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LAVORI PUBBLICI

Codice Appalti, Finco sulla lettera UE: ‘l’Europa che non vogliamo’

Presidente Carla Tomasi contro le contestazioni sui limiti al subappalto e all'avvalimento

Vedi Aggiornamento del 15/02/2019
12/02/2019 - “Appaiono francamente poco condivisibili, per non dire inaccettabili, alcuni dei contenuti della lettera che la Commissione europea ha inviato all’Italia circa la normativa nazionale in materia di appalti pubblici". Questo il commento di Carla Tomasi, presidente di Finco, sulla lettera con cui la Commissione Europea ha messo in mora l'Italia perché il Codice Appalti non è conforme alle norme UE.
 
Oltre che all’Italia, osserva Carla Tomasi in una nota, le lettere sono state recapitate ad altri 14 Stati membri (Bulgaria, Cipro, Cechia, Croazia, Danimarca, Finlandia, Germania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Romania, Svezia e Ungheria). Questo significa che “ci sono specificità nazionali che ogni Stato sente il bisogno di preservare”.
 

Finco sui limiti a subappalto e avvalimento

“Contestare, come fa la Commissione, il limite del 30% del subappalto o il divieto di subappalto o avvalimento a cascata o il limite alla subappaltabilità delle Opere Superspecialistiche, o mettere in dubbio (probabilmente leggendo male la norma) il divieto di avvalimento per le c.d. SIOS, previsti dal nostro Codice, lascia veramente attoniti – prosegue la Presidente FINCO – e ci fa chiedere se è davvero questa l’Europa che vogliamo!”
 
“L’Europa che emerge da questa lettera è un’Europa che supporta un sistema con poca trasparenza e responsabilità, che premia l’assenza di qualificazione e che sostiene il proliferare di scatole vuote e di puri intermediari la cui presenza fa lievitare i costi dei lavori pubblici, fa diminuire la qualità dei lavori e destruttura le imprese che hanno maggiormente investito in qualità, formazione e sicurezza”.
 

Finco su discrezionalità della SA e suddivisione in lotti

“Un’Europa che ci chiede di dare maggiore discrezionalità alle Stazioni Appaltanti – scrive Finco - e forse non sa che ne abbiamo circa 35.000”.
 
“Un’Europa - continua Finco - che chiede di dare spazio alle piccole imprese e poi impone di sommare sempre i lotti per calcolare il valore dell’appalto, in modo che i requisiti di partecipazione siano più alti; ma in Italia non ci sono regole diverse sopra e sotto soglia, dov’è, dunque, il valore aggiunto per le pmi”?
 

Finco: 'valutare le reali capacità del mercato'

“Se l’Europa non riesce a vedere tutte le storture che si creerebbero nel Nostro Paese se il subappalto fosse completamente libero (e non solo dal punto di vista delle infiltrazioni malavitose, ma anche da quello dell’impoverimento del tessuto imprenditoriale schiacciato dalla morsa del subappalto e non certo favorito nella partecipazione), se l’avvalimento non avesse vincoli e se le offerte venissero pilotate (perché è difficile immaginare o dimostrare che avvalendosi della stessa impresa, che, tra l’altro, potrebbe a detta della Commissione, anche concorrere autonomamente, poi non ci siano accordi a latere), dovremmo davvero interrogarci su quanto sia ampio il divario tra noi e l’Europa nel settore dei lavori pubblici”.
 
“Probabilmente – si legge nella nota - una parte dell’Europa è quell’isola felice (ma sarà poi vero?) che noi non riusciamo ad essere perché abbiamo oltre trentamila imprese qualificate - o presunte tali- sul mercato. Quindi il problema non è allargare il mercato, ma valutarlo per le sue reali capacità”.
 
“Vi sono anche altri aspetti che non condividiamo come la critica all’esclusione automatica delle offerte anomale (che da noi è già assistita da tutta una serie di limiti applicativi) o l’irrigidimento dell’esclusione anche a fronte di un provvedimento di accertamento non definitivo, ma la richiesta di intervento su subappalto e avvalimento è particolarmente intollerabile e confidiamo che il Governo abbia la giusta determinazione per rimandare al mittente le contestazioni”.
 
Sull’argomento la presidente Tomasi ha sollecitato anche l’intervento del neo eletto Segretario Cgil, Maurizio Landini”.
 
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