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PROGETTAZIONE

Ricostruzione Ponte Morandi, Cappochin: ‘necessario fare concorsi e aprirli ai giovani’

di Alessandra Marra

Gli Architetti a favore dell’idea dell’architetto Renzo Piano per la riqualificazione di tutta l’area della Val Polcevera

Vedi Aggiornamento del 17/10/2018
30/08/2018 – Il progetto di ricostruzione del ponte Morandi deve essere attuato mediante concorsi di progettazione che siano trasparenti e possano riconoscere il merito dei giovani architetti.
 
Questa la convinzione di Giuseppe Cappochin, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) che ha appoggiato l’idea dell’architetto Renzo Piano per la ricostruzione del ponte e dell’area sottostante della Val Polcevera.
 

Ricostruzione ponte Genova, CNAPPC: sì a concorsi di progettazione

Il CNAPPC ha accolto con favore la proposta di Renzo Piano che ha sottolineato l’importanza di un progetto di rigenerazione attuato mediante concorsi di progettazione che offrano ai talenti la possibilità di emergere.
 
Per gli Architetti i concorsi di progettazione dovranno essere in due gradi e aperti “per rispondere ai principi di trasparenza, libera concorrenza, pari opportunità, riconoscimento del merito e per selezionare il progetto migliore, garantendo al gruppo vincitore l’incarico degli altri livelli della progettazione, della direzione lavori o, quanto meno, della direzione artistica”.
 

Ricostruzione ponte Morandi e riqualificazione delle aree sottostanti

Cappochin ha dichiarato di essere favorevole ‘all’idea di ponte’ di Renzo Piano perché coinvolge la rigenerazione dell’intera area della Val Polcevera, periferica ma strategica per la città, in un’ottica di un suo rinnovamento economico, tecnologico, sociale oltre che culturale.
 
Cappochin ha poi ricordato l’esigenza strategica di “costruire sul costruito” e di trasformare le periferie degradate in pezzi di città policentrica, chiedendo “con forza al nuovo governo l’elaborazione di un “Piano di Azione Nazionale per le città sostenibili” accompagnato da un programma decennale di finanziamento strutturale per la progettazione e l’attuazione di interventi che, in forma coerente ed integrata, siano finalizzati ad accrescere la resilienza urbana e territoriale, a tutelare l’ambiente e il paesaggio, a favorire la coesione sociale ed a migliorare la qualità abitativa. Un programma che anziché disperdere risorse a pioggia, in mille rivoli, le concentri in progetti integrati, esemplari in termini di eccellenza ambientale, architettonica e di innovazione, riproducibili in diversi contesti”.
 
“L’auspicio del Consiglio Nazionale degli Architetti - conclude - è che l’immensa tragedia che ha colpito Genova possa diventare, attraverso una esemplare rigenerazione dell’area della Val Polcevera, non solo occasione di riscatto della città, ma anche un modello di riferimento per l’elaborazione del “Piano d’Azione Nazionale per le città sostenibili”.
 
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Altri commenti
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Prof. Ing. Antonio Chirico

Prof. Ing. Antonio Chirico Nel caso si proceda con concorso (ma anche se no) ritengo che l'operazione di mera sostituzione del ponte crollato -qualunque sia la soluzione architettonica- non possa rappresentare una soluzione pienamente funzionale dal punto di vista urbanistico, nel senso che con l'occasione che si presenta oggi, si dovrebbe prendere in considerazione un potenziamento dell'infrastruttura (comprendendo anche le gallerie e le rampe di svincolo) a partire da Cornigliano (a ponente) fino all'innesto a levante con la A12 e la A7, con un maggior numero di corsie per evitare l'incolonnamento, che c'è sempre stato e che inevitabilmente si presenterà sul nuovo ponte (ancora a 4 corsie) per l'esigenza di separare le colonne di veicoli nelle diverse direzioni, problema che si concentrerà proprio di nuovo e unicamente sul ponte. (allargare l'impalcato almeno a sei corsie o pensare eventualmente a carreggiate sovrapposte?) Quindi l'occasione è unica e, anche se siamo genovesi, si dovrebbe per una volta pensare più in grande e non al risparmio. Tale soluzione andrebbe a compensare anche i lunghi tempi per la realizzazione della "gronda".

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Prof. Ing. Antonio Chirico

Prof. Ing. Antonio Chirico Nel caso si proceda con concorso (ma anche se no) ritengo che l'operazione di mera sostituzione del ponte crollato -qualunque sia la soluzione architettonica- non possa rappresentare una soluzione pienamente funzionale dal punto di vista urbanistico, nel senso che con l'occasione che si presenta oggi, si dovrebbe prendere in considerazione un potenziamento dell'infrastruttura (comprendendo anche le gallerie e le rampe di svincolo) a partire da Cornigliano (a ponente) fino all'innesto a levante con la A12 e la A7, con un maggior numero di corsie per evitare l'incolonnamento, che c'è sempre stato e che inevitabilmente si presenterà sul nuovo ponte (ancora a 4 corsie) per l'esigenza di separare le colonne di veicoli nelle diverse direzioni, problema che si concentrerà proprio di nuovo e unicamente sul ponte. (allargare l'impalcato almeno a sei corsie o pensare eventualmente a carreggiate sovrapposte?) Quindi l'occasione è unica e, anche se siamo genovesi, si dovrebbe per una volta pensare più in grande e non al risparmio. Tale soluzione andrebbe a compensare anche i lunghi tempi per la realizzazione della "gronda".


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