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Archeologia industriale, le soluzioni tecniche che hanno fatto la storia
PROGETTAZIONE

Archeologia industriale, le soluzioni tecniche che hanno fatto la storia

di Paola Mammarella

Ex fabbriche, tunnel sotterranei, sistemi per la bonifica di aree malsane in corsa per la nona edizione dei Luoghi del Cuore

24/09/2018 – Siti industriali dismessi, tunnel sotterranei e soluzioni ingegneristiche innovative che hanno reso possibile la bonifica e lo sfruttamento di aree geografiche prima malsane. Sono alcuni dei posti in corsa per l’iniziativa Luoghi del Cuore del Fondo Ambiente Italiano (FAI), giunta alla nona edizione.
 
Vediamone alcuni.
 

Ex Fornace Penna, Sampieri - Ragusa

Dopo il terremoto di Messina del 1908 e la forte domanda di materiali per la ricostruzione, nel 1912 venne realizzata una fabbrica di laterizi, con Forni Hoffmann a sedici camere. Fino a quella data le fabbriche di laterizi di tutta Europa erano state edificate senza curare l'aspetto architettonico. L'Ing. Ignazio Emmolo si recò invece fino in Germania per acquisire le conoscenze su questo tipo di impianti. Al suo rientro rielaborò i suoi studi coniugando le esigenze del ciclo produttivo dei laterizi con la tecnica costruttiva tradizionale della zona, basata sull'uso del calcare forte.
 Foto: Fondo Ambiente Italiano
 

Centrale Elettrica Sipe, Ferrania - Savona

È un gioiello liberty industriale abbandonato in mezzo ai boschi. La centrale elettrica SIPE è stata costruita nel 1916 su progetto dell'architetto milanese Cesare Mazzocchi e oggi appare dimessa. Dal 2016 l'edificio è vincolato dalla Soprintendenza ligure. I disegni di Mazzocchi sono conservati presso l’archivio del Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (MART) e riprodotti presso il Ferrania Film Museum.
 Foto: Fondo Ambiente Italiano

Un'immagine dell'interno
 Foto: Fondo Ambiente Italiano
 

Ponte Tura e la Steccaia, Grosseto

Realizzata nel 1914, è l'opera idraulica più importante della bonifica della Maremma. Il suo ruolo è quello di “turare” l'ingresso dell'acqua dell'Ombrone nel Canale Diversivo e di regolamentarne l'afflusso tramite appositi macchinari e un complesso sistema di chiuse e cateratte.
 Foto: Fondo Ambiente Italiano
 

Cartiera Le Carte, Pescia - Pistoia

La cartiera risale al 1712 e ha continuato a fabbricare carta “a mano” sino al 1992. Nel 2003, grazie ad uno sponsor, l’edificio è stata donato all’Associazione Museo della Carta di Pescia Onlus che nel 2010 ne ha iniziato il restauro.
Qui un'immagine d'epoca
 Foto: Fondo Ambiente Italiano

L'interno
 Foto: Fondo Ambiente Italiano
 

Gualchiera e Mulino Bellu, Tiana - Nuoro

Le opere si trovano all'interno del Museo di Archeologia Industriale "Le Vie dell'acqua". Le gualchiere venivano utilizzate per la follatura dell'orbace, tessuto utilizzato dai pastori per ripararsi dall'acqua e dal freddo dell'inverno.
 Foto: Fondo Ambiente Italiano
 

Valle dei mulini Gragnano, Napoli

In questo luogo, la costruzione dei mulini è iniziata nel Medioevo. Dato che il fiume Vernotico aveva un regime torrentizio e non avrebbe assicurato una portata d’acqua costante, venne costruito un acquedotto che prelevava dalle sorgenti l’acqua con cui si alimentavano le macine e le ruote. L’acqua non veniva mai dispersa, ma recuperata più volte e riutilizzata per alimentare tutti i mulini della valle.
 Foto: Fondo Ambiente Italiano
  

Trabocco Turchino, Marina di San Vito – Chieti

I trabocchi dal Settecento rappresentano un elemento distintivo della costa teatina e, come li ha definiti lo scrittore Gabriele D’Annunzio, “la grande macchina pescatoria, simile allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano”. Oggi nella maggior parte dei casi ospitano attività di ristorazione.
 Foto: Fondo Ambiente Italiano
 

Sito archeologico industriale del tessile, Rasiglia - Perugia

Rasiglia, una frazione del Comune di Foligno, sorge nella valle del Menotre. È stata definita una Venezia di montagna in miniatura, con un intreccio di vicoli e vie d’acqua sorgiva, su cui si affacciano edifici in pietra che furono un tempo mulini, lanifici e tintorie. 
 Foto: Fondo Ambiente Italiano

Il borgo visse un importante sviluppo dal Seicento fino alla prima metà del Novecento. Dopo il terremoto del 1997 il centro si è quasi del tutto spopolato.
 Foto: Fondo Ambiente Italiano
 

Rifugio storico da raccontare, Torino

Costruito durante la Seconda Guerra Mondiale, durante i bombardamenti offriva riparo ai dipendenti del comprensorio industriale Dubosh e Carrozzeria Pinin Farina. Per l’epoca era dotato di tutti i comfort: panche in legno lungo i lati delle gallerie, di cui oggi rimangono le sole staffe di ancoraggio in ferro, un impianto elettrico in tutte le aree, porte antisoffio, latrine portatili, un lavandino e un impianto di ventilazione artificiale.
 Foto: Fondo Ambiente Italiano
 
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