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PROGETTAZIONE

Mobilità sostenibile e piani strategici, in arrivo 110 milioni di euro

di Paola Mammarella

Assegnate a Città Metropolitane e Comuni le risorse del Fondo progettazione opere prioritarie

Vedi Aggiornamento del 21/12/2018
13/12/2018 – Via libera del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit) al decreto di ripartizione del Fondo per la progettazione delle opere prioritarie.
 
Le risorse sono destinate ai progetti di fattibilità delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari per lo sviluppo del Paese e alla project review delle infrastrutture già finanziate.
 
Saranno utilizzate per finanziare i Piani urbani per la mobilità sostenibile (PUMS) e i piani strategici triennali del territorio metropolitano o, nel caso in cui le Amministrazioni abbiano già definito i PUMS, la predisposizione di progetti di fattibilità o della project review di opere contenute negli strumenti di pianificazione.
 

Fondo progettazione opere prioritarie, ripartiti 110 milioni di euro

I beneficiari delle risorse sono le 15 Autorità Portuali, cui andranno 29,88 milioni, le 14 Città Metropolitane, che avranno 24,9 milioni, i 14 Comuni capoluogo delle Città Metropolitane, che otterranno 29,88 milioni, i 36 Comuni capoluogo di Regione o di Provincia autonoma e i Comuni con popolazione superiore a 100mila abitanti cui saranno destinati 24,9 milioni di euro.
 

Fondo progettazione opere prioritarie da 110 milioni di euro

Il Fondo per la progettazione delle opere prioritarie è stato istituito dall’articolo 202 del Codice Appalti e finanziato con 490 milioni di euro dal Fondo Investimenti della Legge di Bilancio per il 2017 (L.232/2016).
 
All’inizio dell’anno, per il triennio 2018 – 2020 sono stati stanziati 110 milioni di euro, di cui risultano ripartiti 108 milioni in quanto 2 milioni sono stati destinati alla Città Metropolitana di Milano per il potenziamento della strada provinciale “Antica Cassano”.
 
Il decreto di ripartizione in realtà non è mai stato pubblicato a causa del ricorso presentato dalla Regione Veneto perché, prima dell’adozione, non erano state consultate le Regioni. La Corte Costituzionale ha stabilito quindi di procedere nuovamente all’approvazione del decreto, questa volta previo parere positivo della Conferenza delle Regioni.
 
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