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Andy Warhol. L’alchimista degli anni Sessanta

di Cecilia Di Marzo

Alla Reggia di Monza 140 opere del padre della Pop Art

Andy Warhol, Liza Minelli, 1978
Andy Warhol, Self-Portrait
Andy Warhol, Marilyn, 1967
Andy Warhol, Billy Squier, 1982
Andy Warhol, Ladies and Gentlemen, 1975
Andy Warhol, F. Weisman, 1975
Andy Warhol, Mildred Scheel, 1980
Andy Warhol, Ritratto di Carla n2, 1974
Andy Warhol, J Beuys, 1980-83

28/01/2019 - All'Orangerie della Reggia di Monza, fino al 28 aprile 2019, si tiene la mostra ANDY WARHOL. L’alchimista degli anni Sessanta con esposte le opere di uno degli assoluti maestri del Novecento che meglio ha saputo interpretare la società contemporanea.

La mostra è curata da Maurizio Vanni, prodotta dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e dall’Associazione Culturale Spirale D’Idee in collaborazione con l’Associazione Culturale Metamorfosi, col patrocinio del Comune di Monza e della Regione Lombardia, con la partecipazione nel catalogo realizzato da Silvana Editoriale della The Andy Warhol Art Works Foundation for the Visual Arts.

La rassegna presenta 140 opere del padre della Pop Art, in grado di ripercorrere il suo universo creativo, attraverso le icone più riconoscibili della sua arte, dalle serie dedicate a Jackie e John Kennedy a quelle consacrate al mito di Marilyn Monroe, dalla osservazione critica della società contemporanea, attraverso la riproduzione seriale di oggetti della quotidianità consumista, all’analisi dei altri aspetti come la musica o la rivoluzione sessuale.

Per la sua epoca, Andy Warhol ha rappresentato la figura di un moderno alchimista. L'artista trasforma la materia in forma che incontra il colore e la superficie per poi unirsi alla luce, alla bellezza suprema. Obiettivo sia del pittore che dell'alchimista è quello di trasformare la realtà nella sua espressione più alta.

“Certamente - afferma il curatore, Maurizio Vanni - Warhol era un artista che non si accontentava di ciò che veniva definita realtà, cercava una costante trasmutazione della materia nei suoi passaggi dalla fotografia iniziale alla seta (attraverso il processo serigrafico) verso un'ulteriore immagine su tela o su carta così simile, ma al tempo stesso, così difforme dalla precedente. Nelle serie dell'artista americano, la realtà veniva trasformata, fatta rinascere e virare verso qualcosa in cui tutti potevano riconoscersi: l'oggetto quotidiano che alludeva a qualcosa di altro rispetto alla sua funzione consueta pur rimanendo integro e riconoscibile”.


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