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RISPARMIO ENERGETICO

Piemonte, pubblicato il nuovo Protocollo ITACA Edifici

di Rossella Calabrese

Sulla legge per la riqualificazione dell’edificato e la rigenerazione urbana ci sono dubbi di incostituzionalità

27/11/2018 - È stato pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione Piemonte il ‘Protocollo ITACA - Regione Piemonte - Edifici’, il sistema di valutazione della sostenibilità degli interventi in edilizia.
 
Il Protocollo, pubblicato nella Delibera 42-7890 del 16 novembre 2018, definisce gli standard tecnici per l’edilizia residenziale e quella non residenziale (attività ricettive, industriali, artigianali, direzionali, scolastiche, ricreative e sportive).
 
La valutazione riguarda l’edificio e le aree di pertinenza esterne, sia per l’edilizia residenziale che per quella non residenziale e va eseguita sia sugli edifici di nuova costruzione che su quelli soggetti a ristrutturazione importante di primo o secondo livello (Decreto 26 giugno 2015).
 
La valutazione della sostenibilità degli edifici è basata su criteri economici, ambientali e sociali. Le aree di valutazione del Protocollo sono cinque:
- qualità dell’aria;
- consumo di risorse;
- carichi ambientali;
- qualità dell’ambiente interno;
- qualità del servizio.
 

Riqualificazione dell’edificato e rigenerazione urbana

A metà novembre, la Giunta regionale ha definito i parametri tecnici, i criteri e le premialità per la realizzazione degli interventi finalizzati alla limitazione del consumo del suolo, alla riqualificazione degli edifici esistenti sotto i profili della sicurezza statica e della prestazione energetica e al miglioramento della qualità ambientale, paesaggistica ed architettonica del tessuto edificato.

Tali parametri, criteri e premialità sono previsti dalla LR 16/2018 per il riuso, la riqualificazione dell’edificato e la rigenerazione urbana, sono articolati in funzione della complessità dell’intervento e riguardano la ristrutturazione edilizia con ampliamento, la certificazione della sostenibilità ambientale ed energetica, il recupero funzionale dei rustici, la rigenerazione urbana, la deimpermeabilizzazione dei suoli, la demolizione selettiva e il recupero dei materiali prodotti, la bonifica del suolo.
 
L’obiettivo è quello di promuovere il ricorso a soluzioni capaci di superare il livello standard di progettazione a vantaggio di interventi davvero innovativi dal punto di vista della sostenibilità urbana.
 

Dubbi sulla legittimità costituzionale della legge

Sulla LR 16/2018 potrebbe però abbattersi una dichiarazione di incostituzionalità: il Governo ha trasmesso alla Regione un ‘Parere di legittimità costituzionale’ con osservazioni, rilievi e critiche al provvedimento, sollevati dai Ministeri della Giustizia e dei Beni culturali.
 
La norma, denunciano i consiglieri regionali di Forza Italia, Andrea Fluttero e Andrea Tronzano, “corre il concreto rischio di essere demolita dalle osservazioni governative”. “La situazione pare estremamente compromessa: se la Regione accettasse le osservazioni mosse dal Governo, la norma perderebbe la già scarsa efficacia che possiede; se va al contenzioso davanti alla Corte, ha poche speranze di successo, visto il tipo di critiche avanzate”.
 
“L’impugnativa - continua Fluttero - ha però un aspetto ancor più grave: la legge ha incorporato in sé, e quindi ‘abrogato’ con la sua entrata in vigore, tre norme fondamentali per l’edilizia e l’economia del Piemonte: recupero dei sottotetti, recupero dei rustici e ‘Piano Casa’. Il Piemonte corre così il concreto rischio di restare privo di ogni norma che aiuti il riuso edilizio, propri o nel momento in cui, con fatica, questo prezioso processo si sta avviando”. “Proporremo l’abrogazione della legge con un provvedimento d’urgenza” - conclude il consigliere.
 
“Sono stati mossi dei rilievi - conferma l’assessore all’Urbanistica, Alberto Valmaggia -. Il primo rimanda alle distanze. Se si demolisce e si mantengono le stesse sagome, nulla da eccepire. Se invece si prevedono ampliamenti in base agli incentivi, concessi dalla Regione in base ai nuovi criteri e alla costruzione, i Ministeri di riferimento sostengono che, stando alla normativa statale, non è possibile ampliare. Se le cose stessero in questi termini, soprattutto nei centri storici non si potrebbe più demolire nulla e tutto resterebbe com’è. Il secondo rilievo rimanda al collegamento tra la legge e il Piano paesaggistico”. “Abbiamo tempo qualche giorno per rispondere, e chiarirci. Confido che le nostre spiegazioni verranno accolte”.
 
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