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FOCUS

Le modalità del cambiamento del mercato immobiliare: al Fidec strategie e soluzioni

Interconnettività, mobilità e flessibilità lavorativa tracciano la tendenza generale del momento che è la sharing economy

08/11/2018 -  Calo demografico, mobilità crescente, richiesta di riduzione delle spese. Questi e altri fattori hanno, negli ultimi anni, plasmato il mercato immobiliare. Il cambiamento del settore della compra-vendita del mattone sarà uno dei temi trattati dal Fidec del 21 novembre.

Il Forum Italiano delle Costruzioni vedrà intervenire impresari, architetti e costruttori che hanno saputo reagire a questa trasformazione e hanno portato a termine un percorso di successo. Coloro che hanno una storia da raccontare saranno di ispirazione per tutti i rappresentanti della filiera che presenzieranno al Palazzo del Ghiaccio di Milano, per creare un nuovo network di professionisti uniti in una collaborazione proiettata verso un futuro migliore.

Il Rapporto 2018 dell’Osservatorio sul Mercato immobiliare realizzato da Nomisma, partner del Fidec, riporta segnali di crescita del settore, che, tuttavia, faticano a tradursi in un incremento di valori. Se il ripiegamento previsto si è esaurito, ciò non significa necessariamente l’avvio di una nuova fase espansiva. È necessario, per dare una spinta definitiva al mercato, accrescere gli investimenti diretti all’edificazione e alla riqualificazione.

Nomisma riporta che le famiglie consumatrici italiane sono proprietarie di circa l’81% del patrimonio residenziale utilizzato come abitazione principale o tenuto a disposizione come seconda casa. Ma il deprezzamento che ha colpito il mattone in occasione della fase congiunturale negativa si è tradotta in una perdita di valore della ricchezza reale nelle case del 7% negli ultimi 5 anni.


La diminuzione del potere d’acquisto, unita alle diseguaglianze tra gruppi sociali, si è tradotta in un’accentuata segmentazione della domanda abitativa. La precarietà delle prospettive di rendimento, la gravosità del carico fiscale e questa perdita della ricchezza hanno causato lo spostamento degli investimenti dei risparmiatori verso altri ambiti. Parallelamente, le nuove modalità abitative e lavorative contribuiscono al consolidamento di un modello di società in cui tutto si muove più rapidamente e cambia senza sosta.

Per allinearsi con questa tendenza, le generazioni più giovani fanno crescente uso di servizi come Airbnb e Booking.it o si appoggiano a sistemi di social housing, e sottraggono, in questo modo, ulteriore pubblico al mercato. Interconnettività, mobilità e flessibilità lavorativa tracciano, con sempre maggior precisione, la tendenza generale del momento: la sharing economy. Queste nuove modalità attribuiscono crescente valore a modelli di abitare alternativi e comportano un impatto sempre maggiore sui prezzi degli immobili nei centri urbani.

Anche il calo della natalità rappresenta un deterrente alla domanda di case, in quanto questo fenomeno comporta un cambiamento generale nelle richieste e nelle esigenze abitative. Le tipologie di immobili che fino a poco tempo fa erano ricercate, oggi generano meno consenso. Anziani, single o giovani coppie hanno necessità diverse e impongono ai costruttori parametri inediti su cui basare i progetti. Questa tendenza, tuttavia, insieme a rivoluzionare il mercato, può offrire alla società nuove opportunità.


Esistono oggi, modalità costruttive innovative e sostenibili che permettono l’abbattimento dei costi e una diminuzione del tempo richiesto a livello di edificazione e manutenzione. Case come quelle realizzate off-site, che rappresentano un tema molto caro al Fidec,si pongono come interessante alternativa all’abitazione tradizionale, in termini di impegno economico, di mobilità e di impatto ambientale.

Il World Economic Forum ha, infatti, provato che il settore immobiliare consuma oltre il 40% dell’energia globale ogni anno ed emette il 20% della quantità di gas serra. Questi dati pongono il comparto al primo posto tra i consumatori di risorse e materie prime. Cambiare modalità costruttiva e abitativa è, pertanto, un dovere non solo verso il mercato, ma verso l’intero pianeta. Le imprese edilizie e i progettisti devono mutare il loro approccio per trovare, insieme, soluzioni e risposte al grande problema del cambiamento climatico: tramite la promozione di soluzioni intelligenti e l’incoraggiamentodell’economia del riciclo.

Un buon punto di partenza, all’interno di un percorso diretto versoun abitare più consapevole, resta la valorizzazione del patrimonio esistente. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, partner del Fidec, si pone in prima linea per promuovere una rigenerazione urbana sostenibile che parta dalla tutela dei beni e dal rafforzamento di competitività e attrattività del singolo contesto. Il convegno tenutosi da poco nella sede romana del consiglio ha mostrato come lo sviluppo sostenibile del tessuto urbano possa partire dalla riqualificazione degli edifici degradati, dallo sfruttamento di parti residuali e dal recupero innovativo e funzionale di edifici dismessi.


Questo è il punto su cui il settore edile e la politica devono concentrarsi per convogliare investimenti verso la rigenerazione di un territorio in degrado a causa del cambiamento delle abitudini della società che, se viste sotto un’altra luce, possono costituire, tuttavia, una grande opportunità di rinnovamento.
 

 

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