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NORMATIVA

Permesso di costruire, può essere annullato anche dopo anni

di Paola Mammarella

Ma il CdS mette in guardia: deve esserci una ragione di pubblico interesse che va motivata nei dettagli

12/09/2018 – Il permesso di costruire può essere annullato d’ufficio in autotutela anche a distanza di anni. Ma solo per ragioni di interesse pubblico che devono essere adeguatamente motivate. Lo ha spiegato il Consiglio di Stato con la sentenza 5277/2018.
 

Permesso di costruire, come funziona l’annullamento

I giudici hanno fatto una premessa: il permesso di costruire può essere annullato se si scopre che il provvedimento rilasciato in realtà è illegittimo o se sopraggiunge un interesse pubblico alla sua rimozione, che deve però tenere conto delle posizioni giuridiche soggettive consolidate in capo ai destinatari, cioè ai privati titolari del permesso di costruire che viene annullato.
 
L'esercizio del potere di autotutela è dunque espressione di un rilevante potere discrezionale dell’Amministrazione, sulla quale reta però l’obbligo di motivare adeguatamente le ragioni alla base dell’annullamento. L’Amministrazione, quindi, deve spiegare il vizio che inficia il titolo edilizio, l’eventuale malafede del privato che ha indotto in errore l'Amministrazione e individuare l’interesse pubblico in materia di tutela del territorio.
 

Annullamento del permesso di costruire, il caso

Il CdS si è pronunciato sul caso di un Comune che aveva annullato in autotutela due permessi di costruire per il cambio di destinazione d'uso di un fabbricato esistente da autorimessa pubblica in commistione funzionale ad edificio di interesse pubblico e l'ampliamento e completamento funzionale di un edificio di interesse pubblico da destinare a struttura sanitaria ed amministrativa.
 
Una volta realizzata, l’autorimessa sarebbe stata ceduta al Comune ad un prezzo calmierato o, in alternativa, locata, ferma restando la possibilità, in funzione premiale, di realizzare unità terziarie e produttive.
 
Dopo alcuni anni, il Comune aveva annullato i permessi sostenendo che la perdita di parcheggi, dovuta al cambio di destinazione d’uso dell’autorimessa, avrebbe pregiudicato il corretto sviluppo urbanistico della zona.
 
Confermando quanto deciso dal Tar, i giudici del Consiglio di Stato hanno concluso non solo che non ci fossero i necessari presupposti di interesse pubblico, ma anche che le ragioni dell’annullamento non fossero state adeguatamente motivate e che, dopo tanti anni, bisognasse tutelare il legittimo affidamento del privato.
 
Il ricorso del Comune contro la decisione del Tar è stato quindi respinto, confermando così la validità dei permessi di costruire.
 
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