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NORMATIVA

Puglia, il Piano Casa è legge anche per il 2019

di Rossella Calabrese

Tra le novità, la possibilità di ampliare gli edifici non residenziali anche oltre i 1000 metri cubi

05/12/2018 - Il Consiglio regionale pugliese ha approvato la proroga al 31 dicembre 2019 del Piano Casa. Ancora un anno di tempo, dunque, per presentare istanze abilitative per gli incrementi volumetrici fino al 20% nel caso di ampliamento e al 35% nel caso di demolizione e ricostruzione. 
 
“Come negli scorsi anni ci siamo preoccupati di sostenere l’attività edilizia e le necessità abitative, raggiunte senza consumare suolo e simpatizzando per la grande filiera dell’edilizia: professioni tecniche, imprese edili, fornitori e pure comuni con l’incasso degli oneri” - dichiarano Fabiano Amati, primo firmatario, Donato Pentassuglia, Ruggero Mennea e Sergio Blasi, sottoscrittori con i Consiglieri Enzo Colonna e Giuseppe Longo della proposta di legge per modificare gli articoli 5 e 7 della Legge regionale ‘Misure straordinarie e urgenti a sostegno dell’attività edilizia e per il miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale’ (LR 14 del 30 luglio 2009). 
 
Secondo i promotori, “la legge dei bonus edilizi negli ultimi anni ha tenuto in piedi il settore, il provvedimento di oggi la rende valida anche per il 2019, su immobili realizzati entro il 1° agosto 2018. Si tratta di misure che da diversi anni hanno prodotto ricadute positive in termini occupazionali ed economici sul territorio regionale, utili a sostenere l’attività delle imprese del settore edile, soprattutto di piccole dimensioni”.
 

Piano Casa Puglia, le novità

Nel testo finale - spiega il consigliere Colonna - sono stati recepiti alcuni emendamenti. Ad esempio, è stata prevista la possibilità di ampliare, sempre nel limite del 20% della volumetria complessiva esistente e comunque per non oltre 300 metri cubi, gli edifici non residenziali anche di volumetria superiore a 1000 metri cubi

Con una norma interpretativa del testo originario della legge, si precisa che l’intervento edilizio di ricostruzione da effettuare a seguito della demolizione di uno o più edifici possa essere realizzato anche con una diversa sistemazione planovolumetrica o con diverse dislocazioni del volume massimo consentito all’interno dell'area di pertinenza. Si esplicita il divieto di realizzare gli interventi previsti dalla legge su immobili che ne abbiano già beneficiato e che abbiano interamente utilizzato la premialità consentita. 
 
Inoltre, grazie a un emendamento proposto da Colonna, Amati e Zinni, si prevede ora che la realizzazione degli interventi previsti dalla legge sia subordinata alla verifica dell’adeguatezza delle opere di urbanizzazione primaria esistenti a sostenere l’incremento del carico urbanistico. Qualora si accerti la loro insufficienza e sia possibile soddisfare le esigenze urbanizzative con modalità semplificata, il Comune potrà disporre il ricorso al ‘permesso di costruire convenzionato’, uno strumento già consolidato nella prassi e introdotto, a partire dal 2014, nel Testo Unico Edilizia (art. 28-bis), che si pone a metà strada tra il permesso di costruire e il piano di lottizzazione e che prevede la realizzazione di un intervento edilizio sulla base di una convenzione stipulata tra comune e soggetto proponente, nella quale sono specificati gli obblighi, funzionali al soddisfacimento dell’interesse pubblico, che lo stesso privato si assume per ottenere il titolo abilitativo. 

Sebbene di taglio straordinario - ricorda Colonna -, la disciplina, da ormai quasi un decennio, è oggetto di successive proroghe. Prevede, in estrema sintesi, premi volumetrici, da un lato, pari al 20% della volumetria esistente (comunque in misura non superiore a 300 metri cubi) nel caso di ampliamento, e, dall’altro, del 35% nel caso di demolizione e ricostruzione, a condizione che gli interventi siano realizzati nel rispetto di precisi standard in materia di edilizia sostenibile. 

“È indubbio, lo ripeto da tempo, che la materia esiga un intervento normativo organico e strutturale. A tal fine, ricordo, approderà in Consiglio una mia proposta di legge (depositata quasi un anno fa e approvata la settimana scorsa dalla V Commissione) che punta a introdurre, anche nel nostro ordinamento regionale, strumenti (quali la perequazione e la compensazione urbanistica) finalizzati a coniugare la tutela del territorio e interventi antropici di riqualificazione e rigenerazione urbana, nella consapevolezza che solo un approccio integrato ed equilibrato di tutti questi elementi può consentire di rendere effettivo l’obiettivo di una buona urbanistica per la Puglia. Un’iniziativa legislativa, questa, che ben può coordinarsi con il lavoro per una ‘Legge sulla Bellezza’ che l’Assessore Pisicchio sta sviluppando da diversi mesi a questa parte”. 

“In attesa, dunque, di una sistemazione organica della materia, la proroga del Piano Casa consente di continuare ad assicurare sostegno al settore dell’edilizia, soprattutto alle imprese di piccole dimensioni, attraverso misure che non comportano ulteriore consumo di suolo, anzi rigenerano il patrimonio edilizio esistente e migliorano la sostenibilità ambientale e l’efficienza sul piano dei consumi (energia, acqua, gas ecc.). In questo modo si va incontro anche a numerosi cittadini che, per motivi congiunturali, sinora non sono stati nelle condizioni di attuare il proprio intervento edilizio” - conclude Colonna.
 
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