Carrello 0
NORMATIVA

Equo compenso e costruzioni in zona sismica, tutto resta com’è

di Paola Mammarella

Il Senato approva il ddl Semplificazione ma cancella tutte le proposte di interesse per i progettisti

Vedi Aggiornamento del 08/02/2019
30/01/2019 – Si conclude con un nulla di fatto l’iter in Senato del ddl Semplificazione. Con 142 voti favorevoli, 74 contrari e 10 astensioni, l’Aula ha approvato il testo, che ora passa all’esame della Camera.
 
Delle novità salutate con speranza da professionisti e imprese non rimane nulla. Le misure per la tutela dell’equo compenso, la semplificazione del Testo Unico dell’Edilizia e del Codice Appalti, approvate in un primo momento dalle Commissioni Lavori Pubblici e Affari Costituzionali, sono state poi giudicate non pertinenti dall’Aula del Senato.
 

Equo compenso, nulla di fatto

Si risolve con un buco nell’acqua il pasticcio dell’equo compenso. Il M5S ha presentato un emendamento per vietare alle Pubbliche Amministrazioni di conferire incarichi professionali il cui compenso non fosse proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto. L’emendamento è stato poi ritirato.
 
Poi, la senatrice M5S, Paola Nugnes, ha presentato un altro emendamento sulla materia, che è stato approvato dalle Commissioni. Unico particolare, il testo era formulato in modo errato e, anziché garantire l’equo compenso, sembrava vietare l’utilizzo del DM Parametri per la determinazione dei compensi da porre a base di gara.
 
Il testo sbagliato, approvato in un momento in cui la senatrice si era allontanata dall’Aula, è diventato un caso. Ha suscitato una serie di polemiche da parte dei professionisti fino a che Paola Nugnes ha promesso che avrebbe presentato un testo correttivo direttamente in Senato.
 
E così è stato, ma nel frattempo è arrivata la tagliola del Senato, che ha dichiarato improponibili e non pertinenti tutta una serie di emendamenti già approvati dalle Commissioni. Tra questi quelli sull’equo compenso.
 

Costruzioni in zona sismica e TU Edilizia, tutto resta com’è

Le Commissioni avevano approvato anche la classificazione della rilevanza degli interventi da realizzare in relazione al grado di sismicità delle zone e all’impatto potenziale sulla pubblica incolumità.
 
Ma non solo, perché il pacchetto semplificazioni eliminava il deposito della triplice copia nel momento della presentazione della denuncia da parte del costruttore e snelliva il contenuto minimo del progetto.
 
Per l’alleggerimento di queste procedure bisognerà attendere tempi migliori.
 

Codice Appalti, la riforma arenata

Il ddl Semplificazione doveva essere il veicolo per le prime modifiche urgenti al Codice Appalti. Le aspettative di professionisti e imprese sono state deluse anche questa volta.
 
Sono state subito bloccate le proposte di reintroduzione dell’incentivo alla progettazione svolta dai tecnici dipendenti pubblici, affidamento dei lavori di manutenzione di importo inferiore alle soglie comunitarie sulla base del progetto definitivo, l’utilizzo del criterio del minor prezzo  per i lavori di importo inferiore alla soglia comunitaria da affidare sulla base del progetto esecutivo. Misure che, secondo il Governo, avrebbero ridotto la burocrazia e consentito ai cantieri un iter più spedito.
 
Niente da fare anche per lo slittamento al 31 dicembre 2019 del termine a disposizione dei concessionari per adeguarsi ai limiti ’80-20’ previsti dal Codice Appalti.
 
Confermata invece la semplificazione, solo formale, delle norme del Codice Appalti riguardanti illeciti professionali e cause di esclusione dalle gare. La misura era già contenuta nel decreto legge, quindi l’iter in Senato non ha apportato novità.
 

Sostegno ai professionisti in difficoltà

Prima promosso, poi cancellato, l’emendamento relativo al Fondo di garanzia per PMI e professionisti in difficoltà che, nell’ambito del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese già esistente, prevede uno stanziamento di 50 milioni di euro iniziali per il sostegno alle PMI e ai professionisti in difficoltà nella restituzione di finanziamenti contratti con banche e intermediari finanziari. 
 

Durc, la flebile speranza

La proposta di allungamento dei termini per i datori di lavoro non in regola con il Durc, che avrebbe concesso ai datori di lavoro 24 mesi (dai 3 oggi vigenti) per mettersi in regola con i versamenti contributivi senza rischiare la reclusione o la multa, è stata poi trasformato in ordine del giorno, ma non posto in votazione.
 
© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui

x Sondaggi Edilportale
Come cambia l’edilizia italiana: la professione Partecipa