Carrello 0
RISPARMIO ENERGETICO

Ecobonus, Rete Irene: ‘il nuovo decreto ridurrà gli edifici riqualificati’

di Rossella Calabrese

Le imprese: ‘profonda preoccupazione per i nuovi massimali, che rischiano di essere un grave errore strategico’

Vedi Aggiornamento del 18/09/2018
01/08/2018 - È sotto la lente delle imprese la proposta di revisione dei requisiti tecnici degli interventi beneficiari dell’ecobonus e di introduzione di massimali di costo specifici per singola tipologia di intervento, avanzata nei giorni scorsi dal Ministero dello Sviluppo economico.  
 
La bozza di decreto - afferma Virginio Trivella, Coordinatore Comitato tecnico scientifico di Rete IRENE, il network di Imprese per la Riqualificazione ENergetica degli Edifici - “apre un importante passaggio legislativo che avrà un notevole impatto sulla capacità del meccanismo di incentivazione di produrre i suoi effetti in un settore, quello dell’edilizia, strategico per il Paese e di interesse per molte categorie professionali”.
 
Secondo l’associazione, “sono apprezzabili alcune novità che potranno essere utili per favorire la diffusione degli interventi di riqualificazione energetica degli edifici profonda e integrata. Non possiamo d’altro canto mancare di esprimere una profonda preoccupazione in merito ai nuovi massimali che, a nostro giudizio, rischiano di produrre effetti molto negativi per l’efficacia del sistema di incentivazione”.
 
Una ‘profonda preoccupazione’ quella di Rete IRENE, già espressa in un’analisi diffusa pochi giorni fa.
 
“Tra le conseguenze prevedibili di questo decreto nella versione che ha avuto recente circolazione - oltre a evitare un uso improprio delle risorse pubbliche investite, attraverso la giusta fissazione di limiti economici quantitativi - vi è quella di circoscrivere l’ambito di applicazione dell’ecobonus alle sole attività strettamente inerenti la riqualificazione energetica, escludendo tutte quelle altre che, pur funzionalmente connesse a tali progetti, non influenzano la prestazione energetica dell’edificio e che, eventualmente, sono soggette ad altri tipi di incentivazione”.
 
“Pur comprendendo i motivi che possono giustificare tale impostazione - spiega Trivella -, noi pensiamo che, nell’esecuzione del mandato disposto dall’art. 14, comma 3-ter del DL 63/2013, particolare attenzione debba essere rivolta alla finalità principale dello strumento di stimolo. Questa, secondo una lettura che riteniamo condivisibile, è la creazione delle condizioni affinché sia attuata la trasformazione di un numero di edifici, riqualificati energeticamente, sufficiente a realizzare gli obiettivi, altrimenti irraggiungibili, della Strategia energetica nazionale e delle politiche per la salvaguardia dell’ambiente e della salute”.
 
“Siamo persuasi - prosegue Rete IRENE - che separare gli ambiti di applicazione di incentivi caratterizzati da intensità e modalità applicative molto differenti vada a grave detrimento di tale obiettivo. Le attività che si svolgono nei cantieri reali, infatti, sono sempre una variabile combinazione di interventi con finalità diverse, ciascuna dotata di una propria collocazione nella scala delle priorità dei soggetti chiamati a deliberarle, nella quale la riqualificazione energetica è molto spesso bel lontana dal prevalere”.
 
“La disponibilità di risorse sufficienti ad affrontare anche tutte le attività prioritarie ulteriori rispetto alla riqualificazione energetica (che si tratti di messa in sicurezza, adeguamento a nuove norme o standard qualitativi, recupero di lunghi periodi di trascuratezza manutentiva) è ovviamente una condizione necessaria. La loro insufficienza conduce sistematicamente all’abbandono dei progetti o al ripiegamento su attività indifferibili limitate, tra le quali il miglioramento della prestazione energetica non è mai incluso”.
 
Secondo Rete IRENE, una norma che confermasse i vincoli indicati nella bozza del decreto produrrebbe inevitabilmente alcuni effetti distorsivi:
- l’arbitraria applicazione selettiva a una classe di edifici caratterizzati da particolari condizioni tecniche (semplicità architettonica e, perlomeno, discrete condizioni generali di conservazione), spesso in aperto contrasto con quelle degli edifici meritevoli di riqualificazione energetica;
- la concentrazione della destinazione di risorse pubbliche verso gli edifici per i quali vi è già disponibilità di risorse sufficienti ad affrontare le priorità non coperte dall’ecobonus, con la conseguente grave riduzione della capacità addizionale dello strumento di stimolo e incremento del suo costo netto sul bilancio pubblico;
- in ogni caso, una cospicua riduzione del numero di edifici riqualificati rispetto al caso di un decreto che ponga vincoli meno severi e, con ogni probabilità, anche rispetto alla situazione attuale (già largamente insufficiente a cogliere gli obiettivi menzionati);
- la rinuncia a cogliere l’opportunità di massimizzare una convergenza di benefici, irripetibile in altri settori, inerenti l’impulso all’economia e all’occupazione, la politica energetica, la protezione dell’ambiente e della salute umana.
 
“Siamo consapevoli che tali questioni possano esorbitare rispetto all’ambito del provvedimento in esame e che sarebbe più idonea la loro collocazione a un livello più elevato: non quello tecnico dei decreti, ma quello politico della legge che definisce gli incentivi. Riteniamo però che sia opportuno tenerle in considerazione anche nella scrittura di questo decreto, considerando che la fissazione di limitazioni eccessive rischia di essere, nella prospettiva sopra delineata, un grave errore strategico, mostrandosi del tutto scoordinata dalle ipotesi di miglioramento dell’efficacia degli incentivi che il nuovo Governo sta proprio in questi giorni iniziando a esternare, con le recentissime dichiarazioni dei ministri Di Maio e Toninelli”.
 
“Auspichiamo che il Ministero firmatario del decreto, per il proprio ruolo orientato allo sviluppo economico del Paese, e gli altri dicasteri coinvolti, anch’essi interessati alle ricadute positive di un vasto piano di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare nazionale, sappiano agire con coerenza e lungimiranza, evitando di mettere a rischio uno strumento che, faticosamente, comincia ora a fornire i risultati lungamente attesi” - conclude Virginio Trivella.


#EDILPORTALESONDAGGI: le detrazioni fiscali per i lavori sugli edifici e sugli impianti rappresentano ormai una fetta consistente del lavoro dei progettisti. Ma quanto esattamente? E cosa accadrebbe se fossero ridimensionate o addirittura abolite? Facci sapere la tua opinione rispondendo al sondaggio

 
© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui