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PROFESSIONE

Equo compenso, stop ai bandi a 1 euro (?)

di Rossella Calabrese

Emendamento del Governo per vietare alle PA di dare incarichi professionali con remunerazioni non proporzionate alla quantità e alla qualità del lavoro

Vedi Aggiornamento del 04/02/2019
14/01/2019 - “Le pubbliche amministrazioni non possono conferire incarichi professionali, né affidare opere pubbliche nell’ambito delle quali siano previsti incarichi professionali, il cui compenso pattuito non sia proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto”.
 
Lo prevede un emendamento presentato dai senatori Patuanelli, Santillo e Grassi del Movimento 5 Stelle, al Decreto Semplificazione, in discussione al Senato, che vincola le amministrazioni pubbliche al rispetto dell’equo compenso a favore dei liberi professionisti, pena la nullità dei contratti d’opera.
 
“Il Governo - afferma il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella - ha accolto la nostra richiesta di una norma più stringente sull’equo compenso, già introdotto con la Legge di Bilancio 2018”.
 
Ricordiamo che la Legge di Bilancio 2018 stabilisce che il compenso sia conforme al Decreto Parametri, sostituendo la formulazione, introdotta dal Decreto Fiscale, secondo cui il compenso, per essere equo, avrebbe dovuto essere determinato “tenuto conto dei parametri”. Una forma più chiara, pensata per non lasciare spazio a equivoci.
 
“Ci auguriamo - aggiunge Confprofessioni che l’emendamento possa essere accolto per mettere la parola fine al malcostume di molte amministrazioni locali, che ha causato pesanti conseguenze non solo ad architetti e ingegneri, ma anche a commercialisti, avvocati e notai costretti a compensi irrisori per prestazioni professionali complesse”.
 
L’emendamento governativo specifica, inoltre, che il compenso della prestazione professionale deve anche tener conto “dei parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi”, venendo incontro proprio a una delle istanze avanzate da Confprofessioni nel corso dell’audizione dello scorso 8 gennaio.
 
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