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PROFESSIONE

Progettisti, tutte le opportunità dei Fondi europei 2014-2020

di Paola Mammarella

Cnappc: in Toscana l’esperienza più avanzata di inclusione dei professionisti, ma azioni specifiche ancora in ritardo

08/06/2018 – Come possono fare i progettisti a sfruttare le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea? A questa domanda ha cercato di rispondere il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc) con un rapporto dedicato alla programmazione europea 2014 – 2020.
 

Professionisti come Pmi, la normativa europea e italiana

La Strategia Europa 2020 riconosce al lavoro autonomo un potenziale imprenditoriale. Contrariamente a quanto accaduto in passato, i liberi professionisti sono considerati motore dell’economia come altre attività di impresa. Ma non solo, perché la prestazione intellettuale resa viene recepita come una risorsa a favore della crescita intelligente sostenibile e inclusiva.
 
Se inizialmente i professionisti erano esclusi dai Fondi europei, oggi, in base alla raccomandazione 2013/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2013, e all’articolo 2, punto 28), del regolamento UE 1303/2013, possono invece accedere ai finanziamenti sia erogati direttamente dall’Unione Europea sia attraverso i bandi erogati dalle Regioni nell’ambito dei POR FEESR e FSE.
 
Le normative europee sono state recepite In Italia con la Legge di stabilità 2016, che all’art. 1, comma 821, equipara i liberi professionisti alle piccole e medie imprese nell’accesso ai Piani Operativi POR e PON.
 
Successivamente, con la circolare 8321 del 10 ottobre 2016, l’Agenzia della Coesione territoriale ha chiarito alle Autorità di gestione dei Piani Operativi le indicazioni operative per la corretta predisposizione dei bandi.
 

Professionisti, casa accade nelle Regioni?

Secondo le rilevazioni del Cnappc, a livello regionale, la Regione Toscana, rappresenta l’esperienza più avanzata della nuova collocazione dei liberi professionisti come destinatari dei Fondi Comunitari. Il rapporto evidenzia che è la sola Regione in Italia che ha emesso nel 2017 un’apposita delibera di recepimento che definisce dettagliatamente i requisiti di accesso, ha previsto nel Comitato di sorveglianza una rappresentanza specifica delle professioni sia ordinistiche sia non ordinistiche e ha inoltre emesso bandi FSE specificatamente rivolti ai liberi professionisti (ad esempio contributi per tirocini).
 
Nelle altre regioni, circa la metà prevede la presenza nei Comitati di Sorveglianza di rappresentanti dei liberi professionisti, soprattutto attraverso Confprofessioni, almeno a titolo consultivo. Soprattutto nel Centro Nord, le Regioni hanno cominciato ad emettere bandi FESR esplicitamente rivolti a imprese individuali e liberi professionisti.
 
In generale, conclude il Cnappc, sulla base della nuova normativa, i bandi FESR destinati alle piccole e medie imprese sono aperti anche ai liberi professionisti. In presenza di codici ATECO coerenti con quanto previsto dai bandi, i professionisti possono quindi partecipare anche se non espressamente indicati tra i beneficiari.
 
Tuttavia, secondo il Cnappc, si rileva ancora un ritardo nella qualità e finalizzazione dei bandi che spesso non prevedono azioni specifiche per i liberi professionisti.
 
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