppi con malta, che era stata inizialmente prevista – prosegue Simionato - Abbiamo scelto il sistema AERcoppo® perché ci serviva una soluzione leggera, veloce da posare e che garantisse una ventilazione della copertura per aumentare in comfort della sala conferenze.  Le nostre perplessità iniziali non erano dovute al sistema, che sapevamo poteva funzionare perché l’avevamo già visionato in un altro cantiere, ma alla tenuta nel tempo dell’ancoraggio dei coppi”. 
 
La garanzia assicurata da AERtetto ha definitivamente convinto tutti gli attori coinvolti nell’intervento e si è così passati alle operazioni di posa, così sintetizzate da Simionato: “Come sempre accade quando si utilizza una nuova tecnologia è necessario un momento di formazione sul campo. In particolare solo lavorando con la nuova soluzione abbiamo potuto verificare l’adattabilità del sistema alle diverse geometrie della falda. Nel nostro caso la geometria del tetto era piuttosto semplice e non presentava forti pendenze. Ci è quindi servito un po’ di tempo per mettere a punto una procedura che ci permettesse di velocizzare le operazioni, ma direi che ci siamo riusciti. Il sistema si è infatti rivelato facile da montare e perfetto per il nostro progetto. La possibilità di non forare la membrana impermeabilizzante è sicuramente una delle caratteristiche del sistema che abbiamo maggiormente apprezzato”.

Oggi uno degli edifici simbolo di Lio Piccolo è perfettamente utilizzato per le funzioni previste e rappresenta una bella storia di attenzione al contesto e capacità di guardare avanti senza dimenticare la memoria, come sottolinea in conclusione l ’Arch. Tuis: “I lavori sono stati completati lo scorso Dicembre (2017) e nel complesso siamo molto soddisfatti. Ora si tratterà di verificare la bontà delle scelte progettuali a lunga scadenza e come più in generale l’edificio risponderà alle reali esigenze di chi lo vive quotidianamente. Siamo molto contenti di aver restituito a Lio Piccolo un pezzo della sua storia recente perché solo in questo modo possiamo sperare di non dimenticarla”.
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