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NORMATIVA

Durc, più tempo per la regolarizzazione

di Paola Mammarella

Nel decreto Semplificazione anche Fondo di garanzia aperto ai professionisti e adeguamento delle concessionarie ai limiti 80-20 entro il 31 dicembre 2019

Vedi Aggiornamento del 30/01/2019
28/01/2019 – Si alleggerisce la normativa sul Documento unico di regolarità contributiva (Durc). Un emendamento al ddl “Semplificazioni”, presentato dal M5S e approvato dalle Commissioni Lavori Pubblici e Affari Costituzionali del Senato, semplifica la vita ai datori di lavoro che hanno commesso irregolarità nel versamento dei contributi previdenziali.
 

Durc, normativa più leggera

Passerà da tre a ventiquattro mesi il termine entro il quale i datori di lavoro non in regola con i versamenti contributivi dovranno regolarizzare i pagamenti per non essere puniti né con la reclusione né con la multa.
 
Ricordiamo che la normativa in vigore prevede la reclusione fino a tre anni e sanzioni fino a 50mila euro per i datori di lavori che non versano i contributi ai propri dipendenti o che commettono irregolarità nei versamenti.
 

Durc, le irregolarità bloccano i lavori

Nulla dovrebbe cambiare sulle dinamiche che bloccano i lavori in caso di irregolarità contributive.
 
In base alla normativa vigente, l’irregolarità contributiva impedisce il rilascio del documento e fa scattare la sospensione del titolo abilitativo. Con il DM 30 gennaio 2015, che ha introdotto il Durc online, il Durc irregolare non esiste. Nel sistema online, infatti, se le verifiche non danno esiti positivi è prevista una procedura di regolarizzazione. Solo dopo il completamento di questo step può essere rilasciato il Durc.
 
L’intenzione di mettere mano alle norme sul Durc era emersa già in estate. A giugno il vicepremier e Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, ha definito il Durc “elemento di un sistema infernale”. Un’affermazione che ha messo in allarme il mondo sindacale.
 

Durc di congruità

Ricordiamo inoltre che il Durc, tradizionalmente inteso, è diverso dal Durc di congruità, richiesto alle imprese che operano nei cantieri della ricostruzione post calamità.
 
Il documento, rilasciato dalla Cassa Edile competente in base al territorio, attesta che l’incidenza della manodopera impiegata dall’impresa per l’esecuzione dell’intervento è congrua rispetto all’importo delle opere da eseguire o eseguite.
 
Il Durc di congruità è richiesto anche nei lavori di ricostruzione privata che beneficiano di contributi superiori a 50mila euro.



Il ddl Semplificazioni  ribadisce l'equiparazione tra professionisti e Piccole e medie imprese (PMI) e allenta i vincoli del Codice Appalti in materia di concessioni.
 

Fondo di garanzia per PMI e professionisti

Nell'ambito del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, già esistente, è previsto uno stanziamento iniziale di 50 milioni di euro per il sostegno alle PMI e ai professionisti in difficoltà nella restituzione di finanziamenti contratti con banche e intermediari finanziari. Rispetto al Decreto Legge, l'emendamento approvato dalle Commissioni ammette all’agevolazione tutte le PMI e i professionisti, non solo quelli che vantano crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione.
 

Codice Appalti: limite 80 – 20 nelle concessioni

Slitterà al 31 dicembre 2019 il termine a disposizione dei concessionari per adeguarsi ai limiti "80 - 20" previsti dal Codice Appalti. Il Codice Appalti, lo ricordiamo, prevede che per le concessioni di importo pari o superiore a 150mila euro, non affidate con la formula della finanza di progetto o con gara pubblica, la concessionaria ha l’obbligo di affidare con gara almeno l’80% del valore dei lavori, servizi o forniture.

Gli affidamenti in-house, cioè a società controllate dall’Amministrazione, possono ammontare al massimo al 20% del valore. L’importo di 
150 mila euro si riferisce al valore della concessione, non a quello dell’appalto da affidare (con gara o in house). Questo significa che i titolari di una concessione di valore pari o superiore a 150mila euro devono conteggiare nel limite 80-20 tutti i contratti, anche quelli di piccolo importo e i lavori di manutenzione.

Il Codice Appalti ha riconosciuto alle concessionarie un termine di ventiquattro mesi per passare dai vecchi limiti (60 - 40) ai nuovi. I tempi sarebbero scaduti nel 2018, ma in questo modo possono essere riaperti senza sanzioni. 

Un caso a sè, lo ricordiamo, è rappresentato dalle concessionarie autostradali, cui è stato concesso di continuare a operare nell'ambito dei vecchi limiti, con la possibilità di affidare in-house il 40% del valore dei lavori. La scorsa estate l'Unione Europea ha posto però un freno alle deroghe concedendo ad alcune società autostradali una proroga di quattro anni delle concessioni, ma a condizione che siano rispettati i limiti 80 - 20.
 

Pagamenti della Pubblica Amministrazione

Un emendamento approvato dalle Commissioni prevede che siano considerate gravemente inique le clausole che prevedono termini di pagamento superiori a sessanta giorni. La norma non si applicherà nel caso in cui tutte le parti del contratto siano PMI. 

L’emendamento è stato accolto con favore da Finco, Federazione Industrie, Prodotti, Impianti, Servizi ed Opere specialistiche per le Costruzioni. La Presidente, Carla Tomasi, ha auspicato che nel corso della conversione in legge sia aggiunto “che la Stazione Appaltante provvede al pagamento diretto dei titolari di crediti nei confronti del soggetto appaltatore ove quest’ultimo, già pagato, non adempia entro 60 giorni”.
 
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