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NORMATIVA

Equo compenso per i professionisti, a che punto siamo

di Paola Mammarella

Le norme che legano la parcella alla qualità e quantità del lavoro svolto ci sono, ma il fenomeno dei bandi a 1 euro può definirsi estinto?

Vedi Aggiornamento del 14/02/2019
25/01/2019 – Equo compenso sì, ma non troppo. Potrebbe essere sintetizzata in questo modo la situazione di molti professionisti italiani. Hanno combattuto e ottenuto norme che legano i compensi alla quantità e qualità del lavoro svolto, ma senza raggiungere in pieno l’obiettivo di un pagamento certo e commisurato all’impegno profuso per lo svolgimento dell’incarico.
 
Da una parte il fenomeno dei bandi a 1 euro non può dirsi completamente estirpato. Dall’altra le associazioni dei professionisti stanno reagendo con proposte di legge statali e norme regionali che prevedono il blocco dell’attività edilizia a chi non dimostra di rispettare le norme sull’equo compenso.
 

Equo compenso, la normativa italiana

Sono diverse le norme adottate per la tutela dell’equo compenso.
 
Il Codice Appalti (D.lgs. 50/2016) stabilisce che i corrispettivi a base di gara devono obbligatoriamente essere quantificati in base al Decreto Parametri (DM 17 giugno 2016).
 
Il Decreto Fiscale (Legge 172/2017) ha spiegato che è considerato equo il compenso determinato, tenuto conto del Decreto Parametri, in maniera proporzionale alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione.
 
La Legge di Bilancio 2018 ha fatto un passo in più stabilendo che il compenso, per essere equo, deve essere determinato obbligatoriamente sulla base del Decreto Parametri, e non solo “tenendo conto” del DM Parametri.
 

Equo compenso, i bandi a 1 euro e le proposte di legge in sospeso

La battaglia sull’equo compenso è nata dopo una serie di episodi in cui le Amministrazioni hanno bandito gare prevedendo un compenso simbolico a favore dei progettisti che, a loro avviso, sarebbero stati pagati con un’utilità economica immateriale, cioè con l’esperienza e un ritorno di immagine.
 
La normativa sull’argomento non è riuscita a bloccare completamente il fenomeno, tanto che le iniziative legislative sull’equo compenso continuano.
 
Nei giorni scorsi, durante la discussione sul ddl “Semplificazioni”, il M5S ha presentato un emendamento per vietare alle Pubbliche Amministrazioni di conferire incarichi professionali il cui compenso non fosse proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto. L’emendamento è stato poi ritirato.
 
L’equo compenso non sembra inoltre essere garantito in tutte le fasi della progettazione e della realizzazione di un’opera. In autunno il M5S ha presentato un disegno di legge per evitare che i corrispettivi del coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione possano essere soggetti a ribassi.
 
Dati i tempi ingessati del Parlamento, il ddl non ha ancora iniziato il suo iter. La senatrice M5S, Paola Nugnes, ha quindi tentato di riproporre i contenuti con un emendamento al ddl “Semplificazioni”. La prima versione approvata, rivelatasi poi errata e mal formulata, sembra quasi negare l'obbligo di utilizzo del Decreto Parametri e ha scatenato un'ondata di proteste da parte dei professionisti, tra cui Fondazione Inarcassa, che ha esortato il mondo della politica a non trattare argomenti fondamentali "con superficialità e approssimazione, generando contraddizioni e atteggiamenti del tutto schizofrenici". Il testo è stato poi corretto e sarà portato in Aula come subemendamento per sostituire l'emendamento errato.

Anche la Federazione Nazionale Architetti e Ingegneri Liberi Professionisti (FNAILP) è intervenuta sulla vicenda: il presidente Pasquale Giugliano, allarmato dall’emendamento che “sarebbe stato un forte passo indietro che avrebbe riportato i professionisti nella giungla della mancanza di riferimenti tariffari e del più scellerato libero mercato”, ha chiesto spiegazioni alla senatrice Paola Nugnes, ricevendo la rassicurazione che “il comma relativo ai compensi è un errore materiale che sarà corretto in Aula”. Il presidente di FNAILP ha ricordato alla senatrice Nugnes la necessità urgente di porre in essere politiche di aiuto nei confronti dei lavoratori liberi professionisti, soprattutto al fine di ripristinare l’obbligo ed il diritto costituzionale dell’utilizzo delle tariffe minime di proporzionalità tra lavoro e retribuzione nei confronti della committenza privata.
 
In Parlamento sono inoltre fermi altri disegni di legge. Uno, il ddl 326, presentato al Senato a giugno 2018 su iniziativa del senatore FdI Stefano Bertacco, propone la reintroduzione delle tariffe e l’istituzione di un Fondo per la copertura delle spese per i servizi professionali resi su questioni urgenti o indifferibili in favore delle classi sociali meno abbienti.
 
A maggio la deputata FI-BP Claudia Porchietto ha presentato alla Camera il ddl 620 "Disposizioni in materia di equo compenso e di responsabilità professionale nell'esercizio delle professioni regolamentate". Il testo non è stato ancora diffuso.
 

Equo compenso, permessi solo se si paga il progettista

Per rendere davvero operative le norme a tutela dei professionisti, le associazioni hanno tentato di inserire nella legge di Bilancio per il 2019 una norma in grado di bloccare l’attività edilizia in mancanza dei documenti che comprovino il pagamento dei progettisti secondo le norme sull’equo compenso. 
 
La misura in Legge di Bilancio non è mai arrivata, ma nei giorni scorsi è stato presentato in Senato il ddl 1012 su iniziativa del senatore FI-BP Giuseppe Tommaso Vincenzo Mangialavori. Il testo prevede che la presentazione di tutte le istanze autorizzative presso gli enti pubblici e le comunicazioni di inizio lavori siano corredate dalla lettera di affidamento dell'incarico debitamente sottoscritta dal committente e dal progettista incaricato e che l’Amministrazione, al momento del rilascio delle autorizzazioni acquisisca l’autocertificazione del professionista attestante il pagamento. Ma non solo, perché, in base al ddl, la Comunicazione di fine lavori dovrebbe essere corredata dalla dichiarazione, controfirmata da titolare e tecnico abilitato, che attesti l'avvenuto pagamento della prestazione professionale e dalla copia della fattura emessa. Senza dichiarazione non si potrebbe ottenere il certificato di agibilità. Resta ora da capire se anche questa proposta si arenerà o se avrà maggiore fortuna.
 
L’idea di vincolare il rilascio dei permessi di costruire al pagamento delle prestazioni professionali dei progettisti è iniziata a livello locale. È già legge in CampaniaCalabria, Sicilia e Basilicata. Iniziative analoghe sono in corso anche in Puglia, nel Lazio e in Sicilia.
 
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