Carrello 0
AMBIENTE

Consumo di suolo, via all’esame delle norme per fermarlo

di Paola Mammarella

Allo studio due disegni di legge con tempistiche differenziate per il raggiungimento dell'obiettivo 'consumo zero'

Vedi Aggiornamento del 18/10/2018
15/10/2018 – Riparte la discussione sulle strategie per contrastare il consumo di suolo. Le Commissioni Agricoltura e territorio del Senato hanno iniziato l’esame congiunto di due disegni di legge, abbinati perché contenenti misure simili.
 
Si tratta del ddl 86 “Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo nonché delega al Governo in materia di rigenerazione delle aree urbane degradate” presentato dalla senatrice Loredana De Petris (Gruppo Misto), e del ddl 164 “Disposizioni per l'arresto del consumo di suolo, di riuso del suolo edificato e per la tutela del paesaggio” presentato dalla senatrice Paola Nugnes (M5S). Quest’ultimo riprende i contenuti del testo elaborato dal Forum “Salviamo il Paesaggio” e messo a disposizione delle forze politiche.
 
I due disegni di legge sono stati presentati a marzo e ora iniziano l’iter per l’approvazione. In apertura dei lavori, il senatore Gianpaolo Vallardi, presidente della Commissione Agricoltura, ha avvertito che sono in itinere altri disegni di legge sul consumo di suolo che potrebbero essere in seguito abbinati per giungere ad un unico testo di legge.
 

Stop al consumo di suolo e rigenerazione urbana

Il ddl 86 definisce il suolo “bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici, anche in funzione della prevenzione e della mitigazione degli eventi di dissesto idrogeologico, delle strategie di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici, della riduzione dei fenomeni che causano erosione, perdita di materia organica e di biodiversità”.
 
Secondo il ddl 164, il suolo riveste un “ruolo fondamentale per la sopravvivenza degli esseri viventi”. Per questo è evidenziata l’indifferibilità delle azioni volte a preservarlo da ulteriori possibili trasformazioni, dai fenomeni di erosione e dalle cementificazioni.
 
Entrambi i ddl vedono nel riuso e nella rigenerazione urbana, nonché nella limitazione del consumo di suolo, princìpi fondamentali in materia di governo del territorio. I testi impongono l'adeguamento degli strumenti di pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistica, prevedono che le politiche di sviluppo territoriale nazionali e regionali favoriscano la destinazione agricola del suolo e affidano il monitoraggio sul consumo di suolo all'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e alle Agenzie per la protezione dell'ambiente delle regioni e delle province autonome.
 

Consumo di suolo, gli obiettivi dei ddl

Anche se entrambi i disegni di legge perseguono l’obiettivo di arresto del consumo di suolo, il ddl 86 prevede step graduali, mentre il ddl 164 prevede misure immediate.
 
Il ddl 86 prevede un consumo di suolo pari a zero entro il 2050, in coerenza con l'obiettivo fissato dall'Unione Europea, demandando alle regioni di definire la riduzione progressiva del consumo di suolo, che dovrà essere pari ad almeno il 20% ogni tre anni rispetto al consumo di suolo rilevato nei tre anni precedenti, sia per il consumo permanente, sia per quello reversibile. 
 
La bozza prevede inoltre la costituzione della cintura verde intorno ai centri abitati, e l’obbligo per i Comuni di censire gli edifici e le aree dismessi, non utilizzati o abbandonati per verificare se possono essere oggetto di un programma di rigenerazione in grado di evitare il consumo di nuovo suolo.
 
Il ddl 146 sancisce invece l'immediato arresto del consumo di suolo e la modifica degli strumenti di pianificazione urbanistica nei Comuni volte ad eliminare le previsioni di edificazione comportanti consumo di suolo in aree agricole, naturali e seminaturali.
 
Per raggiungere questi obiettivi, il ddl introduce una serie di adempimenti a carico dei Comuni, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della norma. Gli adempimenti consistono nell'individuazione delle aree o degli immobili da sottoporre prioritariamente a interventi di riuso e di rigenerazione urbana, nella redazione di una planimetria che individui e delimiti l'area urbanizzata esistente, nella esecuzione di un censimento edilizio comunale che consenta la costituzione di una banca dati del patrimonio edilizio pubblico e privato da recuperare, aggiornata sullo stato del consumo di suolo, nella segnalazione annuale alle Regioni degli immobili che versano in uno stato di degrado tale da arrecare danno al paesaggio.
 
Bisogna ora capire come i due testi verranno amalgamati, operando una scelta sugli obiettivi da perseguire e sulle tempistiche.
 
© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui

x Sondaggi Edilportale
Quanto è equo il compenso dei professionisti? Leggi i risultati