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Infrastrutture, Ance: ‘al Sud le risorse per le opere non si trasformano in cantieri’

di Alessandra Marra

Proposta la creazione di una task force per il rilancio degli investimenti e l’eliminazione di inutili duplicazioni burocratiche

Vedi Aggiornamento del 14/02/2020
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04/10/2018 – Linee ferroviarie vecchie, binari unici, strade dissestate e insicure, meno investimenti, fondi europei spesi al ralenti e macchina amministrativa tra le meno efficienti di Europa.
 
Questi alcuni elementi critici che contribuiscono al grande gap infrastrutturale ed economico del Sud, evidenziati dall’Ance nel corso del convegno ‘RAPPORTO SUD - Emergenze e opportunità per far ripartire l’Italia dal Mezzogiorno’.
 

Infrastrutture e investimenti: le criticità del Sud

Ne Rapporto ‘Le infrastrutture per la competitività del Mezzogiorno’ si evidenzia che dal 1990 ad oggi la rete autostradale al Sud è rimasta sostanzialmente invariata mentre in quasi tutti gli altri Paesi europei i chilometri sono aumentati. Stesso discorso per le ferrovie: nel Meridione ci sono circa 45 km per 1.000 kmq di superficie, a fronte dei 65 del Nord e dei 59 del Centro. Per non parlare della linea ad alta velocità che presenta solo 122 collegamenti giornalieri, meno della metà di quelli presenti nell’area settentrionale.
 
Situazione critica anche sul piano degli investimenti: le risorse destinate alle opere pubbliche del Sud non si trasformano in cantieri: tra il 2008 e il 2017 i Comuni hanno visto la spesa in conto capitale ridursi del 38% a fronte di una spesa corrente in aumento del 3,5%.
 
Secondo le analisi dell’Ance, tra fondi Ue e fondo Sviluppo e Coesione, le risorse destinate a interventi alle costruzioni si aggirano intorno ai 44 miliardi di euro. La spesa è ancora al ralenti: a fine giugno 2018, dopo 4 anni e mezzo, l’Italia ha speso solo circa 4,8 miliardi del totale dei fondi strutturali (52 miliardi), pari al 9,3%.
 
Modesta la ripresa degli investimenti in costruzioni: la dinamica positiva del 2017 ha riguardato in entrambe le ripartizioni soprattutto gli investimenti in macchine ed attrezzature, cresciuti del 7% nel Mezzogiorno e del 5,9% nel Centro-Nord. Assai più modesta è stata invece la ripresa nel settore delle costruzioni: se si considera il complesso del periodo 2008-2017, nonostante la leggera ripresa dell’ultimo triennio, il valore degli investimenti in costruzioni è inferiore del -31,3% a quello pre crisi.
 

Rilancio del Mezzogiorno: la ricetta Ance

Secondo l’Ance, affinché le politiche infrastrutturali possano produrre effetti sul livello degli investimenti e sulla crescita economica, occorre rimuovere gli ostacoli che impediscono la spesa effettiva delle risorse disponibili e, al tempo stesso, dare continuità alle scelte intraprese sostenendo e alimentando le misure, finanziarie e normative, previste.
 
Al riguardo l’Ance ha individuato alcune azioni prioritarie per rimuovere gli ostacoli nelle procedure di spesa:
· eliminare i passaggi al CIPE successivi all’approvazione, da parte dello stesso, del Documento pluriennale di pianificazione (DPP) o di altri documenti di pianificazione o programmazione;
· eliminare le inutili duplicazioni di passaggi decisionali tra i Ministeri;
· razionalizzare le attività di controllo della Corte dei Conti, al fine di concentrarne l’azione sulle attività di programmazione iniziale e, successivamente, sull’operato delle amministrazioni;
· creare una task force, all’interno del Governo, per il rilancio degli investimenti. Considerata la frammentazione delle competenze, è opportuno attribuire ad un soggetto unico, dotato di autonomia e indipendenza di giudizio e di valutazione, un ruolo di coordinamento e supervisione per facilitare il complesso processo di realizzazione dei programmi e degli interventi infrastrutturali.
 
La premessa essenziale per un rinnovato impegno pubblico per lo sviluppo del Mezzogiorno, secondo Ance, passa per la riqualificazione, l’ammodernamento e la razionalizzazione delle istituzioni preposte all’amministrazione dello sviluppo e della coesione, per colmare i deficit in termini di risorse umane qualificate, in particolare sul versante della progettazione degli interventi, inefficienze organizzative a livello locale, carenza di coordinamento strategico a livello nazionale e di volontà e/o capacità di attivare efficaci poteri sostitutivi.
 

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