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NORMATIVA

Ecobonus, Finco: ‘stabilizzarlo, senza nuovi tetti di spesa’

di Rossella Calabrese

‘Proposte ragionevoli in un Paese che spenderà ben altre cifre per misure sociali comprensibili, ma che poco hanno a che fare con lo sviluppo’

Vedi Aggiornamento del 10/01/2019
19/12/2018 - Ripristinare il 65% per infissi e schermature solari; abbandonare l’ipotesi dei tetti di spesa; stabilizzare le detrazioni per un periodo adeguato. Sono le richieste rivolte al Governo da Finco, la Federazione Industrie Prodotti Impianti Servizi ed Opere Specialistiche per le Costruzioni e la Manutenzione, in vista della definizione della Legge di Bilancio 2019.
 

Camera-Cresme: ‘il 57% delle abitazioni ha fruito dei bonus’

Il dossier di novembre 2018 elaborato dal Servizio Studi della Camera dei Deputati, in collaborazione con il Cresme - ricorda Finco - ha dimostrato ancora una volta l’impatto positivo sull’economia nazionale delle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e, in particolare, per la riqualificazione energetica.
 
Dal 1998 ad oggi si sono, infatti, registrati 17,8 milioni di interventi, ossia in oltre il 57% delle abitazioni italiane stimate dall’Istat (31,2 milioni), per investimenti complessivi pari a 292,7 miliardi di euro. Le previsioni per il 2018 parlano di un volume di spesa complessivo pari a 28.587 milioni di euro, superiore ai livelli del 2017, di cui 3.549 milioni di euro per la riqualificazione energetica e 25.038 milioni per il recupero edilizio.
 
Ma il dato più eclatante - aggiunge FINCO - è il saldo positivo di 23,5 miliardi per il sistema Paese che emerge dallo studio nel decennio preso in esame. “Molti interventi potevano avere un rapporto costo-beneficio più alto? Alcune sostituzioni di infissi sono state fatte per ragioni più estetiche che di efficienza energetica? Va bene: e allora? Non vogliamo considerare che comunque tali misure hanno sostenuto la filiera industriale italiana e la relativa occupazione ed innovazione tecnologica e che in ogni caso si è certamente prodotto un risultato complessivamente assai favorevole?” - afferma Angelo Artale, Direttore Generale FINCO.
 
“Vogliamo dire che altre e diverse soluzioni, certamente efficaci - continua Artale -, sono fattibili in villette mono/pluri familiari e assai meno, talvolta, in litigiosi condomini? E vogliamo dire che queste sono misure pensate soprattutto per i cittadini/contribuenti: sono loro che debbono scegliere, liberamente e in base anche alle proprie disponibilità, quali soluzioni di efficientamento perseguire, senza che si abbia la pretesa di orientarne le scelte, ed il mercato, come attraverso certe campagne, peraltro effettuate con soldi pubblici?”.
 

FINCO: ‘autolesionistico il decremento dal 65 al 50%’

Le misure di incentivazione degli interventi sugli edifici - sostiene Artale - “hanno nel tempo costituito non solo un volano di sviluppo, ed ancor prima una barriera alla de-industrializzazione di questi settori, ma anche uno stimolo all’innovazione, alla stabile emersione del nero sia fiscale che contributivo, all’abbattimento della bolletta energetica del Paese, oltre che, naturalmente, al miglioramento della qualità ambientale, alla riduzione delle emissioni di CO2 ed all’incremento del valore degli edifici”.
 
Alla luce dei dati, secondo FINCO, è “autolesionistico il decremento dal 65 al 50% per gli ecobonus relativi ai settori dei serramenti e delle schermature solari (specie ove, malauguratamente, accoppiati a tetti di costi ammissibili per metro quadrato del tutto fuori dal mercato della qualità)”.
 
FINCO confida dunque che il Legislatore acquisisca definitivamente le verità che emergono dai numeri del documento in questione, e provveda a:
- ripristinare il 65% di detrazione fiscale anche per infissi e schermature solari;
- desistere dall’ipotesi di applicare dei tetti di spesa, peraltro comprensivi della posa in opera, che avrebbero il solo effetto di favorire le produzioni extra nazionali;
- stabilizzare, per un periodo adeguato, tali misure senza dovervi ritornare ad ogni manovra di bilancio (bene l’intenzione del Governo di arrivare sino al 2021 anziché a fine anno prossimo ed al 2024 per il sismabonus).
 
“Si tratta di proposte ragionevoli - conclude Artale - sulle quali ci dovrebbe essere ampio consenso in un Paese dove siamo in procinto di spendere ben altre cifre per misure sociali comprensibili, ma che poco hanno a che fare con lo sviluppo”.
 
© Riproduzione riservata

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