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NORMATIVA

Codice appalti, la riforma non decolla

di Paola Mammarella

Tra annunci di modifiche flash, proposte e ripensamenti sembra che bisognerà attendere i tempi di uno o più disegni di legge

Vedi Aggiornamento del 15/02/2019
30/01/2019 – Tentativi di riforma e messa in mora dell’Italia da parte dell’Unione Europea. Il Codice Appalti sembra tutto da rifare. Professionisti, imprese e Pubbliche Amministrazioni lo considerano troppo complesso e vogliono semplificarlo per evitare il blocco dei cantieri. Bruxelles chiede spiegazioni dopo che il testo non ha superato il controllo di conformità della Commissione UE.
 
Da qualunque punto si guardi la faccenda, i tempi stringono e bisogna far presto con le modifiche. Tutte le strade intraprese per la modifica strutturale del Codice non sembrano però trovare uno sbocco e al momento sono passate solo piccole limature o variazioni temporanee.
 

Codice Appalti, le modifiche approvate

Al momento l’unica modifica reale apportata al Codice Appalti è l’innalzamento temporaneo delle soglie per l’affidamento diretto. In base alla Legge di Bilancio per il 2019, fino al 31 dicembre 2019 le Stazioni Appaltanti potranno procedere all'affidamento di lavori di importo pari o superiore a 40mila euro e inferiore a 150mila euro mediante affidamento diretto previa consultazione, ove esistenti, di tre operatori economici. Per i lavori di importo compreso tra 150mila e 350mila euro si potrà utilizzare la procedura negoziata previa consultazione di almeno dieci operatori economici.
 
Il Decreto Legge “Semplificazioni” ha schematizzato in modo più chiaro le norme sugli illeciti professionali e le cause di esclusione dalle gare. Si tratta di modifiche più che altro formali, adottate per facilitare l’applicazione del Codice.
 

Codice Appalti, in arrivo la ‘Struttura per la progettazione’

Un’altra novità, definita a grandi linee dalla Legge di Bilancio, è la Struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici. Il decreto attuativo che regolerà il suo funzionamento è atteso per domani (31 gennaio), ma forse si dovrà attendere più tempo.
 
Questo nuovo apparato è stato pensato per evitare che gli investimenti in opere pubbliche possano subire ritardi a causa della mancanza di tecnici nelle Pubbliche Amministrazioni. La Struttura potrà quindi fornire supporto alle Amministrazioni contribuendo all’efficientamento energetico e ambientale nella progettazione e alla predisposizione di modelli innovativi progettuali ed esecutivi per edifici pubblici e opere similari e connesse o con elevato grado di uniformità e ripetitività. 
 
Ciò che di più preciso si sa sulla nuova struttura è che costerà 100 milioni di euro all’anno e che al suo interno lavoreranno 300 unità di personale (prevalentemente tecnici) “in piena autonomia e con indipendenza di giudizio nelle valutazioni tecniche”. 
 
Alle associazioni rappresentative dei professionisti sembra che il nuovo ente sottrarrà lavoro e non assicurerà la concorrenza e la qualità dei progetti. Allo stesso tempo, la dotazione di personale appare scarsa per far fronte al fabbisogno di tutte le piccole Amministrazioni.
 
Per capire se i professionisti si sbagliano e se, invece, la nuova struttura opererà in modo efficiente, resta solo da attendere il testo del decreto.
 

Codice Appalti, gli annunci di riforma caduti nel vuoto

Di riforma del Codice Appalti si è iniziato a parlare già in campagna elettorale e durante le prime fasi del nuovo Governo. Al momento tutte le iniziative intraprese sono rimaste lettera morta e gli annunci si sono rivelati privi di fondamento.
 
Prima la consultazione voluta dal Ministro Toninelli per cogliere gli umori degli operatori del settore, poi l'annuncio di una riforma data per ultimata a novembre dal vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, contraddetto dal giro di consultazioni avviato dal Senato a fine ottobre e fermo dal 18 dicembre scorso. 

Durante le consultazioni, la Rete delle Professioni Tecniche (RPT) ha espresso la sua forte contrarietà alla centrale unica per la progettazione. L'Associazione delle società di progettazione (Oice) ha chiesto che sia mantenuto il divieto di appalto integrato a tutela della qualità della progettazione, mentre Finco, Federazione Industrie Prodotti Impianti e Servizi per le Costruzioni, ha sottolineato la necessità di non modificare gli attuali limiti al subappalto. L'Associazione dei costruttori (Ance), ha proposto un intervento normativo immediato, con una sorta di decreto sblocca cantieri. UnionSoa e General Soa hanno, infine, proposto dei meccanismi per rendere la qualificazione aderente alle condizioni in tempo reale delle imprese.
 
A dicembre il Governo ha tentato di inserire una serie di modifiche sostanziali e urgenti al Codice Appalti all’interno del DL “Semplificazioni”. In fase di approvazione, il decreto ha perso quasi tutti i pezzi e i tentativi di riforma veloce si sono tradotti in un nulla di fatto.
 
Sempre a dicembre è arrivato l’ok del Consiglio dei Ministri al disegno di legge 'Deleghe per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore', contenente le linee guida sulla base delle quali verrà riscritto il nuovo Codice Appalti. Il disegno di legge non ha ancora iniziato a muovere i primi passi, ma trattandosi di un insieme di deleghe, riguardanti più argomenti, si può ipotizzare che i tempi non saranno brevi.
 
Per risolvere questo impasse, a gennaio il Governo ha deciso di procedere con un disegno di legge urgente di iniziativa parlamentare che, secondo il capogruppo del M5S in Senato, Stefano Patuanelli, sarà varato subito, in attesa della Legge Delega di riforma del Codice. In realtà, l’unico modo per procedere con urgenza è attraverso un decreto legge, ma devono esserci delle ragioni che ne giustifichino l’utilizzo. I disegni di legge devono sottostare alle tempistiche del Parlamento. Anche se definiti urgenti.
 
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