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AMBIENTE

Rischio idrogeologico, proposto un ‘idrobonus’ per ridurlo

di Alessandra Marra

L’Associazione Idrotecnica Italiana chiede al Governo di introdurre una detrazione per le opere anti-dissesto, simile al sismabonus

30/11/2018 – Accelerare l’attuazione di interventi, anche da parte di privati, capaci di attenuare il dissesto idrogeologico, introducendo un’agevolazione per la mitigazione del rischio idraulico e da frana (“idrobonus”) simile al sismabonus.
 
A proporlo l’Associazione Idrotecnica Italiana che ha chiesto al Governo di inserire questa misura come emendamento al disegno di Legge di Bilancio 2019.
 

Dissesto idrogeologico: perché è necessario l’Idrobonus

L’Associazione Idrotecnica Italiana ha fatto notare che, nel corso degli ultimi anni il Governo si è mostrato molto attento alla riduzione del rischio sismico, come dimostrano le forti agevolazioni (detrazioni fino all’85%) legate al sisimabonus.  Pur approvando l’iniziativa, gli specialisti dell’idrotecnica hanno sottolineato come “in Italia il rischio idraulico non è inferiore a quello sismico” visto che “le alluvioni avvengono con frequenza maggiore dei terremoti”.
 
Estendendo le stesse agevolazioni fiscali previste per il sismabonus agli interventi per la riduzione del rischio idraulico, sarebbe possibile ridurre le spese per la riparazione dei danni causati dalle frequenti alluvioni e frane ed uscire dall’ottica dell’emergenza.  
 
Secondo l’Associazione questa ulteriore agevolazione fiscale “comporterebbe una riduzione delle spese a carico dello Stato e degli enti locali, oltre al maggiore ritorno fiscale ed ai benefici conseguenti agli investimenti”. In più, l’agevolazione sarebbe di pronta applicazione perché le zone a rischio sono già delimitate e classificate nei documenti di pianificazione, già redatti in tutta Italia (PAI, PGRA).  
 

Idrobonus: cosa prevede l’agevolazione proposta

In particolare, sarebbero agevolate le misure finalizzate alla riduzione del rischio idraulico, quali:
- la trasformazione delle superfici impermeabili in superfici permeabili;
- la realizzazione di opere per conseguire l'invarianza idraulica rispetto alle condizioni che preesistevano all'edificazione;
- il recupero delle acque meteoriche;
- gli interventi di delocalizzazione dei fabbricati esistenti nelle fasce fluviali e nelle aree classificate a rischio nei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) o nei Piani di Gestione del Rischio di Alluvione (PGRA);
- gli interventi sulle sponde dei corsi d'acqua operati dai proprietari frontisti".
 
L’Associazione propone anche una super detrazione, pari al 90%, per le spese sostenute per gli interventi di delocalizzazione degli edifici esistenti all'interno delle aree classificate a rischio molto elevato (R4) edificati prima della classificazione dell'area.
 
Anche in questo caso, i professionisti abilitati alla progettazione delle opere anti dissesto idrogeologico avrebbero requisiti ben precisi e dovrebbero attestare l'efficacia degli interventi.
 

Mitigazione del rischio idrogeologico: le altre proposte dell’Associazione

Secondo gli esperti idrotecnici, per ottenere effetti efficaci e duraturi sarebbe anche necessaria una legge nazionale che imponga misure per un uso del territorio che:
a) limitino l’impermeabilizzazione del suolo (consumo di suolo);
b) impongano l’invarianza idraulica (che non comporti un incremento della portata defluente sulla superficie del suolo) delle nuove costruzioni, delle ricostruzioni e degli interventi sulle costruzioni esistenti che riguardano le coperture e le aree scoperte pavimentate;
c) corredino gli strumenti urbanistici di uno ” studio idrologico-idraulico ” del territorio, in aggiunta allo “studio geologico”, già da tempo obbligatorio in tutto il territorio nazionale, ed allo “studio agronomico-forestale”, da qualche tempo introdotto in alcune regioni.

Un altro intervento legislativo proposto riguardare il riordino della legislazione che negli anni si è stratificata in materia, ed una chiara individuazione dei soggetti responsabili della manutenzione, della tutela e della vigilanza sui corsi d’acqua e sulle pendici, con un aggiornamento della normativa attuale, che risale ai regi decreti del 1904 e del 1923. Il monitoraggio delle grandezze idrometeorologiche, infatti, oggi è affidato ad una moltitudine di enti locali, con sovrapposizioni in alcune aree e gravi lacune in altre.

Viene ritenuto, infine, necessario supportare con risorse adeguate l’attività di ricerca sul tema del dissesto idraulico del territorio. Questo genere di conoscenze renderebbe possibile, almeno nel medio termine, l’implementazione di efficaci strategie di mitigazione del rischio aventi un robusto fondamento scientifico.
 
© Riproduzione riservata

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