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LAVORI PUBBLICI

Sarà il 2019 l’anno del nuovo Codice Appalti

di Paola Mammarella

Nel ddl Deleghe per le semplificazioni anche ampliamento dell’edilizia libera e aggiornamento del Codice dei beni culturali e del paesaggio

Vedi Aggiornamento del 12/12/2018
05/12/2018 – Dopo tante segnalazioni e richieste di miglioramento della normativa sui contratti pubblici, il nuovo Codice Appalti dovrebbe arrivare nel 2019. È in fase di definizione il disegno di legge Deleghe per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore che fisserà i princìpi del nuovo Codice Appalti.
 
Ma non solo, perché la bozza del ddl Deleghe per le semplificazioni prevede anche una serie di semplificazioni in materia edilizia.
 

Codice Appalti: semplicità di linguaggio e cantieri veloci

Il nuovo Codice verrà approvato entro un anno dall'entrata in vigore della legge delega. I suoi contenuti saranno quindi definiti nel 2019. Sarà un decreto legislativo che sostituirà integralmente o modificherà la norma del 2016 (D.lgs. 50/2016). Sarà strutturato secondo una serie di princìpi direttivi, primi tra tutti la semplicità di linguaggio e le “ragionevoli proporzioni dimensionali” in modo da eliminare le difficoltà interpretative e consentire una rapida realizzazione dei lavori.
 
Per raggiungere questi obiettivi, il nuovo testo eviterà i rinvii a strumenti di normazione secondaria, conterrà una disciplina opportunamente differenziata applicabile ai contratti pubblici di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria ispirata alla massima semplificazione e rapidità, promuoverà la discrezionalità e la responsabilità delle stazioni appaltanti per assicurare maggiore flessibilità nell’utilizzo delle procedure di scelta del contraente, garantendo la vigilanza collaborativa, elaborerà metodi di risoluzione delle controversie alternativi ai rimedi giurisdizionali.
 

Codice Appalti, addio alle linee guida

Il ddl prevede un unico regolamento attuativo, da approvare entro un anno dall'entrata in vigore del Codice Appalti, abbandonando il sistema di linee guida dell’Anac e di decreti tematici emanati dai Ministeri competenti. L’Anac, in compenso, fornirà delle norme interpretative di natura non regolamentare e non vincolante.
 
Il nuovo regolamento attuativo normerà la nomina, il ruolo e i compiti del responsabile del procedimento, la progettazione di lavori, servizi e forniture e la verifica del progetto, il sistema di qualificazione e i requisiti degli esecutori di lavori e dei contraenti generali, i sistemi di realizzazione dei contratti e la selezione delle offerte, le categorie di opere generali e specializzate, direzione dei lavori e dell’esecuzione, l’esecuzione del contratto, la contabilità, le sospensioni e le penali, il collaudo e la verifica di conformità, la tutela dei lavoratori e la regolarità contributiva, l’affidamento dei contratti di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, le indagini di mercato, la formazione e gestione degli elenchi degli operatori economici, i requisiti degli operatori economici per l’affidamento dei servizi di architettura e ingegneria, i lavori riguardanti i beni culturali e i contratti da svolgersi all’estero.
 

Codice Appalti, prime modifiche nel 2018

Le novità in materia di contratti pubblici non saranno contenute solo nel nuovo Codice Appalti che il Governo adotterà sulla base della Legge “Deleghe per le semplificazioni”. Altre modifiche, ritenute più urgenti, sono contenute nella bozza di decreto legge “Semplificazioni”, che dovrebbe essere approvato entro dicembre.
 
I due testi dovranno quindi coordinarsi tra loro per evitare sovrapposizioni e confusione.
 

Edilizia libera e beni culturali, le altre deleghe

Il disegno di legge prevede anche la razionalizzazione e semplificazione dei titoli edilizi, con l’ampliamento dei casi di edilizia libera per assicurare in tale ambito livelli minimi di semplificazione.
 
Sarà inoltre modificato il Codice dei Beni culturali e del paesaggio revisionando e aggiornando le categorie di beni sottoposti a tutela, i casi in cui è possibile l’alienazione o il trasferimento dei beni culturali appartenenti a soggetti pubblici, la disciplina in materia di archivi.
 
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