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Westway Architects firma la sede di Italiana Costruzioni
ARCHITETTURA

Westway Architects firma la sede di Italiana Costruzioni

di Rossella Calabrese

Restauro di un villino del primo ‘900 che integra i resti di una domus romana

16/10/2018 - Un villino del 1902, in stato di degrado, con superfetazioni che ne oscuravano la bellezza, e con un piano interrato buio ma perfetto per la sua ultima funzione, quella di sala di doppiaggio.
 
Così si presentava l’immobile - in via dei Villini, nel quartiere Nomentano, fortemente identificato dall’architettura residenziale nata per ospitare la nuova classe borghese emergente ai primi del Novecento - quando Italiana Costruzioni, impresa attiva in tutto il mondo, lo ha scelto per farne il proprio Headquarter romano.
 
Il progetto di restauro e di adeguamento dell’edificio alla nuova funzione di rappresentanza è stato affidato allo studio romano Westway Architects, composto dai soci fondatori Luca Aureggi e Maurizio Condoluci e dagli associati Laura Franceschini e Nicole Cieri.
 
Gli architetti sono partiti dallo studio dell’evoluzione storica del fabbricato e del tessuto urbano in cui esso si colloca. Dalle analisi documentali sono emerse informazioni sull’immobile, ma nulla sul sito e sul motivo per cui il villino è posto ad una quota superiore rispetto alla strada.
 
I primi sopralluoghi hanno reso chiara la successione tra un piccolo volume tecnico adiacente alla strada, una parte centrale piena sotto il giardino pensile antistante e il volume seminterrato nella parte posteriore dell’edificio. La necessità di separare l’ingresso pedonale da quello carrabile ha suggerito di ‘scavare’ sotto il giardino.
 
Ed è qui che è stata fatta una scoperta straordinaria: lo scavo ha riportato alla luce i resti di una domus romana del III secolo dc con un ben conservato pavimento in mosaico decorato con il ‘nodo di Salomone’, cinque tombe, una lucerna con scene erotiche, un rarissimo salvadanaio, aghi crinali e altri preziosi reperti.
 
Il team di lavoro si è quindi avvalso di archeologi e ha intrapreso un intenso e costruttivo dialogo con la Soprintendenza ai beni culturali.
 
Il progetto di Westway Architects
Attraverso un meticoloso lavoro di sottrazione dei volumi, il villino è stato riportato alla volumetria originaria, recuperando il piano seminterrato, prima nascosto. Questo ha permesso di dividere gli accessi pedonale e carrabile e di collocare nel nuovo piano terra, a livello di via dei Villini, le funzioni di accoglienza, adeguate con la nuova dimensione semi-pubblica dello spazio.
 
Qui, con particolare attenzione al patrimonio con il quale ci si confrontava, gli antichi resti sono stati resi visibili e integrati all’interno della reception, i reperti valorizzati in teche alle pareti, un altro pavimento incorniciato da un grande cristallo.
 
L’involucro del villino è stato conservato inalterato e i muri perimetrali consolidati, mentre l’interno è stato completamente svuotato dalle strutture portanti e ripensato tramite la ridistribuzione dei solai, che da cinque sono diventati sei. La nuova organizzazione interna ha reso necessaria la realizzazione di un nuovo corpo scala, staccato dalla parete perimetrale, a partire dal quale vengono ridisegnati i percorsi e la connessione degli uffici.
 
La sopraelevazione di un piano, arretrato rispetto alla facciata principale su via dei Villini, che crea interessanti scorci e doppie altezze, è stata possibile grazie alla creazione di un nuovo nucleo, sviluppato in altezza, portante e funzionale, destinato a ospitare i servizi (toilette, ascensore, cavedi e impianti).
 
Sul fronte e sul retro sono state realizzate due nuove strutture, distanziate dall’edificio tramite lucernari, che permettono di vedere il villino su tutti i lati senza alterarne la percezione volumetrica originaria.
 
Elementi cardine nella progettazione sono stati la luce e la trasparenza. Tutti gli ambienti di lavoro sono illuminati dalla luce naturale che, attraverso i tagli appositamente studiati nelle armadiature divisorie, giunge fino ai corridoi. I pavimenti vetrati lasciano intravedere le antiche fondazioni e il lucernario con le travi in vetro, illumina il cuore della domus.
 
Alla solidità delle murature perimetrali, si contrappone la leggerezza delle strutture vetrate. Gli uffici sono delimitati da pareti vetrate che garantiscono la privacy e un adeguato comfort visivo e acustico. Le armadiature in legno, utilizzate come divisorio, alleggeriscono la massa muraria sostituendo le originarie pareti portanti, danno continuità visiva alle superfici di arredo e integrano al loro interno gli impianti.
 
La scelta dei materiali delimita gli ambienti funzionali: il granito chiaro illumina gli spazi comuni con la sua matericità decisa, la moquette, cromaticamente affine alla tonalità del granito per le aree più riservate, ha anche la funzione fonoassorbente. Nella reception, il ferro segna un ideale percorso temporale all’interno del progetto: nella pavimentazione circonda il mosaico antico definendone il perimetro, incornicia i muri della domus e termina nel bancone, elemento di design contemporaneo.
 
Domus romana, villino del primo ‘900, architettura contemporanea
Il risultato è un’architettura contemporanea in cui emergono, in continuo dialogo, le diverse epoche storiche che la compongono: gli antichi resti della domus romana, la morfologia del villino dei primi del Novecento e il recente intervento di restauro.
 
L’esterno conserva i caratteri architettonici tipici dell’architettura borghese del primo ‘900, che ben soddisfa la nuova funzione di rappresentanza, mentre all’interno, la storia del III secolo dopo cristo è riportata alla luce attraverso soluzioni altamente tecnologiche. L’intervento si è messo al servizio di due discipline, l’archeologia urbana e l’archeologia sperimentale, rispettando i valori della storicità senza rinunciare al carattere contemporaneo del progetto.
 
© Riproduzione riservata

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