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LAVORI PUBBLICI

Bando Periferie, salta l’intesa e Anci rompe con il Governo

di Alessandra Marra

Non c’è l’accordo in conferenza unificata. Antonio Decaro: ‘nessun riscontro agli impegni assunti da Conte’

Vedi Aggiornamento del 18/10/2018
21/09/2018 – Salta l’intesa, che sarebbe dovuta arrivare ieri in Conferenza Unificata, per sanare l’incostituzionalità di una norma che finanziava il bando periferie e l’Anci interrompe le relazioni istituzionali con il Governo.
 
Ad annunciarlo il presidente Antonio Decaro che ha dichiarato: “Non abbiamo trovato riscontro all'impegno che aveva preso con noi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul bando periferie nell'incontro dell'11 settembre. Siamo costretti a interrompere le relazioni istituzionali, nostro malgrado. Torneremo a quei tavoli solo quando il percorso per restituire ai sindaci il miliardo e seicento milioni sottratti, si vorrà avviare davvero”.
 

Bando periferie, Anci rompe con il Governo

Durante l’incontro con il presidente Conte, era stato fissato un percorso in due fasi che prevedeva l’intesa in unificata per sanare la presunta incostituzionalità di una norma che finanziava per 800 milioni di euro il bando periferie e poi l’istruttoria di un iter per inserire nel primo decreto utile le risorse e fissare le procedure per riallocare i fondi.
 
“Oggi in Unificata” ha aggiunto Decaro “era stata messa all’ordine del giorno l’intesa ma il Governo, sollevando un problema di natura tecnica, l’ha tolta”.
 
Di qui la sospensione delle relazioni che riguarderà la conferenza unificata e la conferenza Stato-città: cioè le sedi di concertazione istituzionale tra governo ed enti territoriali dalle quali passano tutti i provvedimenti dell’esecutivo, per l’acquisizione dei necessari pareri.
 
Il Ministro per gli affari regionali e le autonomie Erika Stefani si è difesa così: “L’intesa chiesta da Anci non può essere trattata dalla conferenza unificata ma necessita di un nuovo provvedimento che sarà emanato appena entrerà in vigore la legge di conversione del milleproroghe appena approvata da palazzo madama. La volontà del ministro Erika Stefani e del vice ministro Massimo Garavaglia per trovare una soluzione con Anci è stata massima tanto da inserire nell’ordine del giorno della conferenza la discussione del punto come richiesto dall’associazione dei comuni. Purtroppo, ogni discussione è stata impossibile perché il presidente Antonio De caro ha abbandonato il tavolo impedendo per altro la discussione sugli altri punti all'ordine del giorno della conferenza”.
 
“Al viceministro Garavaglia che ipotizza interessi di parte e alla ministra Stefani che ci accusa di aver abbandonato il tavolo – ha risposto Decaro - ricordo che l’Anci rappresenta tutti i sindaci, a prescindere dalla provenienza geografica o dall’estrazione politica, come dimostra anche la composizione della delegazione al momento della rottura delle relazioni, e che la nostra disponibilità, con l’unico scopo di risolvere il problema, è stata massima dal primo momento. Circostanza che è stata sotto gli occhi di tutti”.
 

Bando periferie: le rassicurazioni del Governo 

Dopo l'interruzione delle relazioni istituzionali da parte dell'Anci arrivano le rassicurazioni del Governo. "Va rilevato - si legge in una nota di Palazzo Chigi - che la Conferenza Unificata non ha potuto affrontare il nodo del bando periferie per un impedimento tecnico-amministrativo legato ai tempi di approvazione del decreto Milleproroghe, ma resta fermo l'impegno del Governo per fare chiarezza sul quadro costituzionale e finanziario di riferimento e per garantire il finanziamento delle spese relative agli interventi già in corso di attuazione".
 
La precisazione della presidenza del Consiglio "conferma la determinazione del Governo a giungere a una soluzione nella direzione già preannunciata, inserendo un emendamento nel corso dell'esame parlamentare di uno dei provvedimenti di urgenza adottati dall'esecutivo".
 

Bando Periferie: l’origine della questione

Il problema è nato dal decreto Milleproroghe, approvato definitivamente ieri dal Senatonel cui testo c’è la norma che blocca i fondi destinati ai progetti vincitori del Bando Periferie, spostando al 2020 l’efficacia di 96 delle 120 convenzioni firmate dai sindaci e dal Governo Gentiloni. Il blocco deciso con il Milleproroghe non riguarda, quindi, i primi 24 Comuni, che possono quindi procedere con l’attuazione del piano, ma i successivi 96, che dovranno “rimodulare gli impegni di spesa e i connessi pagamenti” nei prossimi due anni.
 
Il Governo calcola di ‘risparmiare’ 1 miliardo e 30 milioni di euro (140 milioni di euro per l’anno 2018, 320 milioni di euro per l’anno 2019, 350 milioni di euro per l’anno 2020 e 220 milioni di euro per l’anno 2021). Tali risorse saranno spostate su un nuovo Fondo “da utilizzare per favorire gli investimenti delle città metropolitane, delle Province e dei Comuni, da realizzare attraverso l’utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti”.
 
Dopo le proteste dei Comuni, il Presidente Conte si era reso disponibile ad avviare un percorso per giungere alla migliore soluzione possibile e nei tempi più rapidi.
 
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