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PROFESSIONE

Partite Iva, ecco come sarà il regime forfetario nel 2019

di Alessandra Marra

Tassa unica al 15% per i professionisti con ricavi fino a 65 mila euro. Eliminati i tetti per personale, beni strumentali e reddito da lavoro dipendente

Vedi Aggiornamento del 08/01/2019
28/12/2018 – Nel 2019 cambia il regime forfettario per le partite Iva: si alza da 30mila a 65 mila euro la soglia dei ricavi che consente di essere tassati con l’aliquota agevolata al 15%.
 
A prevederlo la Legge di Bilancio 2019 che modifica i requisiti di accesso al regime di vantaggio.
 

Partite Iva: i requisiti per il regime forfetario

Il provvedimento estende il regime forfettario, con imposta sostitutiva unica al 15%, ai contribuenti che hanno conseguito nell’anno precedente ricavi, ovvero percepito compensi, fino a un massimo di 65.000 euro.
 
Si tratta di un tetto unico, valido per tutte le attività, mentre con la normativa ad oggi vigente le soglie sono differenziate in base al codice ATECO. 
 
Sono eliminati gli ulteriori requisiti previsti dalla norma attuale: dal 2019, quindi, non sarà più necessario rispettare il limite di 5mila euro per le spese per il personale, il tetto di 20 mila euro per i beni strumentali e il limite di 30 mila euro per il reddito di lavoro dipendente.
 
Infine, coloro che optano per il nuovo regime forfettario saranno esentati dall’obbligo di fatturazione elettronica, in vigore dal 2019.
 

Regime forfettario 2019: chi è escluso

Non possono avvalersi del regime forfetario “gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone, ad associazioni o a imprese familiari, ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte”. Ciò significa che chi possiede quote in società di persone, associazioni e imprese professionali non potrà usufruire del nuovo regime.
 
Inoltre, non accedono al forfettario neanche “le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d'imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro”. La norma appare intesa ad evitare un incentivo indiretto alla trasformazione di rapporti di lavoro dipendente in altre forme contrattuali che godono dell’agevolazione.
 

Regime forfettario agevolato: detrazione spese e adempimenti minori   

Il regime forfettario, istituito dalla Legge di Stabilità 2015, oltre a prevedere a un'unica imposta sostitutiva di quelle dovute con l'aliquota del 15 per cento, non permette di dedurre analiticamente le spese sostenute nell'esercizio dell'attività, ad eccezione dei contributi previdenziali.
 
Sono previsti, però, dei forfait da applicare ai ricavi (coefficienti di redditività) che variano a seconda dei diversi tipi di attività.
 
Inoltre, tale regime permette dei vantaggi sul versante degli adempimenti, che sono fortemente semplificati; ad esempio è previsto l’esonero dalle comunicazioni per lo spesometro, dalla fatturazione elettronica, black list e dichiarazioni d'intento.

 

Partite Iva, agevolazioni per redditi fino a 100mila euro

Per chi non rientra nel regime forfetario, dal 2020 ci sarà un livello intermedio di agevolazioni. Il disegno di legge prevede l’introduzione di un’imposta sostitutiva, con aliquota al 20%, per professionisti e imprenditori che nell'anno precedente hanno registrato ricavi fino a 100mila euro. 
 

Resto al Sud anche per i professionisti e fino a 45 anni

Potranno accedere alle agevolazioni della misura “Resto al Sud” anche i professionisti fino al quarantacinquesimo anno di età. Le agevolazioni fino ad ora hanno riguardato i progetti imprenditoriali presentati da giovani dai 18 ai 35 anni.

Ai fini dell’accesso alle agevolazioni per le attività libero professionali, si prevede che i liberi professionisti: non risultino, nei dodici mesi antecedenti alla presentazione dell’istanza di accesso all’agevolazione, titolari di partita IVA per l’esercizio di un’attività analoga a quella per cui si presenta domanda; mantengano la loro sede operativa in una delle regioni del Mezzogiorno.  
 
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