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Conclusa la metamorfosi del Museo Novecento di Firenze
CASE & INTERNI

Conclusa la metamorfosi del Museo Novecento di Firenze

Riaperta, nella sua nuova veste, anche la permanente Alberto Della Ragione

14/08/2018 - Si è conclusa la metamorfosi del Museo Novecento che - dopo aver presentato lo scorso aprile un importante corpus di progetti espositivi temporanei e di installazioni permanenti – ha riaperto al pubblico, nella sua nuova veste, anche la collezione permanente Alberto Della Ragione.



Completamente riaccessibile, dunque, l'intera superficie del Museo, che dopo aver aperto al pubblico il piano terra e il primo piano, in questa seconda tranche, rimette a disposizione dei visitatori anche il secondo piano e l'altana.



Il piano di valorizzazione organizzato da Mus.e e fortemente voluto dal direttore artistico del museo Sergio Risaliti, prevedeva infatti da una parte il potenziamento della programmazione espositiva e l’alternanza di mostre e progetti temporanei, dall'altra la riorganizzazione degli allestimenti delle collezioni permanenti negli spazi originari, in modo da permettere una fruizione a rotazione del patrimonio.

Nove le sezioni in cui Sergio Risaliti, direttore del Museo, in collaborazione con Eva Francioli, Francesca Neri e Stefania Rispoli, ha scelto di suddividere il nuovo allestimento al Museo Novecento, cadenzando il percorso su generi e temi, in modo da facilitare il visitatore nella scoperta e nella comprensione di questo importante lascito.

Ciascuna delle sezioni racchiude una selezione delle opere – ripensata secondo un criterio di scansione cronologica ed esposizione tematica - donate dall'ingegnere e collezionista Alberto Della Ragione al Comune di Firenze nel 1970. Insieme alla collezione, ritrova degna collocazione, nell'altana del complesso, il Lascito Ottone Rosai.

Lo spazio espositivo al secondo piano è stato profondamente trasformato – spiega Sergio Risaliti -. Ho inteso rinunciare all’effetto ‘camera con vista’, privilegiando l’interno (i dipinti, le sculture) all’esterno (la vista sulla piazza). Rinunciare al magnetismo del Rinascimento significa fare spazio alla scoperta, opera dopo opera, della “poesia” figurativa novecentesca. Concedere il tempo necessario e quieto alla contemplazione, da cui scaturisce la comprensione. Un percorso semplice, chiaro, per temi e generi, decisamente propedeutico. Non va inoltre sottovalutato il fatto che a Firenze non esisteva uno spazio museale adeguato agli standard internazionali. Oggi, con un nuovo allestimento, miglioriamo e aggiorniamo il design degli ambienti espositivi, in un’ottica più contemporanea”. 

Aprono inoltre al pubblico una serie di progetti temporanei che vanno ad aggiungersi ai cinque inaugurati il 21 aprile insieme alle installazioni permanenti che hanno “preso casa” sulla facciata dell'ex complesso delle Leopoldine e all'interno del chiostro.

Vanno dunque ad integrare le mostre già in corso (“Il disegno dello scultore”, “Paradigma: il Tavolo dell'architetto: Mario Cucinella”, “Ulla von Brandenburg: Di un sole dorato”, “Il corpo è un indumento sacro”, “Il Buio. Ai margini della visione”) i progetti “Solo. Emilio Vedova” (26 maggio – 6 settembre), che vede al centro i lavori dell'artista veneziano appartenenti alle collezioni civiche fiorentine insieme ad una selezione di opere provenienti da altre collezioni pubbliche e private, “Tutto è natura. Luciana Majoni” (26 maggio – 6 settembre) dedicato alle fotografie dell'artista, oltre all’installazione relazionale di Massimo Nannucci “Waiting Rooms - Tappeti volanti” (26 maggio - 6 settembre), che vede protagonisti una selezione di tappeti kilim messi a disposizione da Boralevi, e all’anteprima della mostra “Eliseo Mattiacci. Gong” (26 maggio – 14 ottobre), che aprirà i battenti al Forte Belvedere il 2 giugno.




 

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