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PROGETTAZIONE

Centrale per la progettazione delle opere pubbliche, costerà 100 milioni di euro all’anno

di Paola Mammarella

Ma ai professionisti non piace: ‘proposta aberrante, disegno per l’eliminazione della libera professione’

Vedi Aggiornamento del 14/11/2018
31/10/2018 – La centrale per la progettazione delle opere pubbliche costerà 100 milioni di euro all’anno. Lo prevede l’ultima bozza del disegno di Legge di Bilancio per il 2019, che sta per iniziare il suo iter in Parlamento. e darà lavoro a un numero incerto di persone. 

Il costo della struttura sembra essere l'unica certezza. Le bozze che si stanno susseguendo stanno rivedendo al ribasso il numero di persone che ci lavorerà e aumentando le sue funzioni. Eliminati anche i riferimenti all'Agenzia del Demaio. In base alle prime bozze, la Centrale doveva essere un organismo interno all'Agenzia del Demanio, mentre l'ultimo testo le conferisce un ruolo autonomo.
 

Centrale per la progettazione, dal 2019 100 milioni all’anno

Rispetto alla precedente bozza del 23 ottobre, viene quantificato il costo della nuova struttura. Il ddl autorizza infatti una spesa di 100 milioni di euro annui a partire dal 2019. Non è invece indicato con quali risorse sarà coperto questo costo.
 
Incerto il numero di persone che lavorerà all’interno della centrale per la progettazione. La prima versione aveva stimato un fabbisogno di 500 unità, che è sceso a 400 con il testo del 29 ottobre e a 300 con gli ultimi testi del 30 e del 31 ottobre. Il 70% del personale dovrà avere un profilo tecnico, sia a livello impiegatizio e quadro sia con qualifica dirigenziale.
 

Centrale per la progettazione, le funzioni

Il ddl elenca una serie di compiti che la centrale di progettazione dovrà svolgere:
- progettazione di opere pubbliche e, quindi, prestazioni relative alla progettazione di fattibilità tecnica ed economica, definitiva ed esecutiva di lavori, collaudo, nonché, ove richiesto, anche direzione dei lavori e incarichi di supporto tecnico-amministrativo alle attività del responsabile del procedimento e del dirigente competente alla programmazione dei lavori pubblici;
- gestione delle procedure di appalto in tema di progettazione per conto della stazione appaltante interessata;
- predisposizione di modelli di progettazione per opere simili o con elevato grado di uniformità e ripetitività;
- valutazione economica e finanziaria del singolo intervento.

A queste funzioni, rimaste pressochè invariate in tutte le bozze, gli ultimi testi aggiungono l'assistenza tecnica alle amministrazioni coinvolte nel partenariato pubblico/privato.

Forse per far fronte alle critiche del mondo delle professioni sulla commistione tra i ruoli di controllore e controllato, il testo che arriverà in Parlamento specifica che la Centrale opererà in autonomia amministrativa, organizzativa, funzionale e contabile, sotto la responsabilità di un Coordinatore che ne dirigerà l’attività, la rappresenterà e ne assicurerà l’indipendenza delle valutazioni. Sempre con lo stesso obiettivo, il testo spiega che il personale della Centrale svolgerà le attività di progettazione in piena autonomia e con indipendenza di giudizio nelle valutazioni tecniche, anche attivando opportune collaborazioni con gli altri organi dello Stato aventi competenze per le opere in questione.
 

Centrale per la progettazione, ai professionisti non piace

Nei giorni scorsi Rete delle Professioni Tecniche (RPT) e dell’Associazione delle società di ingegneria e architettura aderente a Confindustria (OICE) hanno espresso un no secco alla creazione della nuova centrale per la progettazione, vista come “una nuova Italstat”, che non crea una netta distinzione tra controllori e controllati, a scapito della qualità.
 
Sulla stessa lunghezza d’onda Inarsind, sindacato degli architetti e ingegneri liberi professionisti. “Ancora una volta si insiste sulla strada della non chiarezza e della commistione di ruoli, di coincidenza tra controllore e controllato”, lamenta Inarsind.
 
Secondo Inarsind, è necessario distinguere i compiti di Pubblica amministrazione e liberi professionisti: pianificazione, programmazione e controllo alla prima, progettazione, direzione dei lavori e collaudo ai secondi.
“Senz’altro – sottolinea Inarsind - le Amministrazioni locali hanno necessità di supporto nella gestione delle opere pubbliche ma non potrà essere una struttura di qualche centinaio di persone, centralizzata e distante dal territorio, a risolvere le problematiche in tema di appalti dei circa 8.000 Comuni italiani e delle altre Stazioni Appaltanti”.
 
“Si continua a non comprendere – conclude inarsind - che pubblico e privato devono e possono essere complementari e non concorrenti sullo stesso piano; per un processo efficace il ruolo di ciascun componente deve essere chiaro e definito, solo in questo modo si evitano conflitti di interesse, concorrenza sleale, contrasti tra comparti che dovrebbero concorrere alla realizzazione del bene comune. Si dica apertamente se il disegno sia l’eliminazione della libera professione e la statalizzazione del processo di realizzazione delle opere pubbliche, ma sia chiaro che non sarà questa la soluzione ai crolli, alla mancanza di manutenzioni, alle difficoltà di gestione, porterà invece alla perdita del prezioso contributo di una categoria che, con la propria preparazione e prendendosi ogni responsabilità in prima persona, ha sempre operato per la risoluzione ottimale dei problemi della collettività”.
 
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