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NORMATIVA

Il Codice Appalti non è conforme alle norme europee

di Rossella Calabrese

Italia messa in mora dalla UE. Ance: ‘si intervenga subito con un decreto urgente’

Vedi Aggiornamento del 15/02/2019
28/01/2019 - La Commissione Europea ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora perché la normativa nazionale in materia di appalti pubblici e concessioni non è conforme alle norme dell'UE.
 
Gli Stati membri - ricorda la Commissione - erano tenuti a recepire le Direttive 2014/24/UE, 2014/25/UE e 2014/23/UE entro il 18 aprile 2016. L’Italia lo ha fatto con il Codice Appalti (Dlgs 50/2016) ma non ha superato il controllo di conformità effettuato dalla Commissione.

Gli Stati membri dispongono di due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni della Commissione; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di dar seguito alle lettere inviando un parere motivato.
 

Codice Appalti, i rilievi di Bruxelles

Fin dall’adozione del Codice Appalti nel 2016, la Commissione Europea ha contestato all’Italia di aver infranto il divieto di gold plating, cioè di porre nella normativa interna vincoli più severi di quelli previsti nelle direttive comunitarie.
 
Sotto la lente di Bruxelles c’è sempre stato il tetto del 30% al subappalto e l’obbligo di indicare preventivamente la terna dei subappaltatori, misure giustificate dall’Italia con l’esigenza di combattere la corruzione e le infiltrazioni criminali nei contratti pubblici.
 
Faro anche sui tempi di pagamento, che secondo la Commissione Europea non assicurano il rispetto dei 30 giorni previsti dalle norme Ue.
 

Ance: ‘intervenire subito per cambiare la normativa’

“La decisione della Commissione Europea, seppur in attesa di conoscere il testo integrale del provvedimento, conferma quello che andiamo denunciando da anni e cioè che il Codice Appalti ha completamente fallito l’obiettivo di riportare il settore dei lavori pubblici in Europa con regole semplici, chiare e trasparenti”, commenta il Presidente Ance, Gabriele Buia.
 
Buia invita il Governo: “a non perdere altro tempo e a intervenire subito con un decreto urgente per modificare la normativa”. “È ora che dalle promesse si passi ai fatti: non possiamo attendere i tempi di una legge delega di riforma del Codice che necessita invece modifiche urgenti e tempestive per consentire lo sblocco dei cantieri e quindi dare risposte ai cittadini”, conclude il Presidente dei costruttori.
 

Appalti pubblici, legge delega e decreto urgente

Quella del doppio binario (legge delega e provvedimento urgente) è l’ipotesi che si è delineata nelle ultime settimane: falliti i tentativi di modificare il Codice attraverso il decreto Semplificazioni, il Governo ha deciso di procedere con un disegno di legge urgente di iniziativa parlamentare che - secondo il capogruppo del M5S in Senato, Stefano Patuanelli - sarà varato subito, in attesa della Legge Delega di riforma del Codice.
 
Il disegno di legge - al quale la maggioranza lavorerà a partire da questa settimana, in collaborazione con l’Anac - servirà a dare ossigeno all’edilizia e risposte immediate a professionisti e imprese.
 
Per il momento, le modifiche già decise sono quelle del ddl Semplificazioni, cioè la riorganizzazione delle cause di esclusione dalle gare, disciplinate dal comma 5, lettera c), dell’articolo 80 del Codice Appalti.
 
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