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PROGETTAZIONE

Riforma Appalti, RPT: ‘no alla centrale di progettazione, meglio una cabina di regia’

di Paola Mammarella

La struttura gestirebbe un fondo di rotazione per finanziare la prima fase della progettazione. Stringono i tempi per ‘smontare e riscrivere’ il Codice

Vedi Aggiornamento del 10/12/2018
22/11/2018 – No alla centrale unica di progettazione per mantenere la separazione tra controllore e controllato nelle gare per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura. A ribadirlo è stata la Rete delle Professioni Tecniche (RPT) intervenuta in audizione sulla riforma del Codice Appalti in Commissione Lavori Pubblici del Senato.
 
Nello stesso giorno è stata audita anche Unionsoa, che ha chiesto di mantenere l’attuale sistema di qualificazione delle imprese.
 
È quindi iniziata l’indagine conoscitiva annunciata a inizio novembre dalla Commissione Lavori Pubblici del Senato. In tutto dovrebbero essere ascoltati più di 35 soggetti. Ognuno proporrà miglioramenti e segnalerà le criticità riscontrate con l’applicazione del Codice Appalti (D.lgs. 50/2016) per arrivare a scrivere un nuovo testo.
 

RPT: no alla centrale unica di progettazione, sì al regolamento unico

Le proposte avanzate dalla Rete delle Professioni Tecniche vertono principalmente sulla centralità della progettazione attraverso il concorso a due gradi, quale strumento ideale per selezionare il miglior progetto per la realizzazione di opere di architettura.
 
Per difendere la centralità del progetto RPT ha ribadito che è necessario mantenere una netta separazione tra i ruoli di “controllore” e di “controllato” nel processo di esecuzione dei lavori pubblici. RPT ritiene che vadano affidati ai pubblici dipendenti il ruolo di verifica e di controllo dell’intero processo di esecuzione di un’opera pubblica (dalla programmazione al collaudo) ed ai liberi professionisti la progettazione, la direzione ed il collaudo dei lavori. La richiesta stride con la centrale unica di progettazione, che dovrebbe essere istituita a partire dal 2019, ma che sta già incassando bocciature e perplessità. I rappresentanti della Rete hanno proposto la trasformazione della centrale della progettazione in una cabina di regia per la programmazione e per la gestione di un fondo di rotazione, "sempre più indispensabile per finanziare la prima fase della progettazione, consentendo così una ripartenza del settore dei lavori pubblici".
 
Secondo RPT, i lavori vanno affidati esclusivamente sulla base del progetto esecutivo, eliminando dal Codice da riscrivere qualsiasi deroga a favore dell’appalto integrato. Va però prevista una progettazione semplificata per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, con l’obiettivo di ridurne i tempi di realizzazione.
 
In audizione RPT ha proposto inoltre di superare la “Soft-Law”, puntando ad un unico regolamento di attuazione del Codice. A oltre due anni dall’approvazione del Codice Appalti, molte linee guida e regolamenti attuativi sono ancora in fase di definizione e in certi casi stanno determinando difficoltà e dubbi applicativi.
 
Secondo RPT è necessario inoltre aprire il mercato dei lavori pubblici agli operatori economici che non hanno avuto la fortuna di lavorare negli ultimi anni, abolendo i limiti temporali nella valutazione del curriculum, abolire la procedura dell’accordo quadro, abbandonare il criterio di selezione del prezzo più basso anche sotto i 40mila euro e rivedere il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa riducendo al minimo il peso ponderale del ribasso del corrispettivo per valorizzare la qualità dell’offerta.
 

UnionSoa: ‘mantenere il sistema di qualificazione’

Tiziana Carpinello, presidente di UnionSoa, ha affermato che bisogna mantenere, pur migliorando, l'attuale sistema di qualificazione. Secondo la presidente, “l'attuale sistema unico di qualificazione garantisce, ormai da 18 anni, al settore degli appalti pubblici, un processo di qualificazione delle imprese nel pieno rispetto di criteri uniformi, come disciplinati dal manuale ANAC. Le SOA – ha aggiunto - oltre a gestire un’enorme mole di documenti, sono già in grado di produrre il fascicolo virtuale dell’operatore economico e sviluppare quindi un dialogo telematico, rapido ed efficace, con l’ANAC, le stazioni appaltanti e le imprese”.
 
"Il sistema - ha continuato - ha permesso a queste società di maturare competenze specifiche e di garantire una sempre maggiore omogeneità nelle procedure di attestazione.  Questo modello di qualificazione, selettivo ed efficace, ha determinato, infatti, insieme alla crisi del settore, una riduzione delle imprese attestate e conseguentemente una riduzione delle SOA”.
 
Resta però la necessità di snellire e semplificare le procedure. Per Carpinello non è più rinviabile un impegno per la digitalizzazione del settore.
 

Codice Appalti, i tempi per definire la riforma

Per completare l’indagine conoscitiva mancano all’appello molte audizioni. I soggetti che interverranno presenteranno molto probabilmente richieste opposte a quelle avanzate dai professionisti.

L’iniziativa dell'indagine conoscitiva arriva dopo la consultazione pubblica lanciata in estate dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, che ha raccolto proposte discordanti da parte degli operatori.

In occasione della consultazione pubblica, per esempio, l’Ance ha chiesto il ritorno all’appalto integrato, ritenendolo più coerente con il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa, mentre Oice ha sottolineato la necessità di separare in modo netto i ruoli di progettista e costruttore.
 
La Rete delle Professioni Tecniche, per continuare, ha chiesto di valorizzare i concorsi di progettazione. Sul versante opposto, la Conferenza delle Regioni e Itaca hanno proposto di dare alle Amministrazioni la possibilità di affidare all’esterno gli incarichi di progettazione complessi, ma di non essere obbligate a bandire concorsi di progettazione o di idee.
 
Quello che è certo è che per giungere ad una sintesi, capace di sintetizzare le richieste e semplificare le procedure, ci vorrà del tempo. Sembra quindi irrealizzabile la promessa del vicepremier, Matteo Salvini, di “smontare e riscrivere il Codice Appalti entro novembre”.
 
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