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PROFESSIONE

Centrale per la progettazione delle opere pubbliche, no di OICE e RPT

di Rossella Calabrese

I tecnici: ‘siamo contrari alla proposta di creare un nuovo immenso carrozzone pubblico’

Vedi Aggiornamento del 14/11/2018
29/10/2018 – ‘No alla creazione di una nuova Italstat* per la progettazione delle opere pubbliche’. La proposta di istituire una ‘Centrale per la progettazione delle opere pubbliche’ da integrare nell’Agenzia del Demanio, contenuta nella bozza di legge di bilancio è inaccettabile.
 
È questa la dura presa di posizione della Rete delle Professioni Tecniche (RPT) e dell’Associazione delle società di ingegneria e architettura aderente a Confindustria (OICE) sull’ipotesi di assegnare all’Agenzia del Demanio il ruolo di progettista di opere pubbliche, stazione appaltante e soggetto di committenza delegata da parte di altre Amministrazioni.
 
RPT e OICE, al fine di garantire la qualità delle prestazioni professionali e la trasparenza nel processo di esecuzione delle opere pubbliche, ritengono che sia necessario puntare ad una chiara distinzione tra controllori e controllati, riservando ai liberi professionisti e alle società di ingegneria, la progettazione ed ai pubblici dipendenti il controllo del processo di esecuzione delle opere pubbliche, dalla programmazione al collaudo.
 
Ciò nella consapevolezza che le norme che, sino ad adesso, hanno provato ad invertire i ruoli, affidando la progettazione interna alle stazioni appaltanti ed attribuendo, contestualmente, ai liberi professionisti e alle società di ingegneria, competenze in materia di verifica dei progetti, hanno puntualmente fallito, alimentando varianti in corso d’opera, contenziosi ed incompiute.
 
Per questi motivi, la Rete delle Professioni Tecniche e l’OICE sono contrari alla proposta di creare un nuovo immenso carrozzone pubblico, facilmente schiavo della politica, che non potrebbe assicurare la qualità delle prestazioni professionali, garantite dalla concorrenza e dal mercato.
 
Tutto ciò, alla vigilia dell’entrata in vigore del BIM, appare quasi grottesco: invece di investire risorse per un corposo piano di formazione delle stazioni appaltanti che dovranno imparare a “leggere” i nuovi progetti in BIM, ci si attiva per centralizzare l’attività progettuale mettendo all’angolo gli operatori privati che investono in formazione, innovazione, ricerca per competere sul mercato.
 
Una norma come quella prevista nella legge di bilancio rischierebbe di dare uno schiaffo ai progettisti italiani in un momento in cui tutta la filiera ordinistica e imprenditoriale sta cercando, con forza e determinazione, di superare la grave crisi del settore dei lavori pubblici.
 
Nessuno nega l’esigenza di rafforzare i ruoli tecnici delle Amministrazioni, ma ciò va fatto per le fondamentali fasi di programmazione e controllo del processo di esecuzione delle opere pubbliche e non per attività di progettazione in house, rischiando di riproporre modelli statalisti, certamente anacronistici, più onerosi e senza eguali in Europa.


Italstat, Società Italiana per le Infrastrutture e l'Assetto del Territorio SpA, era la società finanziaria del Gruppo IRI che operava nel campo dell'ingegneria civile. Era la società statale per il settore della progettazione e costruzione di grandi infrastrutture. Fondata nel 1956, è stata acquisita nel 1991 da Iritecna poi diventata Fintecna (Wikipedia).
 
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