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PROGETTAZIONE

Opere fluviali, possono progettarle solo gli ingegneri?

di Paola Mammarella

Dal Consiglio di Stato una panoramica sulle competenze acquisite nei corsi di studio in ingegneria e architettura

14/12/2018 – Gli architetti non possono progettare opere idrauliche, a meno che non si tratti di opere di arredo e conservazione. Con la sentenza 6593/2018, il Consiglio di Stato ha spiegato che individuare in anticipo e con precisione la tipologia degli interventi è fondamentale per il corretto svolgimento delle gare di progettazione.
 

Opere idrauliche: ingegneri o architetti? Il caso

Nel caso esaminato, un Comune aveva bandito una gara per l’esecuzione di opere di sistemazione idraulica forestale, messa in sicurezza e tutela delle risorse naturali qualificate come opere fluviali, di difesa, di sistemazione idraulica e di bonifica, rientranti nella categoria OG 8”.
 
Il progetto esecutivo faceva riferimento a “lavori previsti per la regimazione idraulica” e il bando, tra gli elementi da valutare prevedeva il “valore tecnico delle proposte migliorative proposte” tra cui figuravano le “misure integrative e/o migliorative volte a migliorare la funzionalità idraulica e la mitigazione del rischio con riguardo al contesto ambientale in cui l’opera è inserita”.
 
Il Comune, però, aveva attribuito il punteggio più alto all’offerta tecnica firmata da un architetto. Il Tar aveva giudicato illegittima l’aggiudicazione e, visto che l’opera ormai era stata completata, aveva stabilito il pagamento di un risarcimento a favore del secondo classificato.
 
Secondo il Comune si sarebbe trattato di interventi incentrati principalmente “nella mitigazione dell’impatto dell’opera, nella conservazione della vegetazione circostante, nel trattamento e nella pulizia delle sponde, nell’arredo degli argini, nel taglio selettivo e nel reimpiego di tronchi, nella installazione di stazioni automatiche di rilevamento”, per cui la progettazione non sarebbe stata preclusa ad un architetto.
 

Opere idrauliche, quando la competenza è degli ingegneri

Il Consiglio di Stato, avvalendosi di un verificatore per la corretta qualificazione dell’attività di progettazione, ha accertato che le migliorie proposte nell’offerta tecnica dall’architetto non prevedevano solo interventi accessori e complementari. Si trattava infatti di “soluzioni migliorative volte ad eliminare e/o mitigare i fenomeni idraulici, tra l’altro, formulate all’esito di attività di sopralluogo e studio che direttamente implicavano conoscenza di problematiche afferenti ad opere idrauliche”. Motivi per cui i giudici hanno confermato l’orientamento del Tar.
 
Il CdS ha spiegato che le norme che distinguono le competenze professionali degli ingegneri e degli architetti (RD 2537/1925; DPR 328/2001 e D.lgs. 129/1992) riservano alla competenza comune solo la progettazione delle opere di edilizia civile.  Rientra nella specifica e generale competenza degli ingegneri la progettazione delle opere riguardanti le costruzioni stradali, le opere igienico sanitarie (depuratori, acquedotti, fognatura e simili), gli impianti elettrici, le opere idrauliche, le operazioni di estimo, l'estrazione di materiali, le opere industriali. Sono di esclusiva competenza degli architetti le opere civili che presentano rilevanti caratteri artistici e monumentali. In quest’ultimo caso gli ingegneri hanno comunque una competenza concorrente per la parte tecnica degli interventi costruttivi.
 
Tra i due corsi di laurea, hanno affermato i giudici, c’è un diverso “approccio metodologico generale”. Questo anche se l’autonomia degli atenei permette differenziazioni anche significative nello stesso corso di laurea e se nell’ateneo frequentato dall’architetto fosse presente l’insegnamento di “ingegneria naturalistica”.
 
Il CdS ha però considerato il professionista che aveva presentato l’offerta tecnica privo delle competenze richieste anche se in possesso della laurea specialistica della classe 4S (Architettura e Ingegneria Edile).
 
Se, hanno aggiunto i giudici, il concetto di ingegneria civile può essere interpretato in modo estensivo, “restano di appannaggio della professione di ingegnere le opere che richiedono una competenza tecnica specifica e che esulano dall’edilizia civile rientrante nella comune competenza”.
 
In particolare, ha concluso il CdS, le opere idrauliche riferite a fiumi e corsi d’acqua richiedono capacità professionali per l’analisi dei fenomeni idrologici ed idraulici e presuppongono l’applicazione di specifici metodi di calcolo (statistico, idrologico e idraulico). Si tratta di nozioni che vengono impartite nei corsi di laurea universitari della classe della Ingegneria civile e ambientale, nei cui piani di studio sono inseriti gli insegnamenti riguardanti i settori scientifico disciplinari ICAR/01 “Idraulica” e ICAR/02 “Costruzioni idrauliche e Marittime e Idrologia”. Pertanto, fatte salve eventuali competenze di altri professionisti, come ad esempio i geologi o i dottori agronomi e forestali, gli ingegneri sono i professionisti abilitati alla progettazione di opere idrauliche fluviali e di corsi d’acqua, o “di opere a questa progettazione assimilate o collegate tanto da richiedere l’applicazione di calcoli idraulici”.
 
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