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AZIENDE

AERtetto a Casarsa della Delizia

Il recupero della Chiesa di Santa Croce e della Beata Vergine del Rosario

04/02/2019 - Nelle terre di uno dei maestri della letteratura italiana, un attento restauro della copertura permette di restituire piena funzionalità alla Chiesa di Santa Croce e della Beata Vergine del Rosario, a Casarsa della Delizia in provincia di Pordenone. Ancora una volta decisivo l’impiego di AERcoppo® in un contesto delicato e complesso, che ha permesso di ottenere un risultato ottimale in tempi brevi.

Il territorio e la chiesa
Casarsa della Delizia, in provincia di Pordenone, è nota per essere la terra di adozione di Pier Paolo Pasolini, ma la sua storia risale a molto tempo fa. Originariamente era infatti una stazione romana lungo la via Postumia e, probabilmente, già nel VIII secolo entrò a far parte del territorio dell’abbazia di Sesto al Reghena. Con certezza il nome compare per la prima volta nella bolla papale di Lucio III, emanata da Velletri in data 13 dicembre 1182, che parla inoltre di un oratorio come uno dei possedimenti della celebre abbazia. Tra il 1300 e 1400 sull’oratorio venne edificata una nuova chiesa che fu consacrata nel 1408 dal vescovo di Concordia, Enrico di Strassoldo, e nel 1530-40 fu affrescata dal Pordenone e poi dall’Amalteo. La chiesa, dedicata alla Santa Croce, dipese dalla pieve di San Giovanni fino al 1440 quando, con decreto vescovile, il 29 marzo fu smembrata e divenne a sua volta parrocchiale. Alla fine dell’Ottocento parte di questo oratorio e l’intera Chiesa della Beata Vergine delle Grazie furono demolite per recuperare materiale per la costruzione di un nuovo tempio.

Tra il 1877 e il 1880 venne, infatti, costruita una nuova chiesa in un luogo più centrale al paese, in piazza Cavour. La chiesa fu poi consacrata nel 1889 dal vescovo domenicano Pio Rossi, il quale aggiunse al titolo di Santa Croce quello del Rosario. La facciata della chiesa che oggi sorge di fronte al municipio ricorda nella composizione di massima la chiesa a Trinità dei Monti a Roma, soprattutto per i due campanili identici che svettano ai lati della facciata principale e che i casarsesi chiamano zimui (gemelli). I campanili inquadrano un prospetto compatto in stile neoclassico: ai lati della rettangolare porta d’ingresso ci sono due lesene per parte e, alla sommità, un arco a tutto sesto. Il tutto sormontato da un timpano arcuato con al centro un occhio, che completa la composizione e definisce un impianto ben proporzionato e una gerarchia compositiva ben definita.

All’interno, l’aula rettangolare conserva una preziosa pala di Pomponio Amalteo, la “Deposizione”, del 1562 proveniente dalla chiesa di Santa Croce. Gli affreschi della zona presbiteriale sono stati attribuiti ad Aurelio Mariani e realizzati nel 1929 per volere di Monsignor Serafini. In particolare una “Esaltazione della Croce” e “Quattro Virtù Cardinali” abbelliscono il catino absidale nella volta. All’interno si trova una Madonna con Bambino di Jacopo D’Andrea da Rauscedo; affreschi di Umberto Martina (XX sec.); statue dei Ss. Pietro e Paolo all’altare maggiore, opera di Francesco Zugolo (inizio XX sec.); un pregevole altare barocco attribuito a Giovanni Trognon ed Enrico Marengo (1715, proveniente dalla demolita Chiesa della B.V. delle Grazie). L’8 giugno 1946 con decreto vescovile e su istanza del comune la chiesa è stata elevata ad arcipretale e, nella stessa fisionomia, è arrivata ai giorni nostri.

Il restauro della copertura
Elemento portante della composizione della piazza principale di Casarsa, la Chiesa di Santa Croce e della Beata Vergine del Rosario costituisce un punto di riferimento per il paese ed il territorio, considerando come di fatto, il collegamento tra i paesi limitrofi sia rappresentato dalla strada che vi passa proprio davanti. Le condizioni complessive dell’edificio erano soddisfacenti, ma l’anello debole della struttura era rappresentato senza dubbio dal manto di copertura che, fin dalla prima analisi, non è sembrato in buono stato. Proprio per questo si è deciso per un intervento sostanziale che potesse ripristinare l’integrità della copertura e consolidare le prestazioni dell’intero involucro, in termini di protezione, resistenza e sicurezza. 

Il degrado della copertura era piuttosto diffuso ed in alcune parti oggettivamente molto avanzato – conferma l’Arch. Clelia Mungiguerra, progettista e DL – a causa della mancanza di stabilità del sottofondo i coppi stavano scivolando lasciando l’edificio privo di protezione. Lo scivolamento era dovuto non solo al degrado sopraggiunto con il passare degli anni, ma anche a causa delle continue sollecitazioni dovute al traffico intenso. La chiesa sorge infatti lungo una strada provinciale di collegamento molto utilizzata, a volte anche da mezzi pesanti. Era quindi necessario un intervento globale sulla copertura che permettesse un perfetto ripristino del manto”. La chiesa era stata interessata da un progetto di recupero e consolidamento strutturale negli anni ’90, intervento che aveva riguardato anche la struttura di copertura. Oggi però numerose porzioni del manto di copertura a due falde con superficie leggermente curvata verso la facciata, versavano in pessime condizioni, con il pericolo di infiltrazioni e ammaloramento della struttura. Molti coppi erano scivolati e soprattutto in prossimità della sacrestia la situazione era davvero critica. Era necessario pertanto rimuovere il manto di copertura e verificare le condizioni del sottofondo, prima di scegliere come intervenire per il ripristino. La struttura portante di copertura della chiesa prevede una sequenza di capriate lignee, sulle quali poggiano travi e correntini lignei e le tavelle in cotto.

Dal punto di vista statico – continua l’Architetto Mungiguerra - la struttura, ispezionabile dall’interno, si presentava in buone condizioni e non necessitava di particolari interventi. Abbiamo perciò rimosso tutti i coppi ed eliminato le Onduline deteriorate che li sostenevano. Abbiamo verificato lo stato delle tavelle in laterizio e abbiamo sostituito quelle rotte. Sopra le tavelle siamo intervenuti con una guaina incollata a freddo, soluzione che abbiamo condiviso con la Soprintendenza”. Questo tipo di soluzione si è resa necessaria per le particolari condizioni e caratteristiche intrinseche della copertura. Prosegue infatti Mungiguerra: “Non abbiamo potuto lavorare con i teli traspiranti, perché la necessaria posa in orizzontale avrebbe comportato la contemporanea scoperchiatura dell’intera falda e le condizioni di praticabilità della stessa erano tali da consigliare la lavorazione per piccole parti. Per questioni di sicurezza abbiamo dovuto infatti procedere scoperchiando il tetto passo dopo passo lavorando su fasce verticali, dalla gronda verso il colmo”.

Entra nel merito della realizzazione e delle difficoltà riscontrate in cantiere durante la posa Roberto Pitton, titolare dell’impresa esecutrice dei lavori. “La copertura della Chiesa di Santa Croce e della Beata Vergine del Rosario era molto delicata ed era difficile anche camminarci sopra senza fare danni ulteriori. La struttura di sostegno del manto era infatti in pessimo stato e ogni movimento poteva comportare la rottura dei coppi esistenti. Per prima cosa abbiamo rimosso i coppi conservandoli per la successiva posa, poi le Onduline, il cui pessimo stato era di fatto la causa principale dello scivolamento dei coppi. Poi siamo intervenuti sulle tavelle in laterizio 12x25 dello spessore di 3 cm sostituendo quelle rotte ripristinando la continuità delle stesse ed infine abbiamo proceduto con l’applicazione a freddo della guaina impermeabilizzante mediante adesivo”.

AERcoppo®, ancora una volta la scelta vincente
Una volta posato lo strato impermeabilizzante era necessario studiare le soluzioni possibili per il fissaggio dei coppi, che doveva essere più performante possibile. “Avevamo bisogno di un tetto agganciato perché le sollecitazioni sono considerevoli. In una prima analisi – sottolinea la progettista – avevamo optato per il fissaggio su correntini ma, per ancorarli, avremmo dovuto forare le tavelle, soluzione impraticabile per molti motivi. Ci siamo quindi adoperati per cercare una soluzione diversa, un sistema di fissaggio puntuale, che fosse allo stesso tempo resistente, sicuro e leggero”.

Sono proprio queste le caratteristiche principali di AERcoppo® ed è stato quindi naturale prenderlo in considerazione come conferma la Mungiguerra: “Il sistema mi è sembrato fin da subito la scelta corretta. In primis perché ci permetteva di fissare i coppi senza forare le tavelle. Secondariamente per la sua straordinaria leggerezza, caratteristica che rappresentava un plus per una copertura di questo tipo. Non da ultimo, perché l’aerazione che è in grado di garantire, era per noi importante per mantenere integro il manto di copertura in coppi. Superata l’iniziale diffidenza da parte dell’impresa verso un sistema costruttivo nuovo e mai utilizzato, tutto è proseguito per il meglio con la piena soddisfazione di tutti gli attori dell’intervento. Gli allineamenti sono stati rispettati, i coppi grazie a ganci speciali e rompitratta, hanno seguito il naturale andamento della copertura ed in poco tempo abbiamo completato la copertura, restituendo alla comunità la chiesa nella sua perfetta funzionalità”.

Dal punto di vista della realizzazione Pitton conferma la genealogia delle scelte: “Avevamo capito di non poter intervenire con dei listelli ancorati direttamente sulle tavelle. Il rischio di romperle tutte era troppo alto ed in ogni caso si sarebbe trattato di una soluzione dal precario equilibrio e durata nel tempo. L’architetto ci ha proposto quindi il sistema AERcoppo® che non conoscevamo e, dopo la legittima titubanza iniziale, abbiamo iniziato a comprenderlo e cercato di sfruttarne al meglio le peculiarità.  Dal punto di vista della posa non abbiamo avuto particolari difficoltà, anzi, dopo una prima fase di assestamento siamo riusciti a definire un buon ritmo che ci ha permesso di completare il lavoro velocemente. Le difficoltà iniziali sono state determinate dalla particolarità della copertura, dalla sua fragilità e dal poco spazio che avevamo a disposizione in quota. Abbiamo deciso pertanto di predisporre i coppi provvisti già di ganci a terra e poi di issarli in sommità, pronti per essere posizionati nel punto giusto della superficie. In questo modo abbiamo potuto procedere più speditamente. Il sistema ci ha permesso di completare il lavoro muovendoci sulla copertura per andare a posizionare i colmi, senza particolari rotture o danneggiamenti. Dal punto di vista dell’ancoraggio dei coppi, la copertura ci sembra infatti molto solida. Eravamo solitamente abituati ad utilizzare la schiuma, ma il sistema AERcoppo® ci ha permesso di ottenere lo stesso risultato con una soluzione più leggera, sostenibile e dalla lunga durata nel tempo”.

Massima attenzione è stata dedicata anche alla scelta dei coppi: “Sulla copertura attuale si alternano coppi di diversa epoca; da quelli più antichi fatti a mano, sino a quelli più recenti, disposti uno accanto all’altro, per avere una certa omogeneità cromatica nel rispetto delle variazioni di tono. Un mix che ci ha permesso di riutilizzare i coppi esistenti che si presentavano in buono stato, assecondando i desideri della Soprintendenza e le caratteristiche estetiche originali della copertura. Senza dimenticare il risparmio economico sull’acquisto dei coppi nuovi. Per rispettare gli allenamenti abbiamo provveduto a tagliare i coppi esistenti, cercando di ottenere la stessa misura e, con alcuni accorgimenti, abbiamo garantito la continuità delle file anche nei punti più critici nei quali la geometria della copertura è un pò più complessa”.

Complessivamente si è trattato di un intervento di qualità completato in poco tempo, come afferma ancora Pitton: “Siamo molto soddisfatti di quanto fatto. AERcoppo® ci ha dato una grossa mano a completare il manto di copertura anche in anticipo sui tempi previsti. In meno di due mesi abbiamo finito il lavoro sulla copertura. Il 23 agosto 2018 abbiamo iniziato ad installare il cantiere ed a montare il ponteggio, ed il 23 ottobre 2018 abbiamo completato tutto”.

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