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NORMATIVA

Equo compenso, sopraelevazioni, affidamento diretto: sfuma la riforma del Codice Appalti

di Paola Mammarella

Ritirati tutti gli emendamenti al ddl ‘Semplificazioni’. A breve un disegno di legge urgente in attesa del ddl Delega

Vedi Aggiornamento del 20/02/2019
22/01/2019 – Si concludono con un nulla di fatto i tentativi di riforma a breve termine del Codice Appalti. Tutti gli emendamenti al ddl “Semplificazioni” sull’argomento sono stati ritirati. Diversi i motivi della scelta del Governo. In primo luogo l’esigenza di non dilatare i tempi dell’approvazione della legge, ma anche la volontà di approfondire la materia.
 

Codice Appalti, in arrivo un ddl urgente

Durante i lavori delle Commissioni Lavori Pubblici e Affari Costituzionali del Senato, il Governo ha manifestato la volontà di trattare la materia della riforma del Codice Appalti con un disegno di legge di iniziativa parlamentare che conterrà disposizioni urgenti. Il ddl, ha spiegato il capogruppo del M5S in Senato, Stefano Patuanelli, sarà varato subito, in attesa della legge Delega.
 
“La riforma del codice degli appalti deve essere fatta bene ma ci sono alcune cose che si possono fare prima” ha sottolineato Patuanelli, che per dare ossigeno all’edilizia ritiene fondamentale “un intervento approfondito”, che però potrebbe richiedere tempi lunghi. Per dare risposte immediate a professionisti e imprese, dalla prossima settimana la maggioranza lavorerà quindi al ddl urgente, chiamando a collaborare anche l’Autorità nazionale Anticorruzione.
 

Codice Appalti, cosa resta nel ddl ‘Semplificazioni’

Delle prime riforme al Codice Appalti, nel ddl “Semplificazioni” non rimane nessuna traccia. Restano solo le modifiche formali che hanno schematizzato e riorganizzato gli articoli sugli illeciti professionali e le cause di esclusione.
 
Nel testo viene ribadito che tocca alla Stazione Appaltante dimostrare che l’operatore economico si è reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità, e che sarà escluso chi abbia tentato di influenzare il processo decisionale o abbia dimostrato significative o persistenti carenze nell'esecuzione di un precedente contratto.
 
Ricordiamo tra gli emendamenti presentati, e poi ritirati, quello con cui il Governo aveva proposto di eliminare l’obbligo di pagare il progettista in caso di mancato finanziamento dell’opera progettata.

Salta, inoltre, la proposta di vincolare le amministrazioni pubbliche al rispetto dell’equo compenso a favore dei liberi professionisti, pena la nullità dei contratti d’opera.  

Nulla di fatto anche per il tentativo di limitare la possibilità di affidamento diretto dei lavori di importo fino a 150mila euro ai piccoli Comuni, con popolazione fino a 20mila abitanti, che usufruiscono dei 400 milioni di euro stanziati dalla Legge di Bilancio 2019 per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale.

Ricordiamo che, in base alla Legge di Bilancio 2019, tutti i Comuni, fino al 31 dicembre 2019, potranno affidare i lavori tra i 40mila e i 150mila euro con affidamento diretto previa consultazione, ove esistenti, di tre operatori economici. Per i lavori tra 150mila e 350mila euro si potrà utilizzare la procedura negoziata previa consultazione di almeno dieci operatori economici.

Saltano poi  la proposta di ripristino dell’incentivo del 2% a favore dei tecnici delle pubbliche amministrazioni che progettano, considerata un rischioso passo indietro da Oice e Legacoop, e quella di eliminare l'obbligo di verifica sismica per le piccole sopraelevazioni.
 
Per ottenere le modifiche necessarie a sbloccare subito i cantieri, sembra quindi che i tempi si allunghino.
 
© Riproduzione riservata

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