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PROFESSIONE

Niente autorizzazioni a chi non paga il professionista, anche se è una P.A.

di Rossella Calabrese

In Basilicata la regola varrà per privati, imprese e pubbliche amministrazioni; nel Lazio per la Regione e le controllate

Vedi Aggiornamento del 20/11/2018
12/10/2018 - Presto anche in Basilicata, per ottenere qualsiasi autorizzazione che abbia richiesto una prestazione professionale, sarà necessario dimostrare di aver pagato il professionista. L’obbligo varrà non solo per i committenti privati ma anche per le pubbliche amministrazioni.
 
Lo prevede la proposta di legge ‘Norme in materia di tutela delle prestazioni professionali e di contrasto all’evasione fiscale’ presentata dai componenti l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale (il presidente Vito Santarsiero, i vice presidenti Antonio e Michele Napoli, i consiglieri segretari Achille Spada e Gianni Rosa).
 
Il testo si propone di tutelare il lavoro svolto dai professionisti e di contrastare l’evasione fiscale e riguarda le prestazioni professionali rese sulla base di istanze presentate alla pubblica amministrazione per conto dei privati cittadini o delle imprese o rese su incarico affidato da una pubblica amministrazione, da un ente pubblico o da una società a prevalente partecipazione pubblica.
 
La Basilicata segue l’esempio della Calabria, prima Regione ad aver istituito questo obbligo, ma fa un passo avanti: oltre che alle prestazioni professionali fornite a privati cittadini e imprese, la Basilicata applica l’obbligo anche alle prestazioni professionali rese su incarico affidato dalle P.A.
 

Il disegno di legge della Basilicata

Il testo prevede che, al momento dell’istanza - che sia autorizzativa o per prestazioni professionali previste dalle norme e dai regolamenti regionali, provinciali e comunali - il soggetto che la presenta deve corredarla, oltre che da tutti gli elaborati previsti dalla normativa, dalla lettera di affidamento di incarico al professionista sottoscritta dal committente.
 
Al momento del rilascio dell’atto autorizzativo o della ricezione di istanze ad intervento diretto, l’amministrazione acquisisce l’autodichiarazione del professionista che ha firmato la prestazione professionale, attestante l’avvenuto pagamento delle spettanze professionali, con l’indicazione degli estremi del relativo documento fiscale.
 
La mancata presentazione della suddetta autodichiarazione costituisce motivo ostativo per il completamento dell’iter amministrativo fino all’avvenuta integrazione. La documentazione è richiesta dagli uffici interessati dall’iter attivato.
 
Per prestazioni professionali svolte su incarico della pubblica amministrazione, di enti pubblici o di società a prevalente partecipazione pubblica, la chiusura delle procedure tecnico-amministrative è subordinata all’approvazione degli atti relativi al pagamento delle spettanze del professionista o dei professionisti incaricati.
 

Presidente Santarsiero: ‘porterò la proposta in Conferenza delle Regioni’

“Si tratta - ha detto il presidente della Regione Basilicata, Vito Santarsiero - di una proposta di legge a tutela del lavoro svolto dai professionisti e di contrasto alla evasione fiscale formalmente sollecitata dalla Fondazione Inarcassa, dagli ordini professionali, oltre che direttamente da professionisti. Si rafforzano i percorsi di trasparenza e rispetto delle prestazioni dei professionisti e siamo altresì certi che tali norme aiuteranno anche a far salire la qualità delle prestazioni stesse”.
 
Il testo è stato inviato alla prima Commissione Consiliare per l’avvio della procedura di esame. “L’augurio - ha concluso - è di chiudere rapidamente l’iter di approvazione”. Santarsiero ha annunciato che si farà carico “di portare la proposta sul tavolo della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee regionali per una discussione congiunta”.
 

Fondazione Inarcassa: ‘bene l’iniziativa della Basilicata. Odg in Lazio’

“Siamo molto soddisfatti che anche la Basilicata si stia avviando ad una legge necessaria, che tutela e rispetta il lavoro dei liberi professionisti - ha commentato Egidio Comodo, il Presidente di Fondazione Inarcassa. “Ancora una volta le realtà territoriali, e il Mezzogiorno in particolare, si sono dimostrate reattive nell’accogliere una delle storiche battaglie di Fondazione Inarcassa a tutela della dignità professionale di centinaia di migliaia di professionisti”.
 
il Presidente Comodo ha espresso l’augurio “che l’iter di approvazione di questa legge si possa concludere rapidamente e che l’esempio e il virtuosismo di queste iniziative regionali siano uno stimolo per affermare questi temi anche a livello nazionale”.
 
“È di queste ultime ore - ha aggiunto Comodo - l’approvazione di un ordine del giorno in tema di equo compenso da parte del consiglio regionale del Lazio che ha l’obiettivo di impegnare la Giunta a garantire questo principio per assicurare migliori condizioni lavorative nel rispetto dei compensi dei professionisti”.
 

L’odg del Consiglio Regionale del Lazio

Secondo l’ordine del giorno di Eleonora Mattia (PD), i professionisti incaricati di prestazioni da parte della Regione Lazio, enti strumentali o società controllate devono vedersi riconosciuto un compenso calcolato secondo i parametri fissati per le diverse professioni dai regolamenti dei rispettivi ministeri, senza clausole vessatorie.
 
“Con questo ordine del giorno - precisa Mattia - impegniamo la Giunta ad adottare il principio dell’equo compenso dei professionisti, nell’affidamento e nell’esecuzione degli incarichi. Da avvocato e consigliera regionale, ho ritenuto sia un dovere applicare la legge anche alle società partecipate della Regione Lazio per evitare che, come spesso accade, per i compensi dei professionisti non si tenga conto delle tariffe fissate per legge, mettendo questi lavoratori in condizioni di discriminazione sul lavoro, penalizzando così gli uomini e, ancora di più, le donne. Un provvedimento necessario per salvaguardare il popolo delle partite Iva, settore importante della nostra economia”.
 

Le precedenti iniziative delle Regioni

La prima Regione ad occuparsi di equo compenso per i professionisti è stata la Toscana che, a marzo 2018, con una Delibera, ha definito le regole per garantire un equo compenso per i professionisti incaricati della progettazione di opere pubbliche.
 
Come già detto, la Calabria, con una legge regionale della fine di luglio, ha istituito l’obbligo di dimostrare di aver pagato il progettista per poter ottenere permessi: la norma prevede che, per ottenere l’autorizzazione richiesta, occorre presentare un documento che attesti il pagamento delle spettanze da parte del committente. In mancanza di questo documento, l’iter amministrativo non può andare avanti.
 
A fine agosto, la Regione Siciliana ha raccomandato agli Assessorati di rispettare le norme sull’equo compenso ed evitare clausole vessatorie. Anche l’iniziativa siciliana ha incassato il plauso di Fondazione Inarcassa.
 

Le altre proposte in campo

La norma calabrese ha ispirato la proposta di FNAILP, la Federazione Architetti Ingegneri Liberi Professionisti, di abolire il Decreto Bersani, rafforzare l’equo compenso e obbligare i committenti a pagare i professionisti, proposta che, secondo la Federazione, si tradurrà presto in un disegno di legge.
 
Pochi giorni fa, la Rete delle Professioni Tecniche ha proposto di introdurre nella Legge di Bilancio 2019 una norma che blocchi l’attività edilizia in mancanza dei documenti che comprovino il pagamento dei progettisti secondo le norme sull’equo compenso.
 
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