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LAVORI PUBBLICI

Concorsi di idee e progettazione, Regioni: non siano obbligatori negli appalti complessi

di Paola Mammarella

Riforma Codice Appalti: il Governo conferma l’intenzione di procedere a breve verso la semplificazione delle procedure

Vedi Aggiornamento del 14/12/2018
23/10/2018 – Dare alle Amministrazioni la possibilità di affidare all'esterno gli incarichi di progettazione complessi, senza obbligatoriamente privilegiare i concorsi di progettazione o di idee, prevedere verifiche solo sui progetti a base di gara e indicare la terna dei subappaltatori solo in fase di aggiudicazione. Sono alcune delle modifiche al Codice Appalti che la Conferenza delle Regioni, insieme a Itaca, ha proposto durante la consultazione voluta dal Ministero delle Infrastrutture (Mit).
 
Il Governo nel frattempo ha confermato la volontà di procedere a breve verso una revisione del Codice che porti allo snellimento delle procedure e allo sblocco dei cantieri.
 

Concorsi di progettazione e idee, no all’obbligo

Al momento, per la progettazione di lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, paesaggistico, agronomico e forestale, storico-artistico, conservativo, nonché tecnologico, le stazioni appaltanti ricorrono alle professionalità interne, purché in possesso di competenze idonee. In caso contrario, l’Amministrazione deve procedere dando priorità al concorso di progettazione o di idee.
 
Le Regioni propongono invece di semplificare le procedure di affidamento della progettazione a professionalità esterne, riducendo i tempi di preparazione delle offerte e di selezione, dando alle Amministrazioni la possibilità di scegliere, dietro adeguata motivazione, se ricorrere al concorso di progettazione o di idee. In questo modo, secondo le Regioni, si potrà dare un’accelerazione delle procedure di spesa pubblica con il soddisfacimento in tempi più celeri della realizzazione delle opere.
 

Ritorno all'appalto integrato

La Conferenza delle regioni ritiene che il ritorno all'appalto integrato ridurrebbe i tempi di realizzazione delle opere. Il tutto, sostengono le Regioni, andrebbe bilanciato con la salvaguardia della qualità del lavoro per evitare fenomeni distorsivi e l'aumento della spesa pubblica. Per questi motivi, l’affidamento dovrebbe avvenire sulla base del progetto definitivo elaborato dall’amministrazione; l'affidamento dovrebbe avvenire con il solo criterio del miglior rapporto qualità/prezzo; si dovrebbe vietare all’operatore economico la presentazione di riserve sul progetto esecutivo redatto dallo stesso; il divieto alle riserve dovrebbe essere contenuto nel bando e nel contratto quale condizione risolutiva espressa.
 

Livelli di progettazione, contenuti in base alla complessità dell’opera

Secondo le Regioni, i contenuti dei tre livelli di progettazione devono essere tarati in base alla complessità delle opere da realizzare. Adesso, si legge nel contributo depositato al Mit, “sia che si tratti della rotonda stradale che di una nuova autostrada, sono previsti gli stessi adempimenti nei tre livelli progettuali”. Le Regioni propongono quindi di ricorrere ai princìpi di proporzionalità e economicità dell’azione amministrativa al fine di evitare che le attività progettuali costino di più delle opere stesse o si impieghi più tempo per progettare che per realizzare l’opera.

Ricordiamo che a metà maggio 2018 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha reso nota la bozza di decreto sui tre livelli di progettazione (progetto di fattibilità tecnica ed economica, progetto definitivo e progetto esecutivo). A inizio maggio 2018 è stata invece diffusa la bozza di decreto per la progettazione semplificata degli interventi di manutenzione ordinaria fino a 2,5 milioni di euro.
 

Manutenzioni straordinarie, progettazione semplificata fino a 2,5 milioni

Le Regioni chiedono di estendere la progettazione semplificata anche alle manutenzioni straordinarie fino a 2,5 milioni di euro. Al momento l’iter semplificato è riconosciuto solo alle manutenzioni ordinarie. Con l’estensione diventerebbe più veloce la realizzazione di opere come il rinnovo e la sostituzione di parti anche strutturali degli edifici, la realizzazione e l’integrazione di servizi igienico- sanitari e tecnologici, che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni d’uso. La modifica, spiega la Conferenza delle Regioni, intende snellire l’attività di progettazione su infrastrutture, scuole e altri immobili pubblici.
 

Verifiche solo sui progetti a base di gara

Dato che la normativa in vigore non specifica su quale livello di progettazione debbano essere condotti i controlli della Stazione Appaltante, le Regioni propongono che, sia negli appalti di lavori sia nell’affidamento dei servizi di progettazione, siano verificati solo i progetti a base di gara.
 

Denuncia dei calcoli delle strutture, no alle deleghe

In base alla normativa in esame, la denuncia dei calcoli delle strutture può essere delegata dal direttore lavori ad un direttore operativo. Secondo la Conferenza delle regioni questa possibilità andrebbe eliminata “poiché la denuncia dei calcoli delle strutture è onere della SA e non può essere delegata all’esecutore e di conseguenza al direttore operativo che andrebbe ad effettuare una verifica sull’attività della SA”. Per le Regioni, la denuncia del calcolo delle strutture, così come nell’edilizia privata, dovrà essere di competenza esclusiva del committente.
 

Subappalto, terna obbligatoria in fase di aggiudicazione

Le Regioni chiedono di indicare la terna dei possibili subappaltatori in fase di aggiudicazione e non già nella fase di presentazione dell’offerta. Questo perché l’indicazione della terna comporta ulteriori oneri in fase di controllo.
 
Piuttosto, suggerisce la Conferenza delle Regioni, negli appalti di lavoro bisognerebbe introdurre una disciplina del subappalto obbligatorio, da utilizzare quando a vincere una gara sia un operatore privo della qualifica necessaria. In questo caso, prima dell’aggiudicazione l’operatore economico dofrebbe indicare il subappaltore.
 

Riforma del Codice Appalti, a che punto siamo

La consultazione sulla riforma del Codice Appalti si è conclusa a settembre, con la presentazione di una serie di contributi da parte degli operatori del settore. Tra questi anche l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), che ha chiesto il ritorno all’appalto integrato e l'Oiceche ritiene necessario mantenere la netta separazione tra i ruoli di progettista e costruttore.
 
In generale, le richieste di modifica partono dalla necessità di arrivare ad un sistema di regole semplici e di facile applicazione, che consentano ai lavori di partire e concludersi in tempi brevi.
 
Prima della pausa estiva, il Ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli ha annunciato “importanti correttivi al Codice Appalti” per bloccare le opere che non riescono a partire e consentire un programma di rigenerazione urbana e riqualificazione immobiliare.
 
Anche il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, ha prospettato una task force per rilanciare gli investimenti pubblici e privati, rallentati dagli effetti indiretti del Codice Appalti.
 
Nei giorni scorsi, il vicepremier Matteo Salvini ha fissato una data certa: “entro novembre – ha affermato durante l’Assemblea Pubblica dei costruttori edili - il famigerato Codice Appalti sarà smontato e riscritto con chi lavora”.
 
E infine il ministro Toninelli ha ribadito dal Saie di Bologna che “le modifiche andranno nella direzione di rendere più snelle le procedure, sbloccando il mondo degli appalti, ma sempre avendo come faro, senza cedimenti possibili, la legalità e l’anticorruzione”.
 
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