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NORMATIVA

Condono edilizio, bocciata la legge blocca-demolizioni della Campania

di Paola Mammarella

Corte Costituzionale: le Regioni non possono disporre una sanatoria straordinaria degli abusi in modo autonomo

Vedi Aggiornamento del 13/07/2018
09/07/2018 – No alla legge blocca demolizioni della Regione Campania. Con la sentenza 140/2018, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 2, comma 2, della LR 19/2017 sulla semplificazione e il supporto ai Comuni in materia di governo del territorio, che prevede locazioni al posto delle demolizioni.
 

Abusivismo edilizio, il condono regionale della Campania

In base alla LR 19/2017, i Comuni, in presenza di un prevalente interesse pubblico rispetto alla demolizione, possono acquisire gli immobili abusivi che non siano in contrasto con gli interessi urbanistici, ambientali o di rispetto dell’assetto idrogeologico, per poi locarli o venderli, riservando una preferenza agli ‘occupanti per necessità’.
 
Per dare attuazione alla norma, la Giunta Regionale ha successivamente approvato le linee guida con cui sono stati indicati ai Comuni dei criteri da utilizzare nelle valutazioni.
 
Si tratta di un condono su base regionale, che ufficializza il concetto di abuso di necessità.
 

Abusivismo edilizio, illegittimo il condono regionale

La Corte Costituzionale ha bocciato la norma della Campania affermando che ha cercato di avvantaggiare i responsabili degli abusi edilizi annullando la demolizione e consentendo loro di continuare a vivere negli immobili irregolari.
 
I giudici hanno dichiarato incostituzionale la norma perché in contrasto con l’articolo 117 della Costituzione, in base al quale la tutela dell’ambiente è di competenza esclusiva dello Stato e il governo del territorio rientra nelle materie concorrenti. Questo significa che lo Stato ha il potere di fissare i principi fondamentali, mentre spetta alle Regioni il potere di emanare la normativa di dettaglio. Scendendo nel caso specifico, le sanatorie devono avere una regia nazionale, con regole uniformi in tutto il Paese, e non possono essere disposte con legge regionale.
 
I giudici hanno spiegato che “la sanzione amministrativa della demolizione costituisce un’attività vincolata diretta a ristabilire la legalità mediante il ripristino di una situazione di fatto conforme alla normativa urbanistica ed edilizia”. Leggendo la norma regionale sembra invece che la mancata demolizione e l’acquisizione al patrimonio comunale faccia venir meno l’obbligo di demolizione.
 
“La regolamentazione, da parte dei Comuni, della locazione e dell’alienazione degli immobili acquisiti al patrimonio comunale in seguito all’inottemperanza all’ordine di demolirli - si legge inoltre nella sentenza - sembra prefigurare, una sorta di prelazione nell’assegnazione o nell’alienazione degli immobili acquisiti dagli stessi occupanti, anche nel caso in cui i medesimi occupanti siano stati anche gli autori dell’illecito edilizio sanzionato con la demolizione”.
 
Si verificherebbe quindi, hanno spiegato i giudici, un “condono edilizio straordinario”, ma le Regioni non hanno la potestà legislativa di prevedere una sanatoria per il solo territorio regionale.
 
Bisogna inoltre considerare, ha sottolineato la Corte, che con l’acquisizione al patrimonio comunale il bene diventa pubblico, ma non legittimo sotto il profilo urbanistico-edilizio. Anche in questo caso, l’opera è destinata ad essere demolita.
 

WWF: ‘vittoria della legalità e del buon senso’

La sentenza non solo rappresenta un successo per tutti coloro che si battono contro l’abusivismo edilizio e per curare le ferite del territorio, ma è una vittoria della legalità e del buon senso. È il commento rilasciato sulla questione dal WWF.
 
La sentenza della Corte Costituzionale conferma e rafforza un elemento di chiarezza sull’abusivismo edilizio che, in quanto reato penale, riguarda tutti i cittadini di tutte le regioni, senza alcuna distinzione. Ne consegue, quindi, che la competenza sull’abusivismo edilizio non può che essere statale come il WWF aveva segnalato nelle argomentazioni inviate prima alla Regione Campania e poi al Governo per chiedere che fosse impugnata la legge regionale.
 
Le norme dichiarate incostituzionali rischiavano di essere un pericolosissimo precedente, dando un possibile avvio a sanatorie regionali “fai da te”, incentivando inevitabilmente nuovi abusi per dinamiche a tutti note e stradocumentate.
 
Con la sua decisione odierna la Corte Costituzionale non solo ha introdotto un elemento di tutela per il territorio campano, già ampiamente devastato dal cemento illegale e criminale ma lancia un forte monito per tutte le altre regioni rispetto alla gestione del territorio e alla necessità di azioni di contrasto all’abusivismo “in considerazione della gravità del pregiudizio recato all’interesse pubblico”.
 
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